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Suono.it  >  Musica  >  Interviste
Pubblicato il: 07/07/2004
Prince - A lezione di Musicology
Roger Nelson aka The Artist si riappropria a sorpresa del suo primo pseudonimo e della sua musica migliore celebrando il ventennale di Purple Rain e l’entrata nella “Rock’n’roll of fame” con Musicology, un pop-funky masterpiece ispirato a James Brown, Parliament, Marvin Gaye e al suo passato che lo riconcilia con i fan e l’industria discografica.


Prince
Tutto faceva presagire il grande ritorno sulle scene di Prince nell’estate del 2004. Entrato nella “Rock’n’roll of fame” lo scorso gennaio, ha regalato una fulminante performance durante il galà dei Grammy Awards, porgendo all’industria l’altra guancia dopo aver sputato per tante stagioni sangue, veleno e maldicenze nei confronti dello showbiz incapace di comprendere la genialità della sua musica. Per buona parte degli anni novanta si è ritirato nella torre d’avorio della sua Pasley Park Records continuando a produrre ottima musica con la New Power Generation e i fidi Larry Graham al basso e il sassofonista Maceo Parker. Oggi, esaurita la misteriosa vena spirituale che ha plasmato The rainbow children, Mr. Roger Nelson (aka The Artist aka Symbol aka T.A.F.K.A.P.) si riappropria del suo nome d’arte e della sua musica migliore. Non a caso Musicology, aperta e creativa parodia di James Brown, Jimi Hendrix e Parliament arriva nei negozi in occasione delle celebrazioni per il ventennale di Purple rain.


SUONO: Su quali principi essenzialmente si basa il tuo dissenso nei confronti dell’industria discografica americana?
Prince: L’arte che tu crei è un’estensione della tua personalità. Il suo contributo non ha prezzo, quindi non devi mai svenderlo. I soldi sono solo carta e non c’è la tua foto stampata sopra, mentre una bella canzone non muore mai... Con l’avvento del DVD l’industria discografica americana ha volutamente perso ogni dignità nei confronti della musica intesa come espressione dell’arte e tutto viene mercificato e pubblicizzato in televisione come se fosse una scatola di pop-corn o di assorbenti. Ho sognato che Hendrix, Lennon e Zappa uscivano dalle tombe radendo al suolo lo showbiz per ricominciare tutto dall’inizio con uno show congiunto di James Brown ed Elvis Presley. Sono realmente disgustato perché ogni valenza umana sembra aver perso di significato. La civiltà umana andrebbe rifondata!
Nel 1999 hai assunto il nome di The Artist reinventando te stesso al di fuori degli standard del sistema industriale distribuendo i tuoi CD solo attraverso internet. Ci puoi parlare del background tematico che ruotava attorno al progetto Rave un2 the joy fantastic?
Rave un2 the joy fantastic è un piccolo masterpiece che ho realizzato in completa indipendenza in seno alla Paisley Park affiancato da Eve, Gwen Stefani, Larry Graham, Sheryl Crow, Ani Di Franco, Chuck D, No Doubt e il sassofonista Maceo Parker. Attraverso Tangerine, everyday is a winding road, Man’o’war e le trame del singolo The greatest romance ever sold il CD propone una linea sonora di rottura che assembla indistintamente pop, rock, groove, jazz, soul e funk esprimendosi sui temi della spiritualità, della rinascita e la libera sessualità. Questo exploit indipendente ha fatto molto scalpore in America perché seguito da New power soul e dal Rave un2 the year 2000 un megaconcerto organizzato per il passaggio di millennio dove ho suonato insieme alla mia band New Power Generation, The Time, Lenny Kravitz e George Clinton.
Qual è lo spirito umano e artistico che anima il tuo nuovo CD?
Musicology è la prima canzone che ho scritto per questo progetto. È un disco di pop music. Una sorta di ritorno alla musica reale e al buon vecchio funk. Non accetto l’idea di un comeback sulle scene perché negli ultimi cinque anni ho dato un mucchio di concerti in tutto il mondo. Se mi guardo intorno mi accorgo che molti giovani musicisti delle nuove generazioni non hanno pagato il conto con il passato. Quando siamo tornati a suonare nei piccoli club dell’east coast è stata dura perché l’audience era affollata da gente di mezza età e io mi sono sentito come un piccolo anziano chitarrista che stava solo cercando di tenere unite le sue cose. Sono sulle scene da venticinque anni ma oggi chi ascolta più For you il mio primo disco del 1978? Eppure io vado ancora ai pazzi caricandomi d’energia prima dello show con Sex machine di James Brown o I’ll take you there delle Staple Singers…
Quando hai iniziato a sentirti libero di esprimerti?
Quando uscì Rave un2 the joy fantastic mi sentivo liberato dal gioco dell’industria ed ero anche più disponibile a concedere delle nuove interviste come T.A.F.K.A.P. (The Artist Formerly Known As Prince ndr.) perché ogni cosa intorno a me esprimeva la meravigliosa sensazione della libertà. Ogni sera ero on stage con nuovi amici come Sheryl Crow, la rapper Eve o Gwen Stefani di No Doubt col supporto di Chuck D e Maceo Parker ma non volevo più rispondere alla quella solita noiosa domanda della stampa: “Perché non suoni le tue vecchie canzoni?”. Ho vissuto momenti difficili ma grazie alla mia carriera come The Artist sono tornato a passeggiare sulla Terra. L’aspetto più controverso è che al tempo di Chaos & disorder e Gold io continuavo a sentirmi creativo e prolifico ma la Warner Bros non credeva più alla mia musica o forse in quel momento la gente non voleva ascoltare quel tipo di musica. Alla fine degli anni novanta c’erano un sacco di gruppi o di artisti come Kurt Cobain che scaricavano sui media le loro frustrazioni personali miscelando ogni tipo di negatività e di pericolo sul pubblico così ho pensato che era ora di cambiare senza eludere necessariamente la mia personalità. Del resto sarebbe come chiedere a MC Hammer di diventare un gangster del rap e dell’hip-hop. Io desidero solo esprimere me stesso.
Che tipo di musica ti piace ascoltare?
Oggi adoro Beyoncé, Erykah Badu e Lauryn Hill perché sono autentiche. Durante una session iniziata alle quattro di pomeriggio ho suonato con Carlos Santana, Lenny Kravitz, Mavis Staples, Maceo Parker e Larry Graham ritrovando lo spirito della positività della mia musica. Maceo e Larry mi hanno aiutato molto ad accettare il relax. Per gran parte della mia carriera non ho mai vissuto i miei tour come un turista perché ero sempre concentrato sullo show. Attualmente mia moglie Mayté mi ha aiutato moltissimo a esplorare questa dimensione trasformandomi in una persona più aperta verso il mondo. Vivo a Minneapolis e a Marbella in Spagna dove abbiamo acquistato una nuova casa e lei mi sta insegnando persino l’italiano, una delle cinque lingue che parla correttamente. Vivere, suonare e registrare insieme a dei grandi musicisti mi regala questa nuova forma di energia interattiva. Spesso mi capita di ascoltare la musica di nuovi eccellenti performer che dopo un paio di hit si spengono nella noia e nel dejà vù e questa è una situazione deprecabile. Sul palcoscenico mi eccito semplicemente ascoltando il riff del basso elettrico di Larry Graham perché reagisco e sento il groove crescere nel mio cuore e nelle corde della mia chitarra.
Abbandonate le frivolezze delle Nikkis e delle Red Corvettes dei tempi d’oro il nuovo album rivela anche un’inattesa vena intimista nel brano Reflection che parla dell’aqua, delle piante e della perdita di tua madre…
Qualche volta mi piace uscire a passeggiare nei boschi e suonare la mia chitarra in completa solitudine. È un modo per riflettere lontano dal caos dell’elettricità e dell’elettronica e dagli ingorghi del traffico urbano. Ovviamente tanto per mantenere alta la tensione all’interno di The marrying kind ho incluso la voce narrante di Ornella Bonaccorsi citata fra i crediti del booklet semplicemente come una misteriosa “donna di passaggio”…
C’è qualche messaggio in particolare che vorresti inviare ai rockers del 2004? Quando Dio creò il mondo aveva il volto bianco ma il suo corpo era nero come la musica che i suoi figli prediletti avrebbero diffuso nell’universo… Ogni giorno che passa sono sempre più convinto che la mia missione nel mondo sia quella di prendere a calci le nuove generazioni risvegliandoli dal loro torpore con i riffs inventati quarant’anni fa dai soldati del funk!


Autore: Sergio d'Alesio