Rendering Revolution: la musica "aumentata" Comunicato stampa

Grazie alla tecnologia digitale, la musica d’autore, il video, la danza e la pittura si fondono per dare vita a un’esperienza di musica "aumentata" concepita dal compositore e direttore d’orchestra Stefano Mainetti.

15/06/2017
di Redazione redazione@suono.it

Il progetto, presentato al Museo Maxxi il 12 giugno, ha ottenuto la Menzione d’Onore dal Conservatorio di Santa Cecilia di Roma per la valenza scientifica e artistica. A parlare dell’opera sono stati Michele Dall’Ongaro, presidente dell'Accademia di Santa Cecilia, Claudio Strinati, critico musicale, e Monique Veaute, Presidente della Fondazione Romaeuropa arte e cultura, con il giornalista e musicologo Ernesto Assante.

Durante l’evento, attraverso l’ausilio di proiezioni, lo spettatore viene accompagnato in un viaggio musicale e d’arte virtuale, nel quale viene raccontato il senso dell’Opera: dal centro di un percorso, dove è presente un quintetto di violoncelli, lo spettatore si sposta lungo quattro corridoi, al termine dei quali lo attende un’opera d’arte e un diverso brano musicale ad essa ispirata. Il progetto fonde la “rivoluzione” che caratterizza i quattro dipinti con quella della musica, che cambia nello spazio: quando lo spettatore si accosta al dipinto Prove Di Tango di Patrizio De Magistris, il tema musicale si trasforma in un tango; la metamorfosi della musica continua poi con le note rarefatte che accompagnano la visione del quadro Carceri d’Invenzione di Giambattista Piranesi; un ritmo più energico segue Guernica di Pablo Picasso mentre un brano più dilatato conduce a Violon et Compotier di Georges Braque. Le musiche del percorso sono eseguite da un’orchestra di sessanta elementi, mentre il tema centrale è eseguito dal Maestro Luca Pincini. Ogni quadro è arricchito dalle “rivoluzioni” di due danzatori letteralmente immersi nella tela: “rendering” qui allude al completamento dell’immagine attraverso i corpi che si muovono. “Il percorso è, così, una fusione tra diverse forme d’arte – rileva Stefano Mainetti - per un processo in cui il risultato è superiore alla somma delle sue parti, dove ogni componente, musica, danza e pittura concorre a produrre un risultato di realtà aumentata che coinvolge lo spettatore sollecitandolo sul piano multisensoriale”. 

Com’è nata l’idea di Rendering Revolution?

Stefano Mainetti: Il progetto è strettamente legato alla mia primissima formazione. Non provengo da una famiglia di musicisti ma ho avuto sempre il loro appoggio a coltivare il mio amore per la musica. Per questo devo anche ringraziare Giorgio Caproni, grande poeta del ‘900 che ho avuto la fortuna di avere come maestro elementare. Caproni era oltretutto un valente violinista e amava la musica in ogni sua forma, la considerava come un’estensione del pensiero. Tutta la sua poetica è pervasa di musica. Allora, da bambino, non me ne rendevo conto, ma crescendo credo sia  stato determinante il suo insegnamento per le mie scelte successive. Anche la sua passione per la scienza e per il gioco, inteso nel suo senso più ampio del termine, hanno sicuramente influenzato la mia formazione. Credo che Rendering Revolution sia la somma di tutte queste passioni ed è per questo che dedico questo progetto proprio a Giorgio Caproni.

Come compositore di colonne sonore, mi muovo più che mai in una dimensione in cui i suoni sono legati all’immagine e allo spazio che li contiene. Per me l’immagine non rappresenta un limite per la musica ma piuttosto le offre infinite possibilità di evoluzione. Anche l’Opera ci offre l’opportunità di riflettere come dall’unione di note, testo (il libretto), azione scenica, recitazione, scaturisca un risultato finale di grande potenza in grado di suscitare una serie di emozioni che le singole componenti non potrebbero fare. Questo miracolo, frutto dell’integrazione tra forme d’arte diverse, si riproduce anche nei prodotti dell’arte contemporanea, come il cinema. L’idea di RR mi è venuta pensando allo spazio come dimensione musicale: Tutte le arti plastiche, pittura, scultura e architettura hanno bisogno di spazio per essere realizzate. La musica per sua natura è diversa, ha bisogno di tempo, di un principio e di una fine. E quindi mi sono chiesto se potesse esistere un sistema musicale che usasse lo spazio come dimensione aggiunta anche nella musica.

In che cosa consiste il progetto?

Rendering Revolution è un sistema, uno spazio all’interno del quale è possibile vivere contemporaneamente musica pittura, danza e video art.Tutto tenuto insieme da un uso particolare della musica: Rendering Revolution parte da presupposti molto diversi dagli esperimenti fatti finora. Si tratta di un sistema che permette di passare da un paesaggio sonoro ad un altro completamente diverso in maniera fluida, con continuità. Lo spettatore si sposta fisicamente da un ambiente all’altro accompagnato da una musica che cambia in maniera progressiva, senza interruzioni, a seconda della sua posizione nello spazio. Per questo parlo di una trasposizione del suono nello spazio. In questo senso lo spettatore è quindi parte attiva nel progetto, una sorta di regista in tempo reale. Immaginiamo di spostarci da un ambiente ad un altro, in queste “stanze” sono presenti musiche completamente diverse. Procedendo avanti e indietro, una melodia naturalmente scompare progressivamente a favore dell’altra. Ora aggiungiamo un elemento, una melodia compatibile con entrambi i brani che è presente, sia nei due ambienti, sia nel corridoio che li unisce. Ecco quindi che i due brani iniziali hanno in comune una componente, nel nostro caso un violoncello, che rende fluido il passaggio da un ambiente all’altro. C’è quindi sempre una traccia musicale in comune tra due brani completamente diversi, che li amalgama, e che permette un passaggio graduale da una musica all’altra. E’ stata una sorpresa, anche per me, constatare che un solo elemento, un violoncello, in comune tra due partiture così diverse, potesse essere sufficiente a consentire un passaggio fluido tra una musica e l’altra. In RR il tema centrale è eseguito al violoncello dal Maestro Luca Pincini. I temi nelle stanze, sono invece eseguiti da un’orchestra; in questi ambienti sono presenti quattro opere d’arte pittoriche sulle quali si muovono due danzatori. Musica, pittura, danza e video art si fondono per un risultato superiore alla somma delle singole parti. 

Perché questo nome?

Descrive al meglio il progetto. Rendering nella computer grafica indica il passaggio da un’immagine bidimensionale ad una tridimensionale, che ne accentui il realismo, come io ho fatto con la musica che qui si sviluppa in 3d. Il termine, nel gergo audio e musicale, invece, indica l’elaborazione del materiale sonoro, quindi in questo caso la trasformazione della musica, che cambia nello spazio. Revolution indica sia la rotazione del movimento, che è quella che può compiere lo spettatore muovendosi negli ambienti, sia la rivoluzione iconografica delle opere pittoriche che ho scelto. Si tratta di “Prove Di Tango” di Patrizio De Magistris, dove il tema musicale è un tango; “Carceri d’Invenzione” di Giambattista Piranesi con note più rarefatte; “Guernica” di Pablo Picasso con sottofondo vivace, “Violon et Compotier” di Georges Braque con musica più dilatata. Sono, dunque, opere il cui impatto sulla storia dell’arte è stato innegabilmente rivoluzionario.

Qual è il futuro di Rendering Revolution?

Stiamo studiando una app per gli smartphone e tablet, che metta a disposizione del pubblico il progetto interattivo e sarà presto disponibile sul sito web www.renderingrevolution.net . RR potrebbe diventare un format, chissà: l’dea infatti è replicabile con altre scene ed altre musiche, a patto di mantenere inalterate le caratteristiche del sistema. Il mio grande sogno, in verità, è quello di vederlo fisicamente realizzato. Il progetto, infatti, non è destinato a rimanere  virtuale, perché lo step finale è prepararlo per occupare uno spazio reale, un museo o un luogo comunque adatto. Mi metto a disposizione di chi vorrà aiutarmi a farlo.

Per inviare commenti devi essere autenticato. Effettua il login.

Non sei registrato? Registrati.