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Chopin
Métamorphoses
Giovanni Bellucci, pf., Orch. Nat. de Montpellier, Alain Altinoglu, dir.
Classica - Generica
Accord

durata: 66' 51
Anno di uscita: 2010
Recensito su Suono n° 449 del 2-2011
Nel disco, con i suoi contenuti, e in concerto, anche con le sue congrue "comunicazioni" introduttive, ogni proposta di Giovanni Bellucci appare sotto la specie dell’evento (con tutta la prudenza che oggi è d’obbligo nell’utilizzo di questo termine inflazionato e di solito buttato là arbitrariamente) nel senso che le intenzioni che sostengono i momenti d’arte animati dal giovane pianista, storico e ricercatore, si articolano e si legano con organicità di significati, come mai da decenni in queste contrade, disposte a rispondere con qualche prontezza (mica tanta, poi) solo al richiamo di pochi nomi del jet-set concertistico, esotico o nostrano stagionato, e delle loro risapute, ormai consunte (e allora si parla di quintessenza) riletture.La novità di Bellucci, sostanziale nei riflessi delle indagini, è l’arricchimento che i suoi interventi - siano accostamenti, o esiti di colte riflessioni storiche: biografiche, estetiche o tecniche - portano alla plasticità del repertorio dello strumento evidentemente sempre più al centro della storia della musica degli ultimi due secoli. Gli interessi che hanno animato la ricerca di Bellucci nelle ultime stagioni, ma che non fanno dimenticare i suoi contributi discografici al grande repertorio - Beethoven (Sonate, e Sinfonie nella trascrizione di Franz Liszt, in corso di realizzazione), e il Liszt, anche delle trascrizioni: come la Sinfonia fantastica di Hector Berlioz, in una magistrale registrazione di qualche anno fa - si focalizzano oggi su Schumann, e soprattutto su Frédéric Chopin (1810-1849), di cui, in questo CD "a tesi", rivela al musicofilo pagine che la storia ha ignorato, o per ignavia (quieta non movere) tenuto nascoste, e che per la verità esaltano empaticamente, grazie all’opera di esegeti curatori, i caratteri del testo originale. Bellucci - che introduce sul booklet le sue esecuzioni dedicate alle metamorfosi chopiniane con note puntuali per dati storici e considerazioni estetiche - apre la festa sonora chopiniana con Sei Canti polacchi tratti dall’op.74 dall’amico Franz Liszt, per proseguire con l’inedita registrazione della pregnante revisione di Ferruccio Busoni della Polacca in la bem.magg. "Eroica" op.53 (1909) e, sempre di Busoni, le Nove Variazioni su un Preludio di Chopin, affiorate da laboriosissimi precedenti. Conclude il CD la prima registrazione, live, del Concerto n.1 per pianoforte e orchestra op.11, con la sorprendente orchestrazione di Carl Tausig, il virtuoso polacco, scomparso trentenne nel 1871: per lui non fu "affatto un sacrilegio metter mano all’orchestrazione alquanto scolastica e probabilmente apocrifa del Concerto", e le sue ragioni appaiono oggi di grande interesse. Nell’impossibilità di entrare nel dettaglio delle singole realizzazioni si intende almeno accennare al contributo culturale e artistico della proposta, tutta mirata all'esaltazione delle potenzialità suggerite dal geniale fecondo dettato originale; il generoso progetto di Bellucci, splendidamente realizzato con il valore aggiunto del suo superiore magistero, della sua arte pianistica così nutrita di poetico ardore, oggi praticamente senza confronti da queste parti, prende la forma di una riflessione concreta sull'evoluzione dei significati estetici, storici, poetici e, con l’affermazione dell’occasione concertistica, anche di costume; la sottolineatura "d’autore" (e quali autori!) di alcuni aspetti, anche profetici, dell’arte di Frédéric Chopin è un atto d’amore, espresso da un pianista d’oggi davvero grande, che rivitalizza una dimenticata opera di esegesi, quella di Tausig, in cui il canto e il tessuto armonico del pianoforte sono valorizzati da un’orchestrazione adulta, pertinente, devotamente sottesa. A Bellucci va nel contempo riconosciuto il valore della responsabilità delle sue scelte, che si contrappongono con la loro congruità all'asfittica gestione della consuetudine sostanzialmente commerciale: per Bellucci l’esecutore è un "medium che deve tendere all’immedesimazione con l’opera che sta vivendo, ancor più che rappresentare". Le sue energie trovano limitato spazio in un contesto tristo come l’attuale, quando prendano la forma di un ruolo salvifico e non burocratico, o anche solo celebrativo, nel mondo della musica: in concerto e riprodotta. Egli ha il merito insomma di idee di elevato spessore, anzi "per colpire nel segno, l’interprete non ha che un’opzione: consegnare al pubblico una propria verità, fosse anche arbitraria o discutibile, ma pur sempre ebbra di quel rischioso slancio dell’anima che è l’ideale", purtroppo nella prospettiva di un futuro non prevedibile, nemmeno nella mediocre prospettiva tecnologica.

Umberto Padroni