La sfida di Apple HomePod News

Annunciato la settimana scorsa, lo speaker wireless dell’azienda di Cupertino punta tutto sulla qualità dell’ascolto.

15/06/2017
di Francesco Bonerba francescobonerba@suono.it

Secondo un rapporto di Strategy Analytics Echo, il piccolo speaker di Amazon lanciato nel 2014, che integra l’assistente vocale Alexa, avrebbe coperto nell’ultimo trimestre del 2016 l’88% del mercato degli speaker intelligenti, cresciuto nel 2016 del 600% rispetto all’anno prima, con circa 4,2 milioni di articoli venduti. Un settore in enorme espansione e dalle vaste potenzialità future, insomma, sul quale hanno deciso di affacciarsi anche Google con il suo Home (novembre 2016) e, notizia di due settimane fa, Apple, con il suo HomePod (in vendita dal prossimo dicembre), sfidando la posizione da quasi monopolista di Amazon.

L’azienda di Cupertino, tuttavia, perfettamente consapevole della propria posizione di svantaggio in termini di tempistiche (è l’ultima a entrare sul mercato), prezzi (Amazon Echo costa 180 dollari e Google Home 130) e intelligenza (vari e discordanti sono i pareri su quale assistente vocale sia più intelligente ed evoluto; al momento la pole position è detenuta da Google Assistant, con Siri in coda all’elenco e Alexa e Cortana di Microsoft nel mezzo), ha deciso di entrare “dalla porta di servizio”. Ovvero, puntando sulla qualità del suono.

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“Apple è una compagnia che tiene moltissimo alla musica”, ha affermato Tim Cook durante la presentazione del dispositivo, “L’abbiamo reinventata nel settore dei lettori portatili e sentiamo di poter fare la stessa cosa anche in quello dell’ambiente domestico”. Come? Con un dispositivo cilindrico (dal design pericolosamente simile al fallimentare Mac Pro) del diametro di 14,2 cm e altezza 17,2, 2,5 kg di peso, con all’interno un woofer orientato verso l’alto, sette tweeter disposti circolarmente, un chip A8 a fare da cervello al dispositivo e una tecnologia di adattamento alle condizioni dello spazio circostante. In più, sei microfoni che consentono di interagire con Siri, la cui “attività” è segnalata nella parte superiore dell’HomePod, in un disco che agli appassionati di fantascienza ricorderà l’occhio di Hal 9000. E su questo fronte Apple si riallinea alla concorrenza, confermando che il proprio dispositivo funge anche da assistente / hub in grado di gestire la musica, controllare gli accessori HomeKit, inviare messaggi, ricevere aggiornamenti su notizie, sport e meteo, interfacciarsi con gli accessori di domotica (di cui si chiacchiera da decenni ma a conti fatti ancora lontani dalle case dei più). E per quanto riguarda le preoccupazioni sempre più diffuse in merito alla privacy, l’azienda assicura nella sua press release: “Solo dopo che “Ehi Siri” verrà riconosciuto localmente sul dispositivo, le informazioni saranno inviate ai server Apple, crittografate e tramite un identificatore Siri anonimo”.

Nel complesso, niente di nuovo rispetto a quanto recentemente già visto: lo speaker intelligente di Apple non appare, almeno a prima vista, un game changer ma solo la risposta della Mela a un settore in crescita dal quale rischiava di essere tagliata fuori. A un prezzo, 349 dollari, che è il doppio di quello dell’Amazon Echo. Prezzo finora giustificato dal fatto che, in base alle prime prove d’ascolto diffuse in rete, l’HomePod suoni effettivamente notevolmente meglio dei suoi due rivali; secondo “What HiFi?”, “Engadget”, “Business Insider” e “CNET”, il dispositivo di Apple supererebbe in qualità sonora perfino il Sonos Play 3, principale competitor nella fascia di prezzo. 

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