Jazzack! 1/2016

Rotture, tagli e perentorie introspezioni critiche alla scoperta del luccichìo contemporaneo del Jazz.


Ribot veste solo corde 0

31/01/2016

Sei corde percorse da dita sagge e ribelli, una carriera corposa che lo ha portato a raggiungere vette di altissimo valore artistico. I cangianti sussulti dell'anima musicale di Marc Ribot hanno percorso le strade migliori della musica mondiale portandolo ad essere considerato Uno dei migliori maneggiatori di chitarra della storia.
Ogni volta è un piacere estremo ascoltare la sua strabordante capacità di impreziosire un arpeggio o evocare, attraverso le sue singolari produzioni artefatte di suono, immagini e catarsi ambientali dove far sguazzare voracemente la sua libido chitarristica. Semplice, trasandato e con quel ghigno vissuto che alterna agli sguardi da artigiano di vecchia data, compare sul palco romano del Monk Club dove forse si sente quasi a casa.
l'attesa del pubblico si frantuma appena le sue mani sulla chitarra iniziano a spolverare la trasparenza vergine del silenzio che gradisce e riempie d'emozione la sala gremita. Poche parole e tanto spazio alla musica viva. Bello vedere tanti musicisti accoglierlo e cercare di rubare qualche piccolo ingrediente delle sue ricette sonore. Cuba, il free jazz e l'ipnotismo della musica da film sono state alcune tra le rivisitazioni proposte dal chitarrista e compositore statunitense.

(Fotografie di Adriano Bellucci ©)

Roma a mano irrequieta 0

21/01/2016

Tornare a percorrere di nuovo strade di cui si è persa l'abitudine e sentire quel richiamo etereo che sbaglia di rado, quella invisibile attrazione che porta con sè una miriade di ricordi cari, aiuta a riflettere e ad addomesticare le pulsioni negative che cercano di sporcare il felice e fecondo panorama del jazz romano. Via Giuseppe Mirri a Roma è una strada che, severa, accoglie il folto pubblico di appassionati di musica e lo fa nella sacralità di un silenzio ristoratore e di una solitudine cromatica che predispone all'atteso piacere aurale. Nei miei occhi si accumulava quel brillìo che non percepisci, ma ti fa stare bene, una sensazione difficile da descrivere attraverso la povertà di un testo ma che forse è ciò che noi umani chiamiamo passione. Questo luogo ha una storia di interpreti, generi ed esperienze, difficili da dimenticare, che sopiti hanno vissuto l'abbandono ed ora grazie al grande lavoro dell'Associazione culturale C'Mon! rispolverano il suo vecchio splendore. Il Monk Club (www.monkroma.club ) con la rassegna JAZZ EVIDENCE propone un percorso conoscitivo del jazz di oggi e dei suoi maggiori interpreti, italiani ed internazionali. In questa occasione il piano di Enrico Pieranunzi è ospite del trio del chitarrista Gianluca Figliola. Un intenso dialogo tra la profonda saggezza musicale del pianista romano e il giovane ma predestinato chitarrismo jazz del talento partenopeo. Una sessione coinvolgente che alla rivisitazione di capolavori del calibro di Close Your Eyes (dove il batterista Marco Valeri regala all'auditorio un grande solo), All The Things You Are, Blu Daniel, alterna alcune composizioni del pianista Enrico Pieranunzi: New Lands, Five Plus Five, quest'ultima scritta per il suo 55° compleanno. Sguardi di intesa, rispetto e grande umiltà, corpi che danzano felici nell'esposizione delle loro sensibilità artistiche, sorrisi ed un singolare incontri di mani irrequiete; la ficcante scorrevolezza del piano di Enrico Pieranunzi, la tremante creatività della chitarra di Gianluca Figliola, l'ordine e la presenza del contrabbasso del ventitreennne Luca Fattorini e l'eleganza ritmica della batteria di Marco Valeri. W il MONK CLUB

(Fotografie di Adriano Bellucci ©)