Jazz - Generica Dreyfus catalogo: FDM 46050 369512 durata: 63,30 Recensito su Suono n° 441 del 6-2010
Lo scrivente conviene col mondo che affermazioni radicali sui grandi nomi del jazz hanno grande pericolosità ed espongono. Però si può senz’altro dire che la produzione di Marcus Miller non brilla per uniformità qualitativa; la cosa del resto capita a parecchi di quelli che, come lui, hanno una tecnica impressionante e su quella hanno costruito molta della loro fama, spesso a scapito degli aspetti compositivi, interpretativi, di arrangiamento… insomma, a scapito della musicalità. Non si può dire con piglio da sentenza oggettiva che siamo ad un miglioramento, però perlomeno in questo caso si delinea con grande efficacia quella che è in effetti, detta fuori dai denti come magari nessuno vuol dirla sempre per non esporsi, la figura tipologica di Miller, che ne rappresenta una manifestazione quasi assoluta: il bassista tamarro. Qui siamo addirittura in versione orchestrale e quindi perlomeno si cresce in termini di omogeneità complessiva del lavoro; la tracklist difetta come al solito di caleidoscopite coatta, andando da una ben riuscita Amazing Grace a Strange Fruit, da So What ad un improbabilissimo medley di O mio babbino caro e Mas que nada (…). Dicevamo appunto che è sempre un gran piacere ascoltare Miller nelle sue evoluzioni, quindi a maggior ragione qui con un’orchestra (pure leccata negli arrangiamenti) ci si diverte. Basta capirsi; c’è un po’ di tutto e un po’ di troppo, Miller è così. Bizzarra ripresa del concerto con pulizia odierna e riverberazioni fuori posto da live anni ’80-’90.
Pier Luigi Zanzi
Voto artistico: 7
Voto tecnico: 6.5