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L'EDICOLA
Annuario del SUONO 2007
Guida al panorama di HiFi e HT.
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Mike Oldfield - Il Messaggero dei suoni
Dopo tre anni sabbatici dedicati al design sonoro di giochi interattivi, il compositore new age crea il CD double-face Light + Shade, che evolve i confini espressivi dell’ambient e del chill-out
nei suoni dell’arte contemporanea affidati alla programmazione elettronica, alle chitarre, al piano acustico e a una serie di alchimie vocali virtuali.

Il genio della lampada è tornato. Pur alternando picchi creativi, ballate pop e simulazioni d’ambient music, nel corso della sua trentennale carriera, il mastermind di Tubular Bells e altre meraviglie a colori ha continuato a esplorare il mondo del rock unito in simbiosi a supporti orchestrali e alchimie elettroniche contaminate dalla musica celtica, dai profumi africani e da sofisticati form chill-out senza dimenticare il suo contributo a cult-movie del settore come The Exorcist e The Killing Fields. Nel nuovo millennio Mike Oldfield s’è ritagliato una lunga vacanza sabbatica dedicata al design di giochi virtuali (Tres Lunas e Maestro). Oggi torna sulle scene con Light + Shade, un progetto che esprime la luce e la solarità della sua personalità posta a confronto con il volto più oscuro, ombroso e malinconico del suo far musica. Con il trascorrere delle stagioni la sua musica ha spesso cambiato forme, colori e significati: come considera se stesso? Quando penso a me stesso non vedo un musicista. In realtà sono un tecnico che sviluppa alcune idee e le applica ai suoni.
Il nuovo progetto Light + Shade sembra intenzionato a dilatare i confini della musica ambient e del chill-out… Io odio queste due parole. A volte mi piace approfondire il rapporto con la luce e le ombre che occupano diverse sezioni del mio cervello. Tutto quello che emerge è un mix di semplicità e di complessità che rispecchia la mia personalità musicale. Ho iniziato ad assemblare alcuni elementi della dance elettronica usando programmi come il Quicksilver, lo Slipstream e il Romance arricchiti via via da una serenata bluesy che doveva esprimere le lacrime di un angelo unite virtualmente al suono di un’orchestra minimale, di una chitarra acustica, del pianoforte e di un coro africano. Nella sua ricerca esiste un nesso logico o una fonte ispirativa? Dopo trentatre anni di carriera e ventidue album ho acquisito l’esperienza necessaria per capire che posso attivare un bottone e vedere come va a finire. Spesso mi sento come un messaggero dei suoni. L’ispirazione arriva da una zona neutra della mia fantasia. Di fatto se mi limito a suonare meccanicamente la musica è semplicemente muzak ma se trascorro un lungo periodo in meditazione e resto fedelmente assorto nei miei pensieri tutto fluisce… Per lei si tratta di un ritorno ufficiale alla musica dopo un viaggio creativo nel mondo dei videogiochi virtuali… Per tre anni mi sono dedicato a disegnare il suono elettronico di Tres Lunas e Maestro due prodotti della serie Virtual Reality Games/Chill-Out editi in un box che contiene un CD musicale e un CD-ROM. Ero in una dimensione da vacanza sabbatica privo di coordinate precise. Pensavo solo al relax e al divertimento interagendo con il mondo dell’elettronica virtuale. Nel 2005 ho sentito il desiderio di tornare a comporre la mia musica. Quando hai davanti una pagina vuota, completamente blank la cosa migliore è distruggere tutto e ricominciare dall’inizio. Del resto durante questi tre anni la tecnologia s’è radicalmente rinnovata. Ho provato a lavorare per un paio di settimane arrivando alla conclusione che l’attrezzatura del mio studio era virtualmente obsoleta così ho deciso di far portare via tutto… Non ero spaventato ma eccitato dai cambiamenti intuitivi che avevo in testa. Il doppio CD contiene una vasta sezione programmata al computer: ci può parlare della realizzazione dell’album? All’inizio sono tornato a visitare la sala prove di Tottenham dove nel 1971 insieme all’ex Soft Machine Kevin Ayers avevo registrato le basi del trio The Whole World. Nella mia testa era come se un ciclo si fosse concluso poi lentamente ha avuto l’idea di ricostruire esattamente quella “stanza dei suoni” nella mia casa a Chalfont St. Giles nel Buckinghamshire. Ho adottato i programmi dell’FL Studio Software più noto col nome di FruityLoops arricchito da numerosi plugin del Logic Studio. Il sound di base è in gran parte programmato ma i brani interagiscono con le partiture delle chitarre e del piano acustico. Quando ha deciso di registrare due ambienti sonori differenti? Sull’onda della mia visita allo studio di Kevin Ayers inconsciamente ho pensato al tipo di musica che scrivevo negli anni settanta. Volevo creare un collage sonoro molto complesso simile ai primi progetti sul tipo di Tubular Bells che ospitano trenta o quaranta sezioni musicali differenti. Un giorno a Parigi ho ascoltato una doppia collection chill-out della serie Buddha Bar intitolata Dinner and Party che proponeva due differenti stili musicali e due atmosfere eterogenee e pur non amando quel tipo di musica ho pensato di registrare il mio nuovo progetto in quel format. Non è un concetto che riesco a descrivere con le parole ma preferisco esprimermi attraverso la musica. Ha composto, registrato e suonato con tutti gli strumenti? Generalmente io preferisco lavorare da solo anche se in fase di postproduzone, ho incluso il contributo di Robyn Smith e Christopher Von Doylen in tre tracce: First Steps, Ringscape e Nightshade. Nel corso della sua carriera ha mai pensato che lo spirito delle sue composizioni fosse fuori moda? Se segui fedelmente le tue idee la musica continua a esprimere la tua personalità, il tuo mondo e la tua sensibilità creativa. Dopo il grande successo come polistrumentista, l’esplosione del punk alla fine degli anni settanta ha mandato in tilt centinaia di artisti britannici di talento. All’inizio ho pensato che non sarebbe mai più stato possibile continuare a creare progetti come Tubular Bells e Hergest Ridge ma il mio istinto naturale s’è preservato dalla distruzione. Purtroppo ero troppo nervoso per suonare dal vivo. Mi sentivo psicologicamente instabile e mentalmente disturbato. Avevo attacchi improvvisi di panico e di paranoia e per vent’anni mi sono curato con la psicoterapia. Oggi credo di aver ritrovato la forza della mia personalità originaria. Alcune track di Shade sembrano avere un rapporto più diretto con la tecnologia… Ogni brano nasce sempre dalle mie emozioni filtrate dai programmi del computer. Quicksilver non è musica dance ma propone suoni arricchiti dai beat della dance. Volevo ricreare i movimenti sottomarini che avevo ammirato a Ibiza con i delfini e le bolle d’acqua. Resolution s’ispira invece al Capitan Cook che spinse la sua nave Resolution nell’Antartico. In studio ho “trattato” questa track come se fosse di ghiaccio… Uno degli aspetti più innovativi del progetto è l’uso della sua voce: ce ne vuole parlare? Ho cercato di filtrare la mia voce in un software package chiamato Cantor. In effetti Surfing miscela mia voce in un corale virtuale. L’effetto mi è piaciuto molto così ho amplificato l’experiment nel tema di Tears of an Angel che esprime la triste sensazione che si prova quanto incontri qualcuno e non sei grado di aiutarlo. Altri giochi vocali emergono dai Ringscape una track tratta da Tres Lunas. Nell’album è tornato a suonare il piano acustico... Volevo creare una melodia molto eterea suonando il mio pianoforte acustico Steinway del 1928. Blackbird s’ispira a una delle mie motociclette la Honda Blackbird. È una track che si sviluppa in progressione esattamente come fece Stanley Kubrick adattando Blue Danube in 2001: A Space Odyssey. Quando corro veloce sulla moto il tempo sembra una slow-motion. Ho provato anche a volare prendendo il brevetto di pilota ma è troppo stressante. Le moto sono più rilassanti. Nell’album esiste una melodia che ha un significato nascosto da svelare ai nostri lettori? … Durante le alchimie vocali ho usato il software Vocaloid che ha un suono un po’ aspro poco adatto alla mia musica. Con pazienza ho cercato di arricchirne i toni con differenti plug-in rendendo il suono davvero amabile. Il titolo The Gate è ispirato alla strana storia di mio nonno Michael Liston originario di Cork. Una notte sparì dalla circolazione ritornando a casa tre anni dopo. Solo dopo molti anni di ricerca venni a sapere che durante la prima guerra mondiale aveva combattuto con il battaglione dei fucilieri di Munster a Ypres in Francia. Visitando il Menin Gate Memorial costruito dopo la guerra e quello che oggi resta delle trincee ho scoperto l’atmosfera che volevo dare alla mia composizione.
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