Cambio della guardia a WOM

Mauro Grange non è più il CEO di WOM, l’acronimo che racchiude sotto lo stesso cappello alcuni tra i marchi di maggior lustro dell’hi-fi internazionale, incluso Sonus faber...

23/01/2017
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

Era il 2007 quando il fondo di investimento Quadrivio dava vita all’acquisizione di Sonus faber dai precedenti proprietari Cesare Bevilacqua e Franco Serblin. Per mano di Mauro Grange, messo alla guida di Fine Sounds (il braccio armato dell'equity found italiano), negli anni seguenti il fondo si è arricchito di altri marchi dell’hi-fi: prima Audio Research (2008), poi Wadia (2010); di seguito il distributore americano Sumiko (2011) e infine il simbolo per eccellenza dell'hi-fi McIntosh (2012) attorno a cui si è giocata l’internazionalizzazione del gruppo, fino alla recente trasformazione in WOM (World of McIntosh) avvenuta poco dopo un ulteriore passaggio di proprietà ad un ulteriore fondo di investimenti, questa volta francese, con la partecipazione dei manager italiani e di alcuni quadri di McIntosh nella proprietà.

10 anni che hanno visto tanto il marchio aziendale in se che la stessa Sonus faber trasformarsi e affrontare il mondo globalizzato quale principale alfiere del segmento del lusso della riproduzione sonora. L’artefice di questa epopea ora non ne controlla più le redini, che passeranno con ogni probabilità nelle mani del più conservatore Charlie Randall (CEO di McIntosh).

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