Profili #14 | Macs Inghio Quasi (s)conosciuti

03/08/2018 Francesco Bonerba

Nome: Massimo Inghiomirelli (in arte Macs Inghio)
Città natale: Torino
Canali: Facebook, YouTube

Discografia
Gli italiani sono gente strana (2010)
Per la strada (2014)
Aware (2018)

Videoclip
Cane bastardo

Ciao Macs! La tua avventura nel mondo della musica inizia prestissimo: a 14 anni fondi la tua prima band, i Medusa. Raccontaci del tuo esordio e dei miti che ti hanno ispirato convincendoti a intraprendere quest’avventura musicale.

Ciao! Tutto merito (colpa) di mio fratello, che tornava a casa con i dischi dei Deep Purple e degli Iron Maiden. Ascoltando questi mostri sacri è arrivata la voglia di iniziare a suonare e giovanissimo con Diego Perrone (attuale vocalist di Caparezza) abbiamo fondati i Medusa. Dieci anni stupendi e irripetibili Abbiamo fatto due dischi e centinaia di concerti in anni in cui era possibile farlo.

Nel 2010 il primo album, Gli italiani sono gente strana. Qual è stata la sua genesi? Gli italiani continuano ad essere gente strana?

Direi che lo sono ancora di più, mi ricordo che scrissi quella canzone guardando gli italiani votare Berlusconi. Ora posso solo dire che siamo caduti dalla padella alla brace. Non mi piace quello che vedo e questo governo. Mi fermo qua, siamo un popolo intelligente ma che si fa prendere in giro facilmente. Ho dei bellissimi ricordi legati a quel disco e in generale fu un bel periodo.

Che importanza riveste nel tuo lavoro e nei tuoi ascolti privati l’alta fedeltà? E cosa ne pensi del ritorno all’ascolto su vinile?

Direi che non sono un maniaco ma mi piace ascoltare lavori fatti bene. Il ritorno al vinile è sicuramente una buona cosa. È uno dei rari casi in cui il supporto regge ancora. Anche se lo streaming rappresenterà il futuro per molti anni.

Lo scorso 20 aprile è uscito il tuo nuovo album, Aware, il cui titolo è ispirato al concetto estetico giapponese del Mono no aware, legato alla bellezza della natura e della vita umana e al loro incessante mutamento. Da cosa nasce questo lavoro e qual è il suo baricentro concettuale?

Appena mi sono imbattuto in questo termine affascinato dal mondo giapponese mi sono detto che poteva essere un bel concetto su cui improntare il disco. La mia vita in fondo è stata tutta un mono no Aware. Fatta di fasi, tutte belle ma tutte con una fine. Forse ho voluto farci un disco per esorcizzarlo e renderlo più accettabile. Accettare che le cose cambino o muoiano è un punto di partenza per vivere un po' sereni.

L’album ha una bellissima copertina ed è stato anticipato dal videoclip di Cane bastardo. Quanto è difficile comunicare la musica nello scenario di oggi?

La copertina è un capolavoro di Daniele Italia, quando l'ho vista ci sono rimasto di stucco. Ha fatto un lavoro che rispecchia la mia personalità e che rispetta anche il concetto di Aware. Sicuramente mi sta aiutando per ottenere una maggiore attenzione. Parlando invece della scena italiana devo ammettere che per uno come me, che arriva dagli anni '90, è molto complicato. Torino, la città dove vivo, è di per sé molto chiusa. C'è una piccola nicchia di artisti che però l'hanno fatta diventare un’élite. Al contrario, a me piacciono le cose inclusive, quelle esclusive le lascio a chi ha paura di confrontarsi con gli altri a chi crede di aver sempre ragione e di essere il migliore. Ho la fortuna di lavorare nell'ambiente musicale e quindi stiamo cercando di organizzare diverse iniziative che vanno al di là del mio percorso musicale. La musica è di tutti e nessuno può decidere per gli altri e soprattutto non si possono illudere le persone. Questo è un punto molto importante: cari addetti ai lavori, non illudete le persone per i vostri comodi per poi defilarvi appena ne arriva uno nuovo. È una scena che a Torino vedo ciclicamente e continuamente. È vero che il music business è sempre stato spietato ma è anche vero che le persone vanno rispettate. A questi presunti addetti ai lavori consiglierei di cambiare mestiere perché sono quelli che salgono su treni già in velocità e che mai ne mettono uno in moto. In ogni caso mi permetto di dare un piccolo consiglio a chi suona: Non vi fate scoraggiare da ciarlatani e da music manager di dubbia cultura musicale incapaci di vedere il vostro talento. Sono troppo impegnati a monetizzare piuttosto che capire qual è la vostra proposta. Fondamentale è cercare di stare al passo con le tendenze comunicative dei social e avere fortuna nell'incontrare persone che credono in quello che fate.

Il sogno nel cassetto più grande e il momento più gratificante vissuto finora?

Il sogno più grande è continuare a fare musica, almeno per i prossimi 15 anni. A qualsiasi livello e in qualsiasi modo. Poco importa se arriva qualche bastonata e che a 42 anni è difficile farsi capire dai più giovani. Senza musica non si può stare. I momenti gratificanti sono tanti ma ultimamente mi ha fatto molto piacere ricevere i complimenti di un artista che stimo moltissimo e che non credevo potesse conoscere il mio progetto. In generale la gratificazione più grande è scendere dal palco e parlare con le persone. I loro occhi mi dicono di non mollare e fino a quando sarà cosi, non si molla.

Quali saranno i prossimi appuntamenti con Macs Inghio?

Abbiamo appena terminato un giro di una dozzina di concerti e ci stiamo organizzando per l'inverno. Ci sarà un nuovo video di supporto ad Aware e soprattutto ho già deciso di fare un quarto disco. Non vi liberete di me molto facilmente. Grazie mille, un saluto a tutti gli amici di Suono.it!

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