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William Parker
The Inside Songs of Curtis Mayfield. Live in Rome

Jazz - Generica
Rai Trade-Radio 3

Anno di uscita: -1
Recensito su Suono n° 410 del 11-2007
Nella carriera di ogni grande avanguardista c’è sempre un momento di riflessione. Penso, per esempio, ad Anthony Braxton che suona Scott Joplin, Gaslini alle prese con i Doors, ecc. Lasciatemi dire che approvo di buon grado queste operazioni. Per vari motivi: il vecchio brano acquista una lucentezza nuova, che non ci fa dispiacere molto quell’attimo di nostalgia in cui indugiamo nel momento dell’ascolto. Inoltre è sempre il caso che l’avanguardia commisuri la sua quota di eversione, “facendo i conti” con la musica del passato. Tutte queste considerazioni cadono a pennello per questo riuscitissimo lavoro di William Parker, che ci serve un Curtis Mayfield essenzialissimo, scremato da tutti gli ammiccamenti Motown che portavano la musica nera verso la disco music. Il ritmo è molto sostenuto, ma non è ballabile, almeno secondo i canoni di un tempo. C’è inoltre un continuo sabotaggio della trama musicale da parte del piano di Dave Burrell e da più rari interventi ai fiati del trio Barner-Foster-Mateen, del tutto fuori contesto, ma utili a connotare l’operazione e a farci comprendere di cosa è capace William Parker. In comune con Mayfield posso trovare una serenità nella vocazione africanista, che spiega l’interesse per il più vecchio musicista e serve a stemperare un certo free anni ‘60, insormontabile nel jazz, ma, a quanto pare, piuttosto fuori moda. Un disco bellissimo, va da sé, ma anche intelligente, veramente universale e godibile dalla prima all’ultima nota. Complimenti anche alla produzione, che ha saputo salvare una miracolosa serata al Parco della Musica di Roma. La registrazione, di buona qualità per un live, risulta ben spazializzata, ma un po’ confusa e carente agli estremi banda.

Paolo Aita