Nato sotto il segno dei Pesci Wonderous stories

27/07/2015 Paolo Carnelli

Avevo deciso già da un po' di tempo che oggi avrei dato avvio al mio blog su SUONO, anche se il mio primo post è forse poco in linea con il titolo di questa pagina... o forse no. La storia di Chris Squire, anche se si è interrotta bruscamente, è comunque una storia meravigliosa. Non ho mai avuto modo di intervistarlo o di parlarci di persona, e forse è stato meglio così, dato che tutti mi dicono che non aveva un carattere facile e conciliante.

La sua era un'immagine di forza. Non a caso, il ricordo di Squire che mi è tornato in mente più spesso in questi giorni mi riporta indietro al giugno del 1991, quando gli Yes suonarono al Palasport di Roma nell'ambito del tour di Union: otto musicisti e uno spettacolo pazzesco che andava da Yours is no Disgrace a Owner of a Lonely Heart. Una serata bellissima, passata con gli amici sotto il palco a diventare matto per cercare di seguire tutto quello che accadeva lì sopra, tra doppie batterie, doppie chitarre, doppie tastiere, polifonie vocali e bassi poderosi.

Durante quel concerto proprio Squire, con il suo abito lungo a rombi bianchi e neri e con a tracolla un triplo manico come quello nella foto di Marco Zatterin, venne centrato in pieno volto da un sacchetto di carta marrone, di quelli del pane, che gli si appiccicò praticamente addosso mentre era impegnato nell'esecuzione sontuosa di Awaken. Nessuno capì il motivo della cosa, ma un brivido corse lungo le nostre schiene in attesa della reazione del gigantesco bassista: Chris senza scomporsi afferrò il sacchetto e lo lanciò via con un gesto ampio della mano destra, rivelando uno sguardo eccitato e un ghigno satanico, quasi fosse contento di quanto appena accaduto. Del resto per lui, il pesce abituato a muoversi nelle rapide del rock progressivo, cosa poteva significare uno stupido sacchetto di carta?

Probabilmente era convinto in cuor suo di poter fare lo stesso con la terribile malattia che in pochi mesi se l'è portato via, di scansarla con un semplice gesto, ma stavolta era una sfida troppo difficile anche per lui. Addio Chris, e grazie.

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