Jazzack! 9/2019

Rotture, tagli e perentorie introspezioni critiche alla scoperta del luccichìo contemporaneo del Jazz.


La Bellezza va conquistata 0

29/09/2019

Sabato 28 settembre 2019 - Aperia della Reggia di Caserta

Zubin Mehta dirige al pianoforte Stefano Bollani e l’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli

Attimi di straordinarie vicissitudini che lasciano senza fiato. Bellezza appresso bellezze ed una incantevole loquacità di sorrisi e bollori d'anima. Il luogo è il più prezioso di Caserta, e di ciò che illuminò e rese maestoso il Regno di Napoli, ha ospitato una sessione sublime di musica seria di inaudita pienezza emozionale. Un pubblico numeroso e silente nell'attesa dell'inizio del concerto ha accolto nel migliore dei modi il dialogo musicale tra due sacralità assolute: il pianista Stefano Bollani ed il direttore d'orchestra ormai leggenda Zubin Mehta. L'Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli ha legato questa fruttuosa ed instancabile promiscuità di talento. A dar veste alle nude orecchie dei presenti i ritorni d'atmosfera della trascinante ed accecante Overture verdiana "La Forza Del Destino". Un bagliore d'intese tra la direzione e gli orchestrali ha avvalorato il prorompente scorrere dei temi melodici. L'eco risorgimentale viene vissuto emotivamente grazie al generoso ed audace trasporto sinfonico. Quindi è la volta del talento e della bizzarria di Stefano Bollani, accolto come una quasi divinità. Le sue dita hanno reso omaggio al concerto N. 23 in La Maggiore K 488 Di Mozart, rappresentando efficacemente i moti sensuali e di passioni resi celebri dalla scrittura del genio di Salisburgo. Occhiate, sorrisi e ghigni di piacere hanno evidenziato le buone maniere del respiro comune tra Mehta ed il pianista toscano: Un tocco del piano delizioso e pulito così come le geometrie estatiche incise nella spazialità dell'Aperia colma di benessere aurale dalla bacchetta reale. Prima di salutare la platea Bollani ha regalato la sua personale e libertina versione della "Marcia alla Turca" di Mozart ed un doveroso "Anema e Core" visto il profondo amore per la terra campana. In chiusura l'incantevole ed intimo Tchajkoskij con la sua Sinfonia N.5 Op.64 in Mi Minore ha chiuso in bellezza la penultima serata della IV Edizione di "Un'Estate da Re" tra il divino sguardo della maestosa Cerere e l'invisibile danza delle api custodi di uno spazio unico che avrebbero voluto esser ancora lì.

Mister Jelly Roll. Vita, fortune e disavventure Jelly Roll Morton, creolo di New Orleans, «inventore del jazz» di Alan Lomax 0

15/09/2019

Un testo imprescindibile per chi è appassionato di jazz e vuole addentrarsi nei meandri della genesi di un genere che ha caratterizzato le vicissitudini di New Orleans ad inizio Novecento. Una traduzione italiana che arriva dopo sessantanove lunghi anni di attesa ed alla quale hanno partecipato fattivamente due figure preziose del nostro bel paese: il musicologo Stefano Zenni che ha realizzato l'introduzione e lo scrittore e critico musicale Claudio Sessa curatore dell'intera opera. Una lunga intervista dell'etnomusicologo Alain Lomax con Jelly Roll Morton realizzata nel Reparto musica della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, una ordinata nenia narrante, arricchita dalle sue preziose mani che nel racconto orale percorrevano i tasti di avorio a lui cari. Il creatore dello swing, un riff che sminuisce e marca di obsolescenza, quando ancora è osannato da musicisti di mezzo mondo. Poi lo spaccato sociale e culturale di New Orleans: voodoo, lussuria, gioco d'azzardo, e quella musica intrisa di mondi che nella loro mescolanza ha reso possibile la costituzione di un genere ed una filosofia di vita che è riconosciuto come jazz. Completano il libro-intervista le molte esperienze musicali (prima fra tutte quelle con i Red Hot Peppers) ed umane che rendono il creolo di New Orleans un riferimento ultraterreno del pianoforte e di tutta la materia vanto della Louisiana.

(Quodlibet editore 2019 - 368 pp - 25,00 €)