Il mondo cambia… Arcam pure! Il giorno degli hi-fi...di

14/08/2017 Paolo Corciulo

L’acquisizione di Arcam da parte del gruppo Harman (a sua volta assorbito da Samsung) non può che far riflettere sulla ormai abusata globalizzazione ma soprattutto su un mondo che cambia le sue regole e le caratteristiche essenziali per sopravvivere…
Forse ha un po’ sorpreso la recente notizia dell’acquisizione da parte del gruppo Harman, a sua volta acquisito da Samsung non più di qualche mese fa (marzo 2017), non fosse per il fatto che in tempi recenti la A&R Cambridge Ltd (questo il nome per esteso della società) era già entrata a far parte del gruppo canadese Jam, impegnato nei settori dell’elettronica di consumo, degli strumenti musicali e dell’audio professionale (incluso il settore dell’illuminazione). Non ci sono commenti in merito ma sarebbe interessante comprendere perché Jam abbia alienato un marchio appena acquisito: l’ipotesi che il ramo del consumer electronics più vicino agli interessi del gruppo di Montreal sia un altro dall’audio e video è la più probabile, Al tempo stesso i rumours sulle ragioni che hanno portato Samsung e Harman ad acquisire Arcam sono lontane dal core business della piccola azienda inglese: sembrerebbe che nello sviluppo di Birby, l’assistente virtuale sviluppato da Samsung, la tessera mancante del mosaico fosse proprio quella di un “diffusore intelligente” il cui know how sembrerebbe alla portata di Arcam (e viene da chiedersi che ci stiano a fare Infinity, JBL e Revel ma questa è un’altra storia…).
Al di la delle rassicurazioni di rito, sintetizzabili in un “non cambierà nulla” riferito dalle fonti ufficiali, cambierà molto, forse non tutto, di sicuro ma, di fatto, già molto era cambiato dalla Arcam dei due studenti della nota università (che si contende con Oxford il titolo di migliore università del mondo) che diedero vita oltre 40 anni fa ad una piccola azienda (tanti anni fa ebbi modo di visitarla) che con Rega e altri piccoli marchi britannici dettero vita al concetto di value for money. Pur rimanendo piccola (35 impiegati) Arcam aveva esteso il suo interesse commerciale al video e all’audio da computer, senza rimanere bruciata da settori ad alto rischio in quanto ad alta evoluzione tecnologica. Non è bastato per mantenere una certa indipendenza e, probabilmente, guardando la storia di altri marchi al confine tra artigianale e industriale è proprio la dimensione che non basta più, non ha modelli di sviluppo sostenibili. L’epopea di Arcam, a meno che gli strateghi di Samsung on siano tanto orbi da non vederci più, ci racconta anche altre cose: che il raggruppamento in grossi gruppi è indispensabile per lo sviluppo ma che tali gruppi devono anche essere verticali (altrimenti che ci stanno a fare Mark Levinson e Revel nel pacchetto?) e, soprattutto che l’audio è un elemento indispensabile nel panorama dell’hime entertainment che si sta delinenado. Ne abbiamo parlato su SUONO 517 e ne riparleremo nel numero di SUONO di settembre, perché (e questa è una piccola anticipazione) quasi il 50% della popolazione appartiene a geneazioni che sfuggono ai canoni tradizionali accettati e perseguiti da noi “dinosauri”.
Il futuro dell’audio insomma è radioso ma le sue modalità, misteriose agli “anta”, vanno al più presto sceverate...

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