Francesco Lotoro, custode della musica concentrazionaria Quasi (s)conosciuti

20/01/2017 Francesco Bonerba

C’è un uomo, a Barletta, in Puglia, che da oltre trent’anni dedica il “110% della sua vita” a una sola, imprescindibile missione: cercare, rintracciare, archiviare ed eseguire la musica composta nei campi di prigionia e concentramento tra il 1933 e il 1953, anno della liberazione degli ultimi prigionieri di guerra detenuti nei campi sovietici. Si chiama Francesco Lotoro, 53 anni, una smisurata passione per la musica e l’umanità che, alla stregua di una vera e propria vocazione, lo ha portato sin da ragazzo a mettersi sulle tracce di composizioni altrimenti destinate a un tragico oblio. Finora ha raccolto oltre 4.000 spartiti tra USA, Canada, Francia, Gran Bretagna, Germania, Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia, Israele, Tailandia e Brasile, appartenuti a musicisti di qualsiasi nazionalità e dal 2012 riuniti nell’Enciclopedia della musica concentrazionaria Kz Musik, un’opera monumentale di 24 CD edita da Musikstrasse.

Ma il vero obiettivo di Lotoro è che questo lavoro “archeologico” sia solo il presupposto necessario affinché le opere, spesso nascoste in polverose librerie, custodite in angoli sperduti di biblioteche dimenticate o conservate in condizioni precarie da eredi poco accorti, vengano finalmente suonate. “La carta è solo un veicolo; se questa musica non viene fatta conoscere al mondo, è come se non fosse mai uscita dal lager”, afferma il pianista; “suonarla anche solo una volta significa riscattarla e ottenere quella giustizia che non è stata concessa al suo compositore”. Una missione che tra le molte difficoltà – reperimento dei documenti, ricostruzione, interpretazione e adattamento della partitura, archiviazione ed esecuzione della musica – ne ha una che sovrasta di gran lunga le altre: trovare e parlare con i (pochissimi) autori sopravvissuti ai campi ancora in vita.

Il documentario dedicato a Lotoro

Maestro, documentario di Alexandre Valenti, tratto dal libro omonimo del 2011 dello scrittore Thomas Saintourens e in uscita lunedì 23 gennaio grazie a Istituto Luce-Cinecittà, racconta proprio di questa missione nella missione: oltre a esplorare la vita di Lotoro, il film insegue infatti la ricerca dei superstiti che il compositore compie a Parigi, Auschwitz, Praga, Berlino, Gerusalemme e Rio de Jainero. Una lotta contro il tempo per dialogare con le ultime tracce viventi di quella musica creata in situazioni a volte ai limiti dell’umana sopportazione. Città dopo città emergono dai viaggi di Lotoro – perfettamente pedinato da una camera da presa discreta e obiettiva, sincera e mai retorica – volti e storie incredibili, come quelle di una compositrice centenaria che ricorda alla perfezione la metrica delle opere composte settant’anni prima in un campo di prigionia, o di una comunità Rom che da decenni tramette oralmente il canto dei propri antenati morti nei campi, o ancora del figlio di un sopravvissuto che racconta di come suo padre riuscì a far trascrivere, prima della sua morte, 716 pagine di canzoni e testi memorizzati durante la cattività ad Auschwitz. Un patrimonio umano importantissimo e fragile, che sbiadisce ora dopo ora, giorno dopo giorno, portando via con sé la possibilità di conoscere le intenzioni dei compositori delle musiche o di comprendere meglio il particolare contesto in cui furono realizzate.

Progetto della Cittadella della Musica Concentrazionaria

Lotoro, la cui vibrante passione per questa enorme opera di riscoperta e trasmissione culturale trapela ad ogni inquadratura del documentario, ha riversato su di sé la responsabilità del salvataggio di questo importante tesoro del passato e sta lentamente trasformando una pagina poco conosciuta della musica in un’ampia finestra sul nostro passato. Dopo aver creato nel 2014 la Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria (Fondazione ILMC) il compositore barlettano, la cui attività è sostenuta dal 2015 da Last Musik, onlus registrata presso il governo italiano, è riuscito ad avviare con il sostegno del Comune di Barletta e della Regione Puglia un progetto di grandissimo rilievo, quello della Cittadella della Musica Concentrazionaria. L’impianto sorgerà sulla superficie di 8.000 mq della ex distilleria di Barletta e avrà una bibliomediateca musicale, un teatro con 212 posti a sedere, un Campus delle Scienze Musicali, un teatro all’aperto, una libreria internazionale del Novecento e un museo dell’Arte Rigenerata, dove saranno esposti gli strumenti musicali utilizzati nei campi di prigionia. Un’opera ammirevole che consentirà a migliaia di persone di ascoltare per la prima volta le note composte da uomini e donne che hanno trovato nella musica uno strumento di resistenza all’orrore della guerra. E che Francesco Lotoro, assieme alle persone che hanno scelto di aiutarlo, sta con infinita pazienza trasformando in una sinfonia fatta di milioni di voci e un unico messaggio: non dimenticare.

Il documentario Maestro uscirà sarà distribuito in 80 sale italiane a partire da lunedì 23 gennaio mentre una prima internazionale, alla presenza di Lotoro, si terrà il 24 gennaio a Parigi, nella sede Unesco del World Heritage Centre. A partire dal 27 gennaio, Giornata della Memoria, sarà avviato un progetto rivolto alle scuole con matinée e incontri.
Maestro è una co-produzione Italia-Francia, prodotta dalle italiane DocLab (premiata, tra gli altri, con il Leone d’Oro di Sacro GRA) e Intergea, e dalle francesi Intuition Films & Docs e Les Bons Clients. Si avvale dell’alto patrocinio dell’UNESCO e la collaborazione dell’UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Il film è distribuito in Italia da Istituto Luce-Cinecittà e per l’estero da Zed.

Per informazioni sul progetto e sulle proiezioni del film www.lastmusik.com

Immagini

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