Diapason Karis III Wave

Abbiamo toccato e ascoltato questa vera opera d'arte, siamo andati a vedere come nasce perché “Il legno è un materiale così affascinante e versatile che può essere assemblato in forme così straordinarie da creare emozione ancora prima che il diffusore emetta la sua prima nota...”.

05/07/2018
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

estratto dall'articolo su SUONO 527

La scheda

Diffusori Diapason Karis III N.W.
Prezzo: € 3.440,00
Dimensioni: 19 x 28,5 x 26 cm (lxaxp)
Peso: 4,5 Kg
Distributore: Sound Center - www.diapason-italia.com

Tipo: da supporto Caricamento: reflex posteriore N. vie: 2 Potenza (W): 75 Impedenza (Ohm): 8 Frequenze di crossover (Hz): 4.500 Risp. in freq (Hz): 60-20.000 Sensibilità (dB): 87 Altoparlanti: Tw a cupola in seta trattata 19 mm, Wf Direct Drive polimetilpentene 11 cm Rifinitura: massello di noce canaletto finitura N.W. legno naturale Griglia: teletta con magneti opzionale Note: connettori Diapason, cablaggio Van den Hul CS 12, teletta fissaggio con magneti opzionale, 87 euro la coppia.

Il manifesto di intenti di Alessandro Schiavi (al secolo proprietario e progettista del marchio Diapason) è estremamente chiaro e i paletti ben stretti: dove si può, ovvero quasi sempre, ci si affida al legno massello per ripercorrere, con altri scopi, le attenzioni e le modalità che i liutai dedicano ai loro strumenti. Il paragone con la liuteria è stato sicuramente già molte volte scomodato ma vi assicuriamo che Schiavi, che peraltro è bresciano di adozione (e Brescia con Gasparo da Salò si contende con Cremona e Amati la primogenitura del violino) e musicista, con frequentazione del Conservatorio, semi-praticante. Dunque con qualche fondamento in più per subire una tale fascinazione e provare a riportarla nell’agone Hi-Fi. Perché, terzo elemento, Schiavi è anche uno che ha deciso di vivere la vita senza aderire smodatamente al fenomeno consumista globalizzato di questi anni: sebbene la Diapason sia conosciuta in tutto il mondo, l’azienda ha mantenuto del tutto il carattere artigianale sia nelle procedure che per giro d’affari. Così i prodotti durano a lungo (semmai vengono aggiornati nel tempo) e viene assicurata la possibilità di assisterli tutti, fin dai primi modelli; tutti elementi che caratterizzano l’azienda più di quelli tradizionalmente cavallo di battaglia di produttori più “rampanti”.
Nel 2015 per un incontro forse fortuito (o magari frutto di congiunzioni astrali), Alessandro Schiavi e Antonio Comini si conoscono in occasione di una personale di quest’ultimo. Comini è un falegname - artista (o artista - falegname) che realizza opere e mobili in legno con finiture totalmente realizzate a mano, ispirandosi alle forme che acqua, sabbia e rocce assumono in natura. Stessi stilemi, stessa attrazione per un materiale affascinante e a volte infido (“il legno è cattivello, c’è da andarci dietro e, a volte, affrontarlo in maniera molto brutale” mi dirà in occasione del nostro incontro) che però “segue la natura e l’ispirazione alla natura è una ispirazione senza tempo!”. I due, che scoprono di operare con aziende limitrofe anche geograficamente, decidono di provare a trasporre il “messaggio” di Comini in Hi-Fi proprio tramite i Karis, che per l’occasione diventeranno Karis Wave, progetto limitato a 200 coppie. Uno per uno Comini scolpisce i mobili del diffusore: per l’occasione vengono utilizzati pannelli maggiorati di 2 mm di spessore che, però, verrà poi scavato, scalpello e piallino alla mano, seguendo la venatura senza un disegno prefissato, a partire dal primo solco “ma vado molto a fantasia e non c’è una tratta predefinita”. Ne consegue che dopo le circa 14 ore necessarie per ogni singolo cabinet solo per effettuare l’intaglio, ogni diffusore è differente, in termini di finitura dal successivo: qualcosa che rende riduttivo il concetto “se deve stare in mezzo al mio salotto che almeno sia bello” per approdare, usiamo il termine con circospezione, ai confini con l’arte. L’arte non è mai fine a se stessa ma nel caso dei Karis Wave, per i quali anche il piedistallo è stato realizzato in modo originale con questa tecnica (gli stand speculari a causa dell’onda in legno che ne caratterizza un lato e si può decidere se piazzarla internamente o esternamente), vi sono anche motivazioni di natura tecnica...

[ Pubblicato su SUONO n° 527 - luglio 2018]

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