Frizzi si, Abreu no Il giorno degli hi-fi...di

27/03/2018 Paolo Corciulo

Frizzi si, Abreu meno... (il no magari è una forzatura non poi troppo lontana dalla realtà però).
Ogni essere senziente del pianeta Italia è stato informato della scomparsa del celebre conduttore televisivo; il passaggio a miglior vita del maestro Antonio Abreu è roba da specialisti, la notizia relegata anche dai quotidiani, che sono gli unici ad averla ripresa con una certa enfasi, nelle pagine della cultura con la lodevole eccezione del Corriere della Sera (esteri).
Con tutto il rispetto dovuto quando ci si pone di fronte alla morte, sempre prematura sia che riguardi un sessantenne un po enfaticamente definito "giovane" che un diversamente giovane alla soglia dei novant'anni come Abreu, mi colpisce la lampante disparità di evidenza mediatica dedicata in particolar modo dalle televisioni alla scomparsa di Fabrizio Frizzi (5 febbraio 1958 - 26 marzo 2018) e di Antonio Abreu (7 maggio 1939 - 24 marzo 2018), anche in misura di una chiave di lettura musicale, quasi una forzatura a mio parere nel caso del primo dei due personaggi, ampiamente utilizzata in tv. Di Fabrizio Frizzi probabilmente già saprete tutto, ora anche che si dilettava a cantare e ballare... Di Antonio Abreu probabilmente continuerete a sapere poco (se non gli iniziati amanti della classica) sebbene la realizzazione nel 1975, in gran parte merito suo, del "Sistema nazionale delle orchestre giovanili e infantili" (per tutti El Sistema), rappresenti uno degli interventi più felici della musica in assoluto, per i suoi risvolti sociali, non solo in Venezuela suo paese di origine, ma in tutto il mondo visto che El Sistema è stato emulato ovunque con oltre 50 tentativi simili (incluse le orchestre giovanili sponsorizzate in Italia da Claudio Abbado). I tre giorni di lutto proclamati in Venezuela sono solo il riflesso dell'impatto che la visione di Abreu ha avuto sulla vita dei giovani nel suo paese, dove la musica diffusa dalla capillarità de El Sistema ha contribuito al riscatto sociale di alcuni, al successo di altri (Gustavo Dudamel in testa). Ma questo probabilmente i telespettatori italiani non lo sapranno mai, perpetrando quell'odiosa disparità nei confronti della cultura ("Non è che la gente la cultura se la mangia” ebbe a dire un dimenticabile ministro del tempo) che nemmeno gli sforzi benemeriti di questi ultimi anni del ministro, ormai ex, Franceschini hanno saputo colmare. Una sperequazione che sembra trovar pace solo quando si sovrappone, a torto, lo spettacolo con la cultura.
Il dolore, il senso della perdita, quelli si purtroppo rimangono invece equamente diffusi...

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