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L'EDICOLA
Metodologia della musica e comunicazione sonora
Saggio di tecnica musicale e comunicazione sonora
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Dulce Pontes - La voce del Fado
Considerata l’erede di Amalia Rodrigues, l’anima del fado portoghese, l’artista è attualmente una delle voci più importanti d’Europa, capace di assemblare la musica rock, il fado e la musica dell’Angola sul filo dell’emozione più pura. Il progetto Focus condiviso con Ennio Morricone rivisita le leggendarie colonne sonore del grande schermo.
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Nasce a Montijo nel 1969 nella parte più occidentale del Portogallo. Inizia a prendere lezioni di ballo a quattordici anni e agli inizi la sua voce gentile arricchisce, per alcune stagioni, il mondo dei commercial, che interpreta in lingua inglese standard degli anni ’60 e ’70 per il pubblico televisivo. Raggiunta la maggiore età viene attratta dalle interpretazioni canore di Amalia Rodrigues e abbandona del tutto la musica rock, iniziando un lungo processo di autoidentificazione personale nelle radici della musica popolare portoghese che, filtrata dalla sua voce, apre nuove dimensioni al fado, da tempo bollato come defunto in patria. Nel 1991 vince il “Portuguese National Song Festival” e nello stesso anno rappresenta il Portogallo all’ “Eurovision Song Contest” classificandosi all’ottavo posto fra ventidue contendenti, beneficiando altresì del titolo di miglior interprete del brano Lusitana Paixao. Nel 1992 esce il CD Lusitana seguito a ruota da Lagrimas che propone ufficialmente Dulce Pontes come cittadina del mondo: la sua voce viaggia infatti dalla Spagna alla Francia, Olanda, Italia, Belgio e Germania, finendo per incantare le platee degli Stati Uniti, del Brasile e del Giappone dove la gente, pur senza comprendere una parola di portoghese, gremisce costantemente i teatri. Nel corso degli anni ’90 l’artista si esibisce nello special televisivo “Yes For Europe”, nel “World Food Day” organizzato a Roma dalla FAO, partecipando al cinquantaduesimo anniversario delle Nazioni Unite a New York e all’Amnesty International Concert di Madrid. Lagrimas diventa il suo primo bestseller in Portogallo e il brano A cancao do mar, originariamente interpretato dalla Rodrigues, viene adattato in quattro differenti versioni dal producer hollywoodiano Gregory Hoblit per la colonna sonora del film Primal fear, interpretato da Richard Gere. Nel 1995 arrangia il tema di A brisa do coracao insieme a Ennio Morricone, registrando a ruota il doppio CD dal vivo con lo stesso titolo che diventa il primo successo internazionale dell’artista, spalancando le porte agli straordinari vocalizzi di Caminhos e a una serie di duetti insieme ad Andrea Bocelli e agli artisti brasiliani Simone e Caetano Veloso. Negli ultimi sette anni la vita di Dulce Pontes è ovviamente radicalmente cambiata, come lei stessa dichiara: “I concerti sono la parte più felice e intensa della mia vita. Spesso quando salgo sul palcoscenico ho come l’impressione di avere un grande regalo per la gente. E forse questa è la vera ragione della mia vita”. L’aspetto più importante del suo essere artista è la capacità di cambiare frontiere sonore che, unita al continuo desiderio di ricerca, la spinge a modificare tonalità e frequenze emozionali anche ai brani più tradizionali. La scelta di accompagnare la sua voce col pianoforte ben si raccorda con sonorità etniche che adottano i canti berberi del Marocco come le melodie tribali dell’Angola. “Sono molto più interessata all’emozione che riesce a comunicare la musica - precisa l’artista - che alla tecnica esecutiva e strumentale.” E come scrive il suo connazionale giornalista e sensitivo Miguel Sousa Tavares: “Questo suo atteggiamento ben si riflette con tutto quello che le accade intorno. L’ultima volta che siamo stati a Tokyo abbiamo dato sette concerti in posti differenti, ma la platea era sempre gremita di giovanissimi che, non avendo alcun legame con il fado o la musica popolare portoghese, non capivano una sola parola di quello che lei cantava: eppure continuavano a chiedere il bis della canzone che avevano appena ascoltato. E alla fine del giorno, nessuno di loro era più una’isola impenetrabile perché l’oceano di emozioni trasportato dalla sua voce aveva toccato le isole di tutto il mondo.” All’inizio del nuovo millennio il CD O primeiro canto dipinge un mondo dove i quattro elementi-base, l’acqua, la terra, il fuoco e l’aria , rappresentano l’unità e l’armonia di tutte le cose, proponendo un ritorno all’essenziale e a tutti i significati che la rinascita trascina con sé. Oggi corona il suo sogno adolescenziale interagendo con il maestro Morricone in una profonda rivisitazione di leggendarie soundtrack come The mission, Mosé, C’era una volta il West, Nuovo Cinema Paradiso, Sacco & Vanzetti arricchita da cinque nuove composizioni.
SUONO: Col trascorrere delle stagioni il rapporto con il fado portoghese sembra solo uno dei punti di riferimento della sua musica: è d’accordo? Dulce Pontes: Io ho iniziato cantando e ascoltando qualsiasi tipo di musica. Il rock, la pop music e la dance da adolescente e la musica classica dopo i diciotto anni. Ovviamente sono rimasta molto influenzata dal fado di Amalia Rodrigues, ma credo che giudicarmi semplicemente una cantante del fado portoghese sia un grave errore. Durante le session di O primeiro canto tutto il mio entourage ha avvertito, provocato e reso possibile questo grande cambiamento. Negli ultimi cinque anni noi abbiamo modificato il linguaggio fado plasmando anche la musica e la voce in modo da non esprimere necessariamente un canto triste e solitario come era all’origine nei costumi del folclore portoghese. È difficile avvicinarsi al fado? Assolutamente. Il fado è molto semplice e diretto se ne rispetti l’essenza. Nei primi anni novanta ho portato il fado in India, in Sud America, in Brasile e nella zona africana del Maghreb, cantando anche in lingua berbera nel doppio live A brisa do coracao e questo atteggiamento aperto che elude le frontiere, gli ostacoli di comunicazione causati da linguaggi o religioni differenti ha fatto crescere la mia musica evolvendo la radice stessa del fado folclorico. O primeiro canto propone una sorta di ritorno alle radici assemblando un suono planetario a 360 gradi… È una sorta di sublimazione del fado dove l’emozione che tu comunichi attraverso la musica è molto più importante della tecnica strumentale o dei virtuosismi dei musicisti che ti accompagnano. Beninteso il mio show è sonoramente perfetto, forse anche all’avanguardia nella ricerca di suoni perché in studio abbiamo usato strumenti a lungo dimenticati come la moraharpa, la ocean drum, le swedish bagpipes e la valiha del Madagascar che permette d’eseguire la melodia e il ritmo nello stesso momento. L’idea portante era quella di ottenere senza l’ausilio di sintetizzatori o chitarre elettriche il suono di un mondo immaginario della purezza, ricreando la dimensione originaria dove i quattro elementi-base dell’universo proiettano l’armonia e l’unità del pianeta esistente al momento della creazione. La sua ricerca della perfezione sublimale dell’emozione si sviluppa sul piano umano o spirituale? Non desidero esprimere la perfezione, ma solo attivare una duplice connessione… Innanzi tutto umana che poi è quella che s’instaura fra gli artisti di un team che amano e rispettano la musica. La musica stessa è libertà d’espressione e rilascia messaggi, se vogliamo, esoterici che poi innestano un profondo legame con la spiritualità. Io odio la politica e chiunque sprechi la sua vita solo per procacciarsi del denaro. Il rapporto fra la mia musica e la spiritualità non è metafisico e al contempo è semplicissimo: ci sono il rispetto per l’uomo, la natura circostante come, ad esempio, i polmoni del mondo rappresentati dalle foreste dell’Amazzonia e, in fondo, il messaggio di Gesù Cristo o il sorriso del Budda esprimono sempre il concetto che tutte le libere manifestazioni dell’uomo come la musica sono parte dell’Uno supremo. Noi siamo le sue voci, le sue braccia, il suo cuore e cantiamo le sue melodie. E se credi nella salute e nel benessere del pianeta è poi facile credere in Dio come l’Essere Supremo che ci ha donato la vita e la possibilità di essere quello che noi vogliamo. Il CD Focus rappresenta per lei il coronamento di un sogno vagheggiato sin dall’infanzia… Abbiamo registrato tutto in una settimana. Focus è un album cantato in italiano, portoghese, spagnolo e inglese per esprimere il concetto del linguaggio universale legato alla musica. Per me Ennio Morricone rappresenta l’espressione compiuta della musica sinfonica di questo secolo. Lavorare con lui è stato un raro privilegio. Lei ha composto il testo di Nosso Mar, Voo e il nuovo adattamento lirico di Renascer per il tema di Mosé, composto dal Maestro nel 1996, riarrangiando anche Amalia por amor… Questo è un tributo alla voce di Amalia Rodriguez e beneficia del testo del poeta portoghese Joao Mendonca che si raccorda alle radici folcloriche del fado e ai suoni medioevali della Galizia. Nosso Mar suona come il classico Desefinado brasiliano e s’ispira alla musica di Tom Jobim ed Ellis Regina. Ma personalmente mi sento molto legata anche alla meravigliosa melodia di Antiga Palaura. Questa esperienza le ha regalato qualcosa di speciale che intende portarsi dietro nella sua carriera? Ho iniziato a cantare poco più che adolescente sicché a trentun’anni mi trovo con già quindici anni di carriera alle spalle: ogni giorno il mondo mi regala delle preziose opportunità per dilatare i confini della mia musica. Il consiglio più prezioso che mi ha regalato il Maestro durante le session è quello di usare per il cinquanta per cento il cuore e il cinquanta per cento la testa senza abbandonarsi completamente all’istinto come faccio abitualmente…
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