Jazz - Generica Jazz Collection catalogo: Jc 430 durata: 76,41 Recensito su Suono n° 441 del 6-2010
Frutto di un'idea del pianista e compositore argentino Lalo Schifrin, autore di grandi colonne sonore per il cinema e collaboratore di tanti grandi jazzisti, The New Continent è un ambizioso progetto teso a raccontare l’immagine che l’artista aveva del continente americano nel lontano 1962, ed ebbe una storia abbastanza complessa e travagliata. Commissionato per il Festival di Monterey del 1962, arrivò in sede di incisione solo tre anni dopo nel 1965, ancora fu ripubblicato nel 1972 ed oggi vede la luce anche su CD. Il lavoro, che segna la fase finale della biennale collaborazione di Schifrin con Dizzy Gillespie, vede all’opera la Big Band del grande trombettista, fondamentale punto di riferimento del mondo jazz per circa trent'anni della sua carriera ed ha come protagonisti fra gli altri Conte Candoli (tromba), Frank Rosolino (trombone), Phil Wood (alto), James Moody (tenore), Buddy Clarck (basso) e Mel Lewis (batteria) con Benny Carter a condurre la band e naturalmente un posto d’onore per la magnifica tromba dell’inarrivabile Dizzy. Ascoltato oggi, a tanti anni di distanza, The New Continent sembra in linea con alcuni dei classici orchestrali del periodo, con i suoi difetti e le sue magnificenze. Gli arrangiamenti di Schifrin sono a tratti essenziali, a tratti un po’ magniloquenti, altre volte straordinariamente moderni, quasi a sottolineare la preveggente visionarietà di un compositore unico. Ci sono momenti un po’ eccessivi e smaccatamente filmici, rimarcati anche dalle ambizioni dei titoli (The Empire, The Chains, The Swords…) e di certo un po’ datati, ma il lavoro (a suo tempo definito dall’autorevole Downbeat come capolavoro di musica contemporanea) ha momenti (molti) davvero eccellenti sul piano solistico e corale, con Gillespie che senza strafare conquista la scena con alcuni assoli magnifici e con lo stesso Schifrin a tratti protagonista di momenti pianistici di assoluta e irresistibile modernità ritmica. Il tutto supportato da un ensemble di valore assoluto. Un disco curioso ed originale che vale la pena di avere.
Sergio Spada
Voto artistico: 7.5
Voto tecnico: 7.5