• Anno: 2016
  • Casa discografica: Palmetto Records
  • Genere: Jazz
29/06/2017

Fred Hersch Trio Sunday at the Vanguard

di Vittorio Pio

Registrato al termine di un glorioso ingaggio di due settimane nel minuscolo tempio che ha fatto la storia del jazz, questo lavoro ribadisce ancora una volta le solide credenziali di un musicista che fa categoria a se. Nonostante una carriera priva di passi falsi, Hersch è un nome ancora ai margini del giro che conta, nonostante sia un improvvisatore finissimo e magistrale compositore (la sua Valentine, scelta come bis finale, ha avuto anche una nomination ai Grammy’s).Dotato di un tocco fine e seducente negli omaggi a giganti del calibro di Ornette Coleman e Kenny Wheeler, oppure a quel Robert Schumann cui riconosce l'ascendente di una formazione colta che abbina ad una sensibilità che non teme alcun confronto.

Ma ciò che sorprende ogni volta è l'originalità con cui il pianista di Cincinnati pensa ed elabora ogni frase: banco di prova è rappresentato dagli standards, ovvero quei brani spesso cantati che dai palchi di Broadway hanno dato così stimolo al jazz. Per trarne un ulteriore conferma ascoltate la micidiale accoppiata Someday my prince will come\We See, che sposa felicemente due mondi più che opposti, essendo composizioni care ai repertori di Miles Davis e Thelonious Monk, alle felici incursioni nei repertori di Rodgers & Hammerstein (The cockeyed optimist) e addirittura  i Beatles, banco di prova durissimo per chiunque nella loro supposta felicità (For no one ). Riuscirete a cogliere delle vette di straziante poetica con gli ineccepibili sostegni ritmici di John Hebert ed Eric McPherson, spalle solidissime di un interplay quasi telepatico. Dinamica calda e avvolgente.

Per inviare commenti devi essere autenticato. Effettua il login.

Non sei registrato? Registrati.