Corrado Rustici Trio al Planet Live Club di Roma - 9 dicembre 2016. Frammenti

12/12/2016 Guido Bellachioma

Foto di Francesco Desmaele...intervista di 5 pagine a Corrado Rustici sul numero 511 di Suono, quello in edicola

L'atmosfera del Planet Live Club, nonostante non ci sia il pienone di molti concerti più "commerciabilI", è bollente come in poche altre occasioni, perché la prima volta di Corrado Rustici a Roma per presentare la sua musica è uno di quei momenti "importanti" in cui bisognerebbe esserci... però, è ormai risaputo, la musica non è "cosa" per tutti... ormai la musica, sempre di più, viene scambiata per suoni di sottofondo a qualche altra attività... :-)

Difficile non lasciarsi andare a previsioni sul risultato finale di un disco, di un concerto o di qualsiasi altro tipo di “performance”, specialmente se si conosce abbastanza l’universo da cui l’artista in questione proviene… spesso anche quando non si conosce neanche un po’… e non lo fanno solo gli ascoltatori “normali”, bensì soprattutto gli operatori dei mass media, che con Internet sono proliferati a dismisura in modo bulimico. Purtroppo pure molti dei “soloni” della carta stampata ufficiale non si esimono da questo rituale. Cosa c’entrano queste dinamiche con Corrado Rustici? C’entrano, c’entrano :-)

Corrado ha suonato col Cervello negli anni 70? Allora fa progressive! Pure coi Nova, Phil Collins e Narada Michal Walden? Allora fa jazz-rock-funky-fusion! Ecchevvordì?! :-)

Ha prodotto Zucchero, Ligabue, Elisa, Negramaro? Noemi?! Naaaa… non c’è più religione, si è venduto! :-)

Corrado Rustici, che ha pubblicato da qualche mese il nuovo album, AHAM, a 10 anni di distanza dal precedente lavoro di brani inediti, ha una personalità talmente forte da non lasciarsi contaminare da queste esperienze, dove, al contrario, immette  qualcosa di suo, non riuscendo in molti casi a rendermele digeribili, vista la mia idiosincrasia per tali artisti, però fa di tutto per non snaturarli. Sa talmente bene cosa vuole dalla “sua” musica che non corre questo rischio…

Il tour italiano in trio (con il roccioso Mel Gaynor, Simple Minds, alla batteria, e il trascinante Peter Vettese, Jethro Tull, alle tastiere) ha dimostrato come la sua capacità artistica non si limiti alla notevolissima tecnica chitarristica, pur se fa capire come la sua conoscenza dello strumento sia quasi assoluta, bensì riesca a comporre uno straordinario affresco con tutti i “colori del suono” utilizzabili. Dal vivo non parte a mille all’ora per finire a duemila in un folle duello contro la velocità, riesce a carpire i segreti delle dinamiche sonore e utilizzarli in una complessa, eppur semplice quando si conoscono le regole dell’anima e del cervello, architettura generale, dove gli spazi e i silenzi sono importanti quanto le note… certo le sue esperienze nel prog, nel jazz, nel pop, nel funky si riflettono in ciò che suona ma senza rimanere imprigionati negli schemi di ognuno di questi stili, sia pur contaminati. Un concerto che fa capire come anche la ricerca melodica, nel senso più aperto del termine, sia importante per raggiungere questo suono senza confini, temporali e geografici (il chitarrista nasce a Napoli ma vive ormai da decenni a San Francisco ma è un vero, culturalmente, cittadino del mondo).

Un concerto coi fiocchi… come raramente capita di vedere, meglio… ascoltare! :-)

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