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Editoriale del mese
What a Wonderful World
Eppure un segno di vitalità ci viene rappresentato ogni volta che le idee predominano sulla ragione, quando la realtà supera l'immaginazione e prodotti davvero sorprendenti spostano "più in là" gli orizzonti e i limiti. E per fortuna questo accade ancora spesso anche nel settore della riproduzione musicale e quando accade non c'è stanchezza, non c'è delusione, tornano le forze e la passione. Ecco è così che mi sento in questo momento quando, a causa delle congiunzioni astrali, quella vecchia compagna del mio cammino chiamata hi-fi mi offre nuovi elettrizzanti spunti e la sfida diventa saperli interpretare e darvene conto. Nuovi stimoli, nuove tensioni, da contrapporre all'ottusità di quella visione monocorde generalmente offerta dal mondo che ci circonda: una fiammella di speranza, perché finché ci saranno sfide ci sarà la necessità di affrontarle e vincerle (nel caso nostro una battaglia tutta all'interno dell'informazione che, per fortuna, ancora si divide in buona e cattiva, cercando noi di offrire sempre la prima...). La splendida contraddizione di un mondo orchestrato dalle passioni ma che vuole irregimentarsi in regole le più ferree possibile (chi è il migliore, i 192 kHz sono il massino; no: sono una fetecchia... e così via) si frange contro una convinzione che abbiamo abbracciato per non abbandonarla più e che cerchiamo di trasmettervi ogni qualvolta diventa più visibile: la visione di prodotti e tecnologie non può avvenire esaminandone ogni elemento come se fosse a sé stante. Il buono o il meglio, sono il frutto di una visione d'insieme i cui elementi possono anche cambiare, purché il risultato complessivo sia quello del giusto segno. Il caso di questo mese è il più eclatante di tutti e orgogliosamente è il frutto del lavoro di nostri connazionali; il fato ha voluto che presentassero insieme i loro risultati, la storia che il punto di partenza fosse lo stesso. La Sonus faber del dopo Serblin e il Serblin del dopo Sonus faber ci mostrano qui come declinare il concetto di diffusore. Lo fanno affrontando l'argomento con considerazioni differenti, elementi differenti e a volte divergenti ma avvicinandosi allo stesso obiettivo: una linea di confine che delimita in modo nuovo quella che era l'area del conosciuto in materia. Sarebbe improvvido giudicare il loro lavoro per questo o quell'elemento che lo caratterizza; utile invece ripercorrere l'armonia, la visione olistica, che ha portato ognuno di essi a realizzare quel che hanno fatto e che oggi, anno domini 2010, vede il nostro paese, grazie proprio a questi due, all'avanguardia nell'elettroacustica. È il compito difficile (ma non impossibile) che spetta a chi vuole informare e SUONO se ne prende l'onere, presentando i loro lavori in anteprima assoluta e commentadoli. Poter articolare in modo adeguato e tempistico un'analisi critica non è il frutto del caso ma il risultato della stima che queste aziende nutrono per noi, di quella parte dell'attività giornalistica che è la ricerca delle notizie e dell'altra faccia di quella moneta che è la capacità di comunicarle ad altri. Sono pertanto orgogliosissimo di questo atipico numero di SUONO e spero che potrete condividere con me questa gioia...
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