La qualità paga sempre Wonderous stories

04/08/2015 Paolo Carnelli

Leggevo in questi giorni un'interessante intervista a Steve Hogarth, il cantante dei Marillion (a proposito, Hogarth sarà in concerto all'Auditorium Parco della Musica di Roma, Sala Petrassi, il prossimo 12 settembre). Alla domanda canonica sul modo in cui attualmente preferisca ascoltare musica, se su cd, in vinile o magari in formato liquido, Hogarth risponde in questo modo:

Non importa da dove arriva la musica. Il vinile suona di certo più caldo e reale, ma se una canzone è bella rimane bella comunque. Si può restare un po’ intrappolati nella ricerca della qualità del suono. “Slave to the Rhythm” e “Won’t Get Fooled Again” suonerebbero bene in qualsiasi modo le si ascolti.

Come dire: la qualità (artistica) paga sempre, a prescindere dalla qualità sonora. E noi dobbiamo stare attenti a non pensare solo alla frequenza di campionamento di un file. Ovviamente questo non significa che Grace Jones o gli Who non siano degni di un ascolto di un certo livello, che magari riesca a mettere in luce ancora meglio alcuni dettagli sonori, ma piuttosto è vero il contrario: ovvero che nessun super impianto riuscirà mai a dare qualità a quei prodotti che qualità (artistica) non hanno.

Paolo Corciulo

05/08/2015 07:22

Riferendomi ad un concerto acapella ascoltato (ma dovrei dire "devastato") all'Auditorium di Roma qualche tempo fa, vorrei però sottolineare come, soprattutto per un pubblico che non ha una notevole cognizione degli effetti della qualità tecnica della musica, la qualità artistica intrinseca di un brano / autore possa essere devastata (quasi sempre) da una cattiva qualità riproduttiva...

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