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Pubblicato il: 10/06/2010
Synerjazz Trio - Magiche sinergie
Il SynerJazz Trio, rivelatosi quattro anni fa una piacevole sorpresa nel panorama jazzistico italiano (vedi SUONO n. 388), ha appena pubblicato il suo nuovo CD, che conferma la maturità artistica dei precedenti. SUONO ha colto l’occasione per conoscerli meglio.


Synerjazz Trio
 
Il SynerJazz Trio nasce in occasione dell'edizione del 2004 del Festival di Clusone, e la prima incisione discografica, Live in Clusone, risale proprio a quel concerto. È però The Magic Circle, il secondo lavoro discografico, a portarli alla conoscenza del pubblico e della critica specializzata, e a segnare anche l'inizio di un fortunato tour in molti tra i più importanti festival italiani. Nel maggio 2006 arriva l'invito da Tokyo a esibirsi per tre sere in uno dei templi del jazz, il Cotton Club. Nel maggio 2007 viene trasmesso su Radio 3 Suite dal giornalista Pino Saulo il concerto tenuto al Festival Jazz Flirt di Formia. Adesso è appena uscito il loro ultimo lavoro omonimo SynerJazz Trio.

SUONO: Nel vostro myspace, si legge che il Synerjazz Trio nasce in occasione del festival di Clusone nel luglio del 2004: ci potete raccontare meglio come vi siete incontrati e cosa vi ha spinto a formare questo gruppo e a fare questa esperienza?
Mirko Signorile: Nel 2004, il Festival di Clusone volle omaggiare la Soul Note per i suoi venticinque anni di attività. Flavio Bonandrini chiese a me, Gaetano Partipilo e Giovanni Falzone di tenere un concerto per rappresentare la nuova linea artistica dell'etichetta milanese. Ognuno di noi presentò in concerto la propria nuova formazione. Fu quella l'occasione per me per presentare due miei nuovi brani pensati per il trio, che non poteva che essere formato da me, Giorgio (Vendola - ndr) e Vincenzo (Bardaro -ndr). Insieme infatti, già da tempo, condividevamo esperienze musicali. Eravamo la sezione ritmica di gruppi quali Urban Society di Partipilo, Quintetto di Pasquale Bardaro, Combo di Rosalia De Souza. Passavamo intere giornate a suonare e a parlare di musica e ciò era fonte di immaginazione e ispirazione reciproca. Ci conoscevamo come musicisti ed eravamo, e siamo, anche grandi amici. L'origine del SynerJazz Trio sta in queste magiche sinergie.

A quattro anni di distanza dalla pubblicazione di The Magic Circle, esce questo vostro ultimo CD che avete deciso di intitolare con il nome del gruppo, SynerJazz Trio: come si colloca questo ultimo lavoro rispetto a quello d'esordio? Un'evoluzione, un continuum oppure una svolta?
Giorgio Vendola: Sicuramente una svolta... in questo disco ognuno di noi trova la sua dimensione anche come compositore. Infatti nel disco ci sono cinque brani composti da me, quattro da Mirko e tre da Vincenzo, oltre a una cover dei Duran Duran. Un lavoro al quale siamo giunti nel corso di questi anni, che caratterizza il nostro senso comune di poter intendere la musica. Un titolo quindi non dettato dalla mancanza di idee, come si potrebbe pensare, ma dall'esigenza di celebrare il trio come entità... il segno più evidente di una band che vuole esprimere piena confidenza e fiducia in se stessa.

Parlando in generale, i dischi jazz sono caratterizzati da pochi brani e " lunghi", mentre SynerJazz Trio concentra 13 brani in un'ora all'incirca: come mai?
Vincenzo Bardaro: Avevamo composto tanti brani e volevamo suonarli e documentarli tutti. Da qui la necessità di evitare dispersione di idee, ponendo particolare attenzione agli arrangiamenti e all'evoluzione degli assoli. Al solista abbiamo ritenuto di affidare il ruolo di narratore che, per mezzo dell'improvvisazione, racconta la sua storia. Ne è venuto fuori un lavoro composito, che abbraccia sonorità mediterranee, groove drum & bass, free funk... melodie che rimangono impresse e che conducono l'ascoltatore a un'esperienza suggestiva. Inoltre, di questo disco fa parte una bellissima traccia video con la regia di Lorenzo Zitoli, che ringraziamo per il suo splendido apporto. Consentiteci anche di ringraziare la Stradivarius, ossia Roberto Elli, Valeria Elli e Paolo Pinto dell'ufficio stampa, per aver creduto nel nostro lavoro e per il grande sostegno che ci danno nel promuovere questo disco.

E sempre legato a questo argomento, come lo intendete voi il jazz?
S.J.T.: Non è facile intendere il jazz in un unico modo. Siamo cresciuti ascoltando stili del jazz molto diversi tra di loro. La passione per il be-bop, o per la fusion o per il free ci hanno arricchito di idee e hanno influenzato artisticamente ciò che oggi siamo. Del jazz amiamo ciò che di inaspettato c'è... i musicisti jazz non suonano mai lo stesso brano nello stesso modo. Questo è affascinante; è come sentirsi sempre liberi anche in una struttura musicale ben definita. Questa musica ci appassiona e ci appassionerà sempre.

Una curiosità: a chi è venuto in mente e soprattutto come è venuta fuori la cover di A View to a Kill, tra l'altro bellissima?
Mirko Signorile: Siamo felici che ti piaccia. L'idea è stata mia. Sono stato negli anni Ottanta e i primi Novanta un fan dei Duran Duran. Penso che A View to a Kill sia il brano più elaborato e maturo che la band inglese ha prodotto prima di scomparire per quasi un decennio. È stato bello e anche divertente per noi, ridare vita a questo ricordo attraverso una versione più sognante e intima.


Autore: Paola D'Ignazi