Sognando un Jukebox cosmico Quasi (s)conosciuti

05/02/2017 Francesco Bonerba

“L’obiettivo principale della mia attività è stato di mettere la tecnologia sonora al servizio della musica folk, per portare canali di comunicazione a qualsiasi artista in qualsiasi luogo”: è così che racconta il proprio lavoro Alan Lomax (1915 - 2002), musicologo, scrittore e produttore che ha dedicato la sua intera vita alla scoperta e alla promozione della musica folk, inseguita sin da quando era ragazzo, al fianco del padre musicologo, John Avery Lomax. Negli anni Cinquanta, utilizzando il nascente supporto dell’LP, realizzò per la Columbia Records un’antologia di 18 dischi che raccoglieva diverse musiche folk provenienti da più parti del mondo. A questa seguirà l’innovativa antologia Folk Songs of North America, che segnò lo spostamento della sua attenzione verso lo stile e la cultura legati alla musica folk, culminato in un programma di ricerca lungo oltre trent’anni che ha dato vita a nuove metodologie di analisi delle relazioni tra suono, danza e linguaggio (Cantometrics, Choreometrics e Parlametrics). Nel 1977 Lomax viene consultato dall’astronomo, scrittore e divulgatore scientifico Carl Sagan e contribuisce alla selezione di quindici delle ventisette musiche incise sul disco d’oro per grammofono a bordo delle due sonde spaziali del programma Voyager, unici artefatti, assieme alle sonde Pioneer 10 e Pioneer 11, ad aver varcato i confini dal Sistema Solare.

Lanciare la musica del mondo nello spazio profondo non era evidentemente ancora sufficiente per Lomax, che nel 1989 dà il via, assieme a un team di persone, al suo progetto più ambizioso, il Global Jukebox. Sfruttando la diffusione sempre più ampia e rapida del computer, strumento in grado di “preservare e rinvigorire la ricchezza culturale dell’umanità”, come affermerà nel 1991, lo studioso intendeva realizzare un database multimediale e interattivo in grado di porre in relazione danza, musiche e organizzazioni sociali; uno strumento per la ricerca scientifica e la divulgazione che ribadisse l’uguaglianza tra le culture e che fosse accessibile da chiunque e ovunque. Il grandioso progetto rimase incompiuto ma l’opera di Lomax non è andata né persa né dimenticata, tutt’altro: non solo molte delle registrazioni da lui realizzate sono confluite nella preziosa raccolta di nastri dell’Archive of American Folk Song della biblioteca nazionale degli Stati Uniti a Washington D. C. ma l’associazione no profit da lui fondata negli anni Ottanta sta proseguendo, assieme agli eredi, la sua opera di divulgazione.

Sul canale YouTube www.youtube.com/user/AlanLomaxArchive è possibile navigare tra oltre 400 ore di filmati prodotti da Lomax per il network statunitense PBS fra il 1978 e il 1985 mentre all’indirizzo http://research.culturalequity.org un piccolo staff, capeggiato dal direttore della Association for Cultural Equity, Don Fleming, ha da poco digitalizzato e reso pubbliche gratuitamente oltre 17.000 registrazioni raccolte dal ricercatore nel corso della sua vita. Nel frattempo le sonde Voyager proseguono silenziose il viaggio che le porterà, con il loro bagaglio di musiche provenienti dai quattro angoli del pianeta, a uscire dalla nube di Oort entrando nel campo di attrazione gravitazionale di un’altra stella dove, chissà, qualche forma di vita aliena potrebbe apprezzare la selezione del jukebox terrestre. Arrivo previsto tra 30.000 anni circa.

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