Profili #12 | Mosche Quasi (s)conosciuti

30/01/2017 Francesco Bonerba

SUONO vi racconta nuovi autori emergenti in 7 domande.

L’ospite di questo post è...

Nome: Mosche
Città natale: Roma
Canali: Facebook , Twitter
Discografia
Senza ali (2016)
Lineup
Alessandro Melis, Carlo Cruciani e Luca Zamberti

Videoclip
Mille occhi

Alessandro Melis, Carlo Cruciani e Luca Zamberti, in arte le Mosche. Quando vi siete conosciuti e come è nata quest’avventura musicale?
Ci siamo conosciuti paradossalmente al conservatorio indirizzo Jazz a Frosinone cinque anni fa ormai. Nessuno di noi è diventato poi un jazzista, almeno per il momento. Culturalmente parlando, però, ciò che abbiamo imparato abbiamo sempre cercato di metterlo in pratica influenzando altri generi armonicamente più semplici come il pop e il rock, un po’ come avviene nella fusion. Abbiamo cominciato a suonare insieme cover di Mike Stern e Billie Cobham, poi abbiamo interrotto per un anno quando Luca e Carlo sono andati a vivere in Francia e Belgio. Quando sono tornati a Roma abbiamo cominciato a lavorare a brani originali, inizialmente con testi in lingua inglese che  poi sono diventati in Italiano. Di lì a qualche tempo è nato Senza Ali, il nostro primo album.

Da dove nasce la scelta di usare proprio questa categoria di insetto per definirvi? In cosa vi sentite simili a una mosca?
Il signore delle mosche è il libro che ci ha ispirato. Sull’isola in cui si svolge la storia (che vi invitiamo a leggere), la sera dopo aver fatto festa con la carne del maiale ucciso e averne appeso la testa su un palo, alcuni bambini rimanevano a fissarla ed era l’incarnazione del loro terrore e delle paure più profonde. Impersonava le loro angosce e gli “parlava” in momenti di delirio puro. Le mosche gli svolazzavano sopra, quasi a rivelare il vero problema sociale che spezzava in due le fazioni di ragazzi presenti sull’isola. La carne che era alla base della loro nutrizione e del loro sostentamento era anche la causa della loro discordia. Illuminante.

A quale immaginario – musicale, cinematografico, artistico – avete attinto finora per creare le suggestioni contenute nei vostri testi?
C’è una cinefilia di base e un amore per la musica profondo, coltivato negli anni. Entrare nel dettaglio richiederebbe un’intervista a parte!

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Senza ali è il vostro primo album. Come avete vissuto la genesi e la lavorazione di questo lavoro e a quale brano siete particolarmente legati?
Delusi in qualche maniera, tutti e tre, da precedenti esperienze di creazione di musica originale con altri musicisti abbiamo deciso di lavorare in una maniera completamente diversa e nuova per tutti noi ma che ci ha appassionato fin da subito, ci ha permesso di dilazionare le spese e di non fare un album con dieci brani tutti troppo uguali. Pertanto abbiamo scritto, elaborato e arrangiato un solo brano. Quando sentivamo che era pronto ne facevamo una pre-produzione e poi lo portavamo al nostro fonico che lo ha registrato supervisionando la produzione artistica. Normalmente per ogni brano abbiamo impiegato circa un mese, un mese e mezzo. È stata davvero una bella esperienza. Per rispondere al resto della tua domanda, Mi hai… è il primo brano costruito in questo modo, quello che ci ha fatto capire che sound volevamo avere e senza dubbio quello a cui siamo emotivamente più legati.

Cosa cambiereste e cosa invece apprezzate del panorama musicale italiano contemporaneo?
I rapper dovrebbero riprendere a fare davvero rap e non i buffoni affamati di click che sono diventati oggi. Il rock dovrebbe essere spinto di più dalle major ma capiamo che non ci sono soldi e gli imprenditori della musica non vogliono più rischiare, per questo esistono i talent. Il pop è l’unica cosa “vera” e fedele a se stessa anche se il pop d’autore bello degli anni ’90, alla Gazzè e Carmen Consoli prima maniera, non si sente più in giro.

La rinascita del vinile ha riportato in auge il concetto di qualità del suono. Quanto è importante per le Mosche l’alta fedeltà musicale?
Non abbiamo troppe competenze tecniche per lanciarci in una risposta di questo tipo. Per quel che riguarda la nostra esperienza possiamo sicuramente affermare che con i mezzi di oggi è veramente difficile che qualcosa suoni male, a meno che a monte non sia stata prodotta e mixata male.

Sogni per il futuro: quelli a cui state già lavorando e quelli ancora nel cassetto.
Miriamo al grande pubblico, il prossimo disco sarà totalmente diverso a livello di sound. Senza Ali è stato catartico e continuiamo a suonarlo con piacere dal vivo sia in elettrico che in acustico ma è un capitolo chiuso.

Immagini

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