L’angolo di benessere Il giorno degli hi-fi...di

08/03/2018 Paolo Corciulo

Un posto fisico ma anche un luogo dell’anima, una astrazione che misura, in modo tutto fuorché oggettivo (ma non per questo meno valido) l’armonia o la sua mancanza tra noi e la musica, tra noi e gli strumenti per apprezzarla.

Bellezza e bontà, due aspetti fondanti della qualità, uniti alla musica: che cosa sperare di meglio come viatico? Se solo un pochino di queste virtù pervadessero il settore dell’alta fedeltà che le predica in teoria e le massacra nella pratica, questo settore tornerebbe a splendere! Lecito sperarlo, la speranza non costa e per fortuna non ha prezzo; doveroso provare ad agire non fosse altro per procurarsi il proprio angolo di benessere. Di che cosa si tratta? È un vero spazio, delimitato fisicamente: quello che possiamo dedicare alla riproduzione della musica e che al netto delle speranze e delle aspettative troppo spesso è assai lontano dal luogo ideale che vorremmo avere. Lo è un po meno nel caso dell’ascolto in cuffia, modalità che riporta l’utente al centro dell’attenzione, visto che si stravolge completamente il modo di intendere la zona d’ascolto, basta una piccola area, e le priorità funzionali della catena che si va a costruire: tutto sarà comunque a portata di braccio e soggetto ad un giudizio critico dal punto di vista tattile! Lo è, più in generale, in una nuova generazione di prodotti nati con lo scopo di riportare “l’utente al centro del villaggio” invece di collocare il prodotto al centro dell’attenzione, quindi con una decisa cesura con il passato! Vuol dire tornate ad occuparsi dei bisogni dell’utente invece che imporli, creare le condizioni (attraverso apparecchi, soluzioni, tecnologie), per fare dell’ascolto musicale un’esperienza appagante. E poiché a volte i luoghi hanno un’anima (e un luogo deputato alla musica non può che averla) il compito di una rivista come SUONO, più che nei freddi riscontri oggettivi che hanno l’enorme limite di testimoniare tutto di quel che si consce e nulla di quello che ci è sconosciuto, va ricercato proprio nella capacità di quel luogo di entrare in risonanza con la nostra anima creando benessere. In questo senso l’angolo di benessere può essere inteso come la rappresentazione geometrica della nostra astratta capacità di andare oltre le gabbie che ci poniamo o che troviamo sul nostro cammino (in questo senso ahimè la stampa e i mezzi di comunicazione in generale hanno le loro colpe), con una visione che abbracci tutto quel che è necessario per raggiungere il risultato desiderato. Più è ampio quell’angolo e maggiori sono le possibilità che le azioni che ne conseguono portino alla soddisfazione, quella customer satisfaction di cui si sente sempre più spesso parlare. Più che verità, l’angolo di benessere (inteso come luogo dell’anima) è teso a fornire strumenti per ampliare la sua ampiezza in modo che comprenda a pieno le nostre esigenze e il modo per ottemperarle. Un piccolo grande compito (non si muore di alta fedeltà ma si può gioire e rendere la vita più lieve) che continuiamo a perseverare a dispetto di una malainformación dilagante.

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