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L'EDICOLA
Metodologia della musica e comunicazione sonora
Saggio di tecnica musicale e comunicazione sonora
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Diffusori ProAc Studio 110
Cambiare restando uguali o rimanere uguali cambiando?
Alla ProAc devono aver deciso di sposare entrambi questi propositi: qualità e tradizione
al passo con i tempi. L’unica inversione di tendenza è nel prezzo: è possibile oggi avere
la qualità ProAc a costi non ProAc!
Prezzo: euro 1.350,00 Dimensioni: 20 x 38 x 24 cm (l x a x p) Peso: 9 Kg

La domanda quasi marzulliana nasce spontanea ogni volta che ci capita di provare un prodotto del noto costruttore britannico, tirando fuori dall’imballo il modello di turno per ritrovare puntualmente alcuni punti fermi fedelmente rispettati e ribaditi. Il che certamente dimostra come Stuart Tyler e compagni ci credano fortemente e questo, o almeno anche questo, ha contribuito a creare un nutrito gruppo di sostenitori che non cambierebbero mai le loro mitiche Tablette con alcun altro concorrente, anche se si dimostrasse scientificamente superiore! Non c’è modello ProAc che non stupisca per alcune soluzioni che oggi sembrano perfino datate o, quantomeno, controcorrente ma che poi regolarmente smentiscono la testardaggine dei tecnici grazie al risultato musicale sempre indiscutibilmente valido. Non sfugge a queste osservazioni anche questo nuovo modello siglato Studio 110 e che si appresta a sostituire nel catalogo le Tablette 2000, come classe di appartenenza a un prezzo appena superiore, fatto più unico che raro in questo mondo alquanto folle e delirante come l’hi-fi. Tuttavia, le Studio 110 si potrebbero considerare anche una versione a buon mercato degli Studio 100, per dimensioni e fattura, senza però intaccare l’autorevolezza di questo monitor da studio near-filed. Le Studio 110 non sconvolgono certo a prima vista per chissà quale strabiliante novità estetica, presentandosi come la classica ed ennesima versione del diffusore definito bookshelf, meglio da piedistallo, di tipo bass-reflex a due vie. Un semplice pannello rivestito con una tela nera fonotrasparente con il piccolo logo a caratteri dorati della casa che nasconde alla vista il frontale che incorpora, oltre al tubo svasato verso l’esterno per lo sfogo, il bass-reflex e ovviamente i due altoparlanti che sono un mediobasso da 16,5 cm in carta trattata e un tweeter a cupola da 25 mm in seta trattata e smorzata. I due altoparlanti marchiati ProAc non sono allineati verticalmente, infatti il tweeter è decisamente spostato lateralmente e il foro reflex è posto inferiormente in posizione simmetrica e opposta al tweeter. Il parallelepipedo, di proporzioni classiche, che costituisce il mobile del diffusore non presenta alcun studio apparente per la riduzione della diffrazione ai bordi, presentandosi invece con tutti i spigoli vivi. Semmai a colpire favorevolmente, come sempre in casa ProAc, è la qualità della finitura in vero legno, nel nostro caso ciliegio, con le sue belle venature perfettamente coincidenti tra i vari pannelli grazie a una notevole precisione nell’incollaggio dei fogli dell’impiallacciatura. Rispetto alle Tablette 2000, sono stati rivisti completamente sia i componenti che le soluzioni, ora molto simili a quelli impiegati dai modelli Studio 130 e 140. Questo permette anche di creare una famiglia di diffusori nel senso proprio del termine (stessi altoparlanti in configurazioni differenti) dando luogo a un sistema multicanale con i modelli da pavimento come canali frontali e le Studio 110 come canali posteriori. Sostituendo le Tablette 2000, questo costituisce un altro esempio di convivenza fra tradizione e inversione di tendenza. Ma la mano è sempre la solita: disposizione sfalzata dei due altoparlanti e spigoli vivi. Altro elemento che non pare essere tenuto in conto dalla ProAc è la messa in fase temporale dei due componenti mentre il costruttore ne tiene conto tramite il filtro crossover. Insomma quanto più apparentemente sembri che il costruttore britannico rifiuti ostinatamente di seguire le soluzioni che la concorrenza si ingegna a realizzare, quanto invece in realtà affronta i medesimi problemi con idee tutte sue caratterizzate, soprattutto, dalla… poca appariscenza.
Anche le Studio 110, che pure occupano il gradino più basso nel listino ProAc, non sfuggono alla tipica impronta della casa, come dire “così è: prendere o lasciare”. Anzi, sotto certi aspetti sono molto più accattivanti rispetto ai modelli a torre, come spesso accade con i bookshelf: minor impatto ma maggior seduzione! Quindi se già conoscete il suono di altri diffusori della casa britannica e non vi piacciono, difficilmente vi piaceranno queste! Di fatto semmai è difficile resistergli perché, in realtà, il loro suono è quanto mai corretto e amabile nella stragrande maggioranza delle situazioni e questa volta anche il prezzo sembra venire incontro, entrando in decisa concorrenza con quella dei mini monitor di alta classe. Un suono fatto di chiaro scuri accentuati che rendono la musica vivace e palpabile ma raramente la sua luminosità eccede il buon gusto e la credibilità. La dinamica e la spazialità vanno ben oltre le aspettative suggerite dalle loro dimensioni ma, al di là di tutte le considerazioni sui vari parametri è il piacere nell’ascolto che si impone da subito. Frutto di un grande equilibrio e di scelte tanto ponderate quanto ormai consolidate, in casa ProAc, sono diffusori che rischiano di passare inosservati proprio perché così attaccati alla tradizione. Ma un’attenta osservazione e soprattutto un ascolto più approfondito rivelano un diffusore che può tranquillamente essere inserito in impianti di classe ben superiore. Se non avete un ambiente più grande, per il quale suggerirei la versione da pavimento 130 o 140, ecco che le 110 possono rappresentare una delle migliori se non la migliore scelta in questa fascia di prezzo.
Sintesi tratta da SUONO n. 390 marzo 2006
| Autore: di Carlo D’Ottavi e Fabio Masia |
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