|
|
L'EDICOLA
Annuario del SUONO 2007
Guida al panorama di HiFi e HT.
|
|
Ritchie Blackmore - Renaissance rock
Ritchie Blackmore
e Candice Night tornano
sulle scene con il progetto
The Village Lanterne.
Uno splendido mosaico
di musica medioevale,
di storie di fate e di melodie balcaniche arricchite
dal remake di classici
di Deep Purple e Rainbow...

La genialità di Ritchie Blackmore può sembrare strana, se non addirittura dubbia per i vecchi fan di Deep Purple e Rainbow ma in realtà ci conferma come questo camaleonte sia uno dei più grandi musicisti contemporanei. Da oltre dieci anni si è convertito al folk-rock celtico scozzese insieme alla sua compagna Candice Night. Di fatto però non ha mai rotto il suo legame con la musica rock del passato: il nuovo album The Village Lanterne mostra chiaramente che la sua anima rock vive ancora perfettamente fusa con la passione per la musica medioevale! Il reinassance rock dei Blackmore’s Night contaminato dal profumo di mirabili ballate folk propone qualcosa di realmente unico e originale. Il progetto propone grandi melodie vocali unite a una strumentazione apparentemente antica costruita attorno all’intreccio di chitarre elettroacustiche, pennywhistle, shawms, rauchpfife, hurdy-gurdy, renaissance-drum, violini, percussioni, organo, tastiere, pianoforte, harpsichord, pipe-organ e liriche che trasportano l’ascoltatore in un mondo romantico e misterioso. La sorpresa più inattesa è l’inedito arrangiamento di una leggendaria hit dei Deep Purple (Child in Time) e una versione di Street of Dreams, un classico dei Rainbow interpretato da Joe Lynn Turner, la voce storica della band. Oggi in occasione dell’uscita del nuovo album The Village Lanterne raggiungiamo in esclusiva a New York Ritchie Blackmore & Candice Night attesi anche in Europa per una serie di performance nei maggior festival e raduni celtici.
Il pubblico del rock ha accettato di buon grado il suo cambiamento stilistico? Ritchie Blackmore: Sin dall’inizio della carriera la mia passione per la musica non è mai stata messa in dubbio e nonostante il grande successo internazionale ho sempre continuato a espandere i miei orizzonti personali interessandomi a tutti gli stili musicali dei paesi che visitavo. Gran parte dei miei attriti con Jon Lord & co. nei Deep Purple erano dovuti al desiderio e alla consapevolezza che di certo non avrei continuato a suonare Smoke On the Water sino alla fine dei miei giorni!
Qual è stata la scintilla che ha stimolato la rinascita artistica della sua carriera lontano dagli stereotipi del rock’n’roll? Un giorno sono entrato in un negozio di dischi di Dublino stupendomi di quanta gente continuasse a comprare i cd dei nuovi gruppi di celtic-rock e delle band seminali di musica irlandese come i Patrick Street, i Clannad, la Bothy Band e i Moving Hearts e addirittura dei Planxty, una band attiva durante il periodo d’oro dei Deep Purple. Questo mio interesse per la musica celtica s’è rinnovato grazie all’incontro fortunato con un personaggio molto caratteristico denominato Sir Robert of Normandy, un chitarrista, cantante e bassista che aveva già lavorato in passato con Van Morisson, Willy De Ville, Bob Dylan e Santana. Il colloquio è stato illuminante e da quel giorno ho continuato a espandere le mie conoscenze approfondendo le tematiche della musica celtica legate alla filosofia, alla magia e alle leggende di questa terra meravigliosa che ha contatti con la Galizia, la Bretagna, la Normandia, il Galles, la Cornovaglia e la Scozia. Durante l’ultimo tour con i Rainbow avevo scritto quattro brani insieme a Candice Night e il successo di Ariel incluso nell’album Stranger In Us All ha fatto scattare il desiderio di cambiare totalmente la mia prospettiva musicale… Durante il trasferimento dei Rainbow negli Stati Uniti io e Candice abbiamo ascoltato il concerto di Lady Vita al Bitter End di New York restando così colpiti dalle sue possibilità espressive da ingaggiare immediatamente l’artista nei Blackmore’s Night.
Tecnicamente è stato difficile riproporsi e farsi accettare in veste acustica dal suo pubblico di fedelissimi sparsi in tutto il mondo? Alla fine degli anni novanta la scena musicale mondiale era molto cambiata. Ogni canzone seguiva il trend delle mode. Mi sembrava tutto ridicolo. I grandi gruppi soprattutto negli Stati Uniti erano fortemente condizionati dai soldi e dagli investimenti economici delle case discografiche. In America i musicisti della mia generazione difficilmente riuscivano a suonare in televisione a MTV. Non c’erano vecchi sul piccolo schermo ma solo giovani rampanti che non sapevano neanche riconoscere una sequenza di note sullo spartito. Era un grosso problema! Praticamente si stava ripetendo la crisi dei primi anni settanta quando in Inghilterra gruppi come i Lindisfarne e i Fairport Convention troppo legati alla musica folclorica o gli Amazing Blondel, che cantavano nelle cattedrali, difficilmente riuscivano a entrare in uno studio della BBC. In quel periodo Candice suonava in un gruppo acustico mentre io continuavo a esibirmi con la mia band a un volume inaudito. Un giorno a Cardiff in Scozia ho visto un gruppo di quattro-cinque persone che suonava e cantava all’angolo di una strada e mi sono entusiasmato capendo che quella che doveva essere la mia strada anche se le mie dita non erano abituate a confrontarsi con la chitarra acustica… Con i Deep Purple suonavamo spesso musica energica e selvaggia e ci sembrava fosse sempre perfetta. Collegavi la chitarra, la lasciavi gridare e tutti rimanevano impressionati. Una chitarra acustica richiede una tecnica e un approccio completamente differenti. All’inizio è stato molto difficile perché quando suoni la chitarra acustica amplificata di fronte a trentamila persone tutto deve essere perfetto e non si può “stoppare” neanche una nota. Oggi suoniamo nei teatri, nei castelli e nei raduni del rock celtico che trasudano di storia del passato. Recentemente in Germania abbiamo filmato per quattro ore le immagini del DVD Castles & Dreams bissando lo show anche a Praga, in Olanda e in Scozia indossando gli abiti dei menestrelli medioevali.
Cosa rappresenta il tema centrale di Fires at Midnight? Personalmente questo collage di musica celtica mi entusiasma nel profondo. Fires at Midnight propone una musica regale, maestosa, acustica e simboleggia una sorta di rinascita di questi temi tipicamente irlandesi, ma al contempo esprime un senso di spiritualità molto stimolante a livello individuale. Personalmente reputo questo progetto come il capitolo più rappresentativo di tutta la mia carriera.
Nel febbraio 1998 l’album Shadow of the Moon ha conquistato il disco d’oro in Giappone e le zone alte delle classifiche brasiliane trainato dal singolo No Second Chance. Ci può parlare del messaggio sociale insito nel testo della canzone? Candice Night: In questo brano ho cercato di lanciare una nuova filosofia destinata a tutte le donne del mondo indicando alcune regole comportamentali che, oltre all’indipendenza e all’orgoglio tipico delle ragazze irlandesi, mostra un approccio aperto nei confronti di un pianeta ancora tutto da scoprire alla luce dei valori emersi all’alba del nuovo millennio.
Il successo di Under the Violet Moon ha cambiato il vostro modo di percepire la vita? Siamo diventati una sorta di famiglia felice supportati dalla consapevolezza dell’espressività delle nostre canzoni. Durante l’ultimo tour abbiamo partecipato a diversi concerti di beneficenza organizzati in America dalla Saltare Foundation che si prende cura degli orfani e dalla North Shore Animal League nata per difendere gli animali domestici abbandonati nelle città o sulle autostrade degli Stati Uniti. Questi contributi sociali sono stati esaltati dalla stampa e molte emittenti radiofoniche hanno iniziato a diffondere in tutto il paese l’idea che la nostra musica aiuta a far crescere le aspettative positive. Molta gente parla addirittura di miracoli! In realtà sono fiera che la nostra musica possa aiutare queste nobili cause così bistrattate nella società consumistica degli Stati Uniti. Questo è forse l’aspetto più interessante della nostre ballate e del simbolo dei menestrelli adottato dal gruppo perché dona nuove speranze alla gente.
Nelle vostre canzoni nasce prima il testo o la musica? Le parole sono troppo importanti per essere semplicemente adattate a una sequenza di accordi. Io ho delle immagini nella mia testa che cerco poi di tradurre in una dimensione musicale insieme a Ritchie.
Qual è il background che ha ispirato il tema di Faerie Queen uno dei brani del nuovo album? Ritchie Blackmore: È una simbiosi fra la chitarra e la voce ricca di magia e di mistero. Ho iniziato a scrivere la melodia con una chitarra a otto corde. Non ero sicuro di quello che volevo fare. Di fatto quello che traspare è il volto triste della regina delle fate. A New York, dove attualmente viviamo, la gente comune è troppo impegnata per percepire certe sensazioni nel traffico caotico di Manhattan. Intorno alla città c’è un grande bosco di cui noi abbiamo cercato di carpire i segreti e le memorie del passato.
Nel nuovo CD suona anche la chitarra elettrica proponendo in nuova veste due classici dei Deep Purple e dei Rainbow: perché questa scelta? Nell’arrangiamento in sala di registrazione ho arricchito il tema di Just Call My Name, St. Teresa e I Guess It Doesn’t Matter con dei fraseggi elettrici di chitarra ma dal vivo suono entrambi i tipi di chitarra. Nel tour che ha preceduto le session, abbiamo suonato anche delle cover di Jimi Hendrix, dei Cream e dei Mountain che le nuove generazioni non avevano mai ascoltato e una sera ho deciso di adattare al nostro stile anche Streets of London di Ralph McTell perché le parole di quella canzone m’erano sempre rimaste in testa come una cantilena. Child in Time e Streets Of Dreams invece sono solo dei richiami a un lontano passato che oggi io vivo in maniera del tutto differente.
Qual è l’idea portante che plasma la musica del progetto The Village Lanterne? Il villaggio simboleggia il paradiso ma è anche la tua casa. È un luogo dove ti senti al sicuro. Gli abitanti del villaggio si considerano una grande unita famiglia caratterizzata da un senso di profonda amicizia e di cameratismo. Alcune canzoni come The Messenger, Village Dance, World of Stone, Olde Mill Inn e Windmills sono nate come un set chitarristico acustico in totale relax espressivo. Questi brani hanno una struttura neoclassica che si adatta perfettamente al renaissance-style dei Blackmore’s Night. Del resto a undici anni la mia educazione musicale è partita con un serrato training ispirato alle musiche di Bach e alle melodie della musica elisabettiana britannica.
Quali sono gli immediati progetti del gruppo? Questa estate siamo impegnati nel tour americano ma il nostro management ha ricevuto numerose offerte per suonare in una serie di festival in Europa inclusa l’Italia.
|
|