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Flavio Giurato
Il manuale del cantautore

Canzone d'autore
Interbeat

Recensito su Suono n° 412 del 1-2008
È come se ci fossero due tempi, uno che dagli anni settanta ci ha portati dove siamo adesso e un altro che da lì ha continuato per una strada, individuale e, non solo per questo, non riportata dalle mappe. Flavio Giurato appartiene a quest’ultima traiettoria, strana e traversa, ma libera, superba e del tutto personale. Il manuale del cantautore è un disco fuori dal tempo e chissà, forse anche fuori tempo. È spiazzante, di quelli che non te l’aspetti, che ti colgono impreparato e inadeguato, perché come succedeva una volta, ti chiede di essere ascoltato, poi ancora ascoltato e quindi, solo lentamente assimilato. È l’LP anziché il CD. De André a parte è una delle cose più belle che siano venuti fuori dal mondo dei cantautori italiani dagli anni settanta (compresi) ad oggi. Giurato non è un esordiente, tra il 1978 e il 1984 aveva dato alle stampe ben tre album, ma si era sul finire di un’era e probabilmente anche quella volta era fuori tempo, o ancora una volta in un tempo tutto suo. Non vendeva, non rientrava in quello che sarebbe diventato unico presupposto, così non se ne fece più niente e lui andò altrove a fare altro. A distanza di più di vent’anni spunta questo disco, che non ha niente a che vedere con gli anni settanta né con le tipiche sonorità cantautorali di quegli anni, ma di quel periodo straordinario ne riprende la più raffinata e libera intelligenza. Il senso. Giurato come personaggio sembra inattaccabile e il suo nome con grande ritardo andrà adesso di diritto ad aggiungersi a quello dei vari Guccini, De André, Lolli e Vecchioni anche se i suoi amori dichiarati sono il punk, i Radiohead, Mango e, di grazia, anche il signor L. Cohen, ai quali, uno per uno compresi i succitati cantautori, non assomiglia minimamente. Il mezzo voto in più vale per il bisogno che si ha, ancora, di questa libertà e intelligenza. Il resto è tutto suo.

Antonello Oliva
Voto artistico: 9
Voto tecnico: 8