Atoll HD 120 test

Definirlo un amplificatore per cuffie, come da categorizzazione aziendale, è riduttivo, così come considerarlo un DAC (per le tante altre peculiarità più spiccate rispetto a quella della “conversione” pura). Classificarlo come un pre risulta dunque perlomeno possibile...

05/06/2018
di A cura della redazione redazione@suono.it

Nell’immaginario audiofilo Atoll è nota per la produzione di dispositivi costruiti in modo solido con un approccio tradizionale e a tratti persino conservativo ma con la particolarità di essere rimasto uno dei pochi produttori europei che è riuscito a mantenere prezzi competitivi senza spostare la produzione in Estremo Oriente. Il segmento è quello budget, anche se per la verità un prodotto come l’HD 120, oggetto di questo test, “tocca” l’area ma dall’alto di una fascia più alta di prezzo. Vero anche che data la varietà delle performance offerte l’apparecchio sfugge in parte a una precisa categorizzazione, almeno fino a che non rimodelleremo gli attuali metri di analisi. Una volta identificato l’humus esistenziale dell’HD 120, che cosa è esattamente l’apparecchio?
Daccordo: l’HD 120 è certamente un amplificatore per cuffia, tra l’altro l’unico nel catalogo della casa francese... ma poiché i ruoli dell’ascolto in cuffia e di quello canonico con i diffusori se non ribaltati godono oggi quantomeno di pari dignità, si è fatta strada una linea di pensiero per cui non c’è ragione, nel progettare un pre di buona qualità, di penalizzare l’una o l’altra sezione.

L’impostazione dell’apparecchio evidenzia una tendenza alla valorizzazione delle soluzioni squisitamente analogiche, con una cura particolare per il layout del circuito, in particolar modo nella scelta dei riferimenti di massa e delle alimentazioni. A tal proposito l’apparecchio mostra un impiego “smodato” di trasformatori incapsulati e di stadi di filtraggio dedicati, inusuali per un amplificatore cuffia. D’altronde gli stadi di amplificazione sono realizzati a componenti discreti con sezione di potenza a transistor e un livello di uscita in tensione decisamente alto, anche se con una impedenza interna che limita la corrente in uscita. Le commutazioni degli ingressi analogici sono realizzati con relè, mentre quelli digitali sfruttano le peculiarità del transceiver Cirrus CS8416. Il sistema, compreso il volume motorizzato, è servoassistito e comandabile anche attraverso un telecomando che, però, è venduto separatamente come optional. È presente un modulo Bluetooth collocato sul PCB di gestione dei segnali digitali in cui sono installati anche il ricevitore USB XMOS e i clock di riferimento. Manca sulla scheda digitale solo il DAC che è posto sul PCB principale saldato nel lato inferiore.

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Nelle migliori condizioni (l’apparecchio non è particolarmente sensibile al tipo di cuffia ma non suona uguale con tutte le cuffie) le performance per questo tipo di ascolto sono sicuramente di livello, caratterizzate da una marcata neutralità accompagnata da una buona capacità di ricreare lo stage virtuale che assicura ascolti in cuffia di ottimo livello, adeguati e oltre la classe dell’apparecchio. La gestione dei file ad alta risoluzione (la USB e l’ingresso coassiale accettano segnali a 24/192) non presenta particolari difetti ma risulta caratterizzata da qualche asprezza e da una se pur minima sensazione di artificialità. Nulla che caratterizzi sotto la media l’apparecchio ma nemmeno che lo elevi al top... C’è da sottolineare, però, che le prestazioni beneficiano particolarmente dell’utilizzo di un DAC esterno o una sorgente analogica di livello, riducendo le distanze con le prestazioni TOP! Di tutt’altra natura le prestazioni della sezione pre che supera ampiamente la media della risicata pletora di concorrenti: di nuovo in primo piano il carattere sonoro particolarmente neutro, che non aggiunge e non toglie, ma anche una spiccata capacità dinamica che sembra aggiungere brio a ogni genere musicale, senza alcuna idiosincrasia. Apprezzabile anche la grande stabilità del palcoscenico sonoro senza eccessi né un sovrabbondante compattamento dei vari piani sonori e della posizione dei vari attori presenti. Alla luce anche di queste indicazioni chi prende in considerazione questo apparecchio dovrà soprattutto analizzare in profondità le sue esigenze, attuali e future, per ottimizzare il suo investimento. Se ascolta solo in cuffia, dovrà tenere conto del fatto che l’apparecchio appartiene già a un segmento elevato dove probabilmente altri concorrenti, che consentano l’ottimizzazione dell’interfaccia ampli - cuffia, potrebbero assicurare performance altrettanto o più elevate una volta identificata la “cuffia della vita”. Collegato a un computer, oppure a uno dei renderer puri sempre più frequenti sul mercato, si possono ottenere risultati estremamente soddisfacenti in relazione al costo e potenzialmente upgradabile. Qualora si intenda invece edificare una catena Hi-Fi tradizionale, le prestazioni come pre dell’HD 120 si allineano a un rapporto Q/P tra i migliori in assoluto. Infine se il vostro intendimento è quello di realizzare una catena basata su pre e finale (e in questa fascia di prezzo non è mica uno scherzo!) l’HD 120 è una validissima soluzione. “Buttate” metaforicamente il resto (il DAC) e lasciate la cuffia alle ortiche... e vivrete felici! Ah, il Bluetooth: se per caso vi vien voglia di ascoltare qualcosa di “poco Hi-Fi” rimarrete sorpresi, per le prestazioni godibili ma sopratutto per la comodità e l’inaspettata finestra su un modo, ancor oggi, precluso al modo Hi-Fi dannosamente conservatore!

[ Pubblicato su SUONO n° 527 - luglio 2018]

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