L’eterno ritorno Quasi (s)conosciuti

28/10/2014 Francesco Bonerba

Come gli zombie, ritornano dall’oltretomba con cadenza ciclica: sono le numerosissime maree tecnologiche e di stile che periodicamente portano sulla spiaggia dei costumi dei consumatori un mucchio di oggetti, idee, vestiti e usi più o meno ispirati a ciò che era di tendenza vent’anni fa (o più).

Qualche giorno fa, nell’ambito del contest Insert Coin 2014 indetto da Engadget, ha fatto la sua comparsa, tra i dieci finalisti, la Hemingwrite, il prototipo di una macchina da scrivere “retro tech”, con memoria digitale, collegamento Wi-Fi – esclusivamente per il salvataggio dei file nel cloud – e schermo da 6 pollici E-Ink con retroilluminazione, su cui vedere cosa si sta scrivendo, ora, data, numero di battute e livello della batteria. Un gadget che fa il verso alle macchine da scrivere elettroniche dei primi anni Novanta, eludendo la complessità e le distrazioni del computer, inglobando qualche comodità dell’era digitale e assicurando totale concentrazione sulla scrittura. Solo qualche mese fa l’attore Tom Hanks aveva lanciato, in collaborazione con gli sviluppatori Hitcents, l’applicazione Hanx Writer, che trasforma l’iPad in una vecchia macchina da scrivere con tanto di ticchettio e “ding” alla fine di ogni riga.

Di esempi analoghi, in cui must del passato tornano a popolare il presente, potremmo contarne a decine pescando qua e là dai campi più disparati: il ritorno in auge del gelato Winner Taco; l’ondata di hipster che ha fatto riemergere barbe lunghe, occhiali tondi, orologi Casio con display digitale e decine di altri accessori vintage; la resurrezione delle chat room, dissoltesi gradualmente nel chiacchiericcio dei social network e ora riproposte nella forma di una App, Rooms, prodotta nientedimeno che da Facebook.

Grafico creato da Nicholas Restivo

Da cosa dipende questo fenomeno, che ciclicamente si ripete nella storia (basti pensare a Happy Days, che nell’America anni Settanta ripropose, con straordinario successo, l’atmosfera degli “spensierati” Fifties)? Mancanza di idee o eccesso di nostalgia? Due mi sembrano i fattori che più incidono su questo perenne ritorno. Il primo, forse banale, consiste nel fatto che ogni venti/trent’anni si affaccia sul mercato una nuova generazione ansiosa di riversare nei contenuti che produce (siano essi film, musica, gadget, libri o quant’altro) le proprie passioni e ispirazioni, inevitabilmente legate alla propria infanzia/adolescenza. Il secondo elemento, più contingente al panorama contemporaneo, è la rapidità incontrollabile con cui la tecnologia si evolve e ci viene forzatamente somministrata da multinazionali assetate di nuovi guadagni (pensate: sono passati vent’anni prima che il DVD potesse soppiantare il VHS e solo sette tra la nascita del DVD e l’arrivo del Blu-ray). Il ritmo con cui i dispositivi da cui siamo circondati invecchiano è così rapido da essere inevitabile un rigetto “fisiologico”, cui segue il ritorno a un passato vissuto troppo frettolosamente (o di riflesso) per poter essere gustato appieno.

È ciò che, ad esempio, sta accadendo in ambito musicale con i vinili, i walkman e (strano ma vero) le musicassette. Partiamo innanzitutto da un dato di fatto: i CD non vendono più. Secondo i dati SoundScan analizzati da Billboard, finora nel 2014 l’unico album che ha venduto più di un milione di copie è stata la colonna sonora di Frozen della Disney; Beyoncé ha venduto 776.000 copie del suo disco omonimo, uscito a metà dicembre 2013, Lorde 754.000 copie di Pure Heroine (anch’esso del 2013), i Coldplay 720.000 copie di Ghost Stories. Non va bene neanche ai download digitali: soltanto 60 canzoni sono state scaricate più di un milione di volte, contro le 83 del 2013. La conclusione è sotto gli occhi di tutti, convalidata anche dal recente rapporto The Streaming Effect: Assessing The Impact Of Streaming Music Behaviouril 30% di chi ascolta musica lo fa attraverso servizi streaming come Spotify. Anche solo questo dato, unito alle previsioni secondo cui nel giro di cinque anni lo streaming rappresenterà il 70% del mercato musicale (rapporto MIDiA Research), lascerebbe intendere che la rivoluzione della musica liquida è ormai inarrestabile e destinata a soppiantare i supporti fisici. E invece no. Mai dare nulla per scontato.

Della rinascita del vinile si parla ormai da tanto tempo (SUONO gli ha dedicato numerosi speciali tra cui, recentemente, un numero monografico, il 485); nonostante il disco nero rappresenti ancora una nicchia, l’incremento percentuale delle vendite di vinili nel 2013 ha dell’incredibile: 32% in più negli USA, 101% in Gran Bretagna. In questo caso le tendenze e le mode giocano un ruolo limitato; a pesare, dopo la cocente delusione avuta dalla bassa qualità degli mp3 e dal deludente appeal del CD, è soprattutto la qualità, musicale ed estetica. Acquistare un vinile significa sottoscrivere un accordo (simbolico e ideale) con chi lo produce che, a fronte di un costo maggiore rispetto a prodotti analoghi, offre un oggetto qualitativamente superiore, che suona bene, resiste all’usura del tempo ed è esteticamente curato. Il vinile è l’inequivocabile risposta alla smaterializzazione della musica e allo sminuimento operato negli ultimi anni ai danni del prodotto musicale, che ha visto prevalere la quantità (e i profitti) sulla qualità.

Stesso discorso riguarda il walkman. Sembrava defunto, soppiantato dai lettori CD prima e dall’iPod dopo. Invece, nonostante i vari elogi funebri, proprio ora che la Apple sembra ritirarsi da questo segmento di mercato, ormai soffocato dalle infinite risorse tecnologiche degli smartphone, diverse aziende, tra cui Sony, ci riprovano (leggi articolo in uscita su SUONO 492). Obiettivo: produrre lettori di file digitali in alta qualità (24 bit / 192 kHz), che offrano a chi ama la musica in movimento la migliore sorgente possibile, da apprezzare al meglio con cuffie di qualità (anche qui le possibilità sono infinite, a seconda delle tasche).

È a questo punto che irrompe l’anomalia (nostalgica): l’imprevedibile ritorno dell’audiocassetta. Si tratta in realtà di un caso isolato ma sicuramente indicativo. Il pretesto l’ha fornito il blockbuster Marvel I guardiani della galassia, la cui colonna sonora, Awesome Mix Vol. 1, è composta da una selezione fantastica di brani anni Settanta che ha un forte collegamento con la trama del film (il protagonista la ascolta su una vecchia audiocassetta regalatagli dalla madre). La soundtrack ha raggiunto la prima posizione nella classifica Billboard 200 e venduto 426.000 copie negli USA; grazie a questo successo, la Disney ha annunciato che dopo l’edizione su CD, Vinile e file digitale, il 17 novembre verrà rilasciata una special edition in audiocassetta, che sarà venduta solo nei negozi associati al Record Store Day. Era dal 2003 che la major dell’intrattenimento non stampava musiche su nastro, inesorabilmente scomparse da un giorno all’altro dai banconi dei negozi di musica (in America le produce ancora la National Audio Co. di Springfield).

Se teniamo conto del fatto che il regista de I guardiani della galassia, James Gunn, è nato nel 1970, e cheil film strizza moltissimo l’occhio all’avventura fantascientifica di quegli anni (il riferimento più ricorrente sul web è ai primi Star Wars), tutto torna. L’innovazione tecnologica potrà anche continuare la sua forsennata corsa, ma la realtà è che l’essere umano ha delle tempistiche proprie legate alla memoria, alla riflessione, all’adattamento, al giudizio, alle emozioni e sensazioni; un’unità di tempo inviolabile che è l’unico, vero insindacabile giudice di ogni cambiamento epocale. E che, ad oggi, sembra non essere ancora pronto a rinunciare alla fisicità della (buona) musica e a un ascolto qualitativamente appagante.

Per ulteriori dati, statistiche e informazioni sulle tendenze attuali del mercato discografico rimando al dettagliato report 2014 dell'IFPI.

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