Dove riporre il vinile

Lo spazio: sembra non essercene mai abbastanza in casa e figuriamoci se una famiglia ne può sprecare di prezioso per i dischi… C’è chi su questo argomento ha ragionato e tirato fuori delle soluzioni: piccoli artigiani e  grandi multinazionali si sono espressi sullo stesso argomento con soluzioni intelligenti e creative.

17/03/2017
di Vincenzo Maragoni

Vinile, la vecchia collezione che ha ripreso slancio e stimolo con tante nuove ristampe e l’usato che inevitabilmente ha sempre il suo spazio. Già, lo spazio: di disco in disco alla fine lo spazio in casa termina e il conflitto con il resto della famiglia è sempre sul punto di esplodere. Perché il vinile è un materiale robusto per certi versi, delicato per altri: nemico principale sono le muffe pronte ad attaccare la superficie del disco e allo stesso tempo la carta della copertina con risultati strutturali ed estetici decisamente nefasti. Quindi la soluzione ideale è quella di archiviarlo in soggiorno, proprio l’ambiente in cui moglie e figli vorrebbero avere altro, tutto meno che quegli ingombranti (e tanti!) dischi.
Soluzioni ce ne sono tante, mobili e mobiletti per contenere sia i componenti del sistema audio che i dischi nei loro diversi formati, colori, materiali e prezzi. Spesso si tratta di soluzioni modulari, che possono aumentare la loro capienza nel tempo aggiungendo nuovi elementi o variando quelli di base. Da quelli essenziali e dallo stile molto tecnico di qualche anno fa siamo passati a elementi eleganti, raffinati, dalla costruzione che poco o nulla li separa da mobili di pregio che abbiamo in casa. Alla fine è proprio questo l’elemento che rende possibile la pacifica convivenza di dischi e resto della famiglia nello stesso ambiente: apparire il meno possibile come un “contenitore” per integrarsi al meglio con il resto dell’abitazione.
In questo senso vi proponiamo tre storie, simili per certi aspetti ma molto differenti per altri, ma tutte meritevoli di un approfondimento. L’elemento in comune è la proposta brillante per rendere la presenza di dischi in vinile (ma non solo) più soft ed elegante possibile, la differenza sono i numeri tra queste realtà dove c’è il piccolo e artigianale e l’industriale di chiara fama.

12 pollici

Cominciamo da una piccola realtà, le cui dimensioni ironicamente sono sottolineate dal nome stesso del marchio...  Lui è Simone Turati di Milano, un appassionato di musica e quindi di dischi: a 3.500 ha smesso di contarli e in giro per casa c’è quanto di meglio in tema di blues, Motown sound e rock anni ’70 si possa trovare. Sono accumulati in varie librerie, per terra, in ogni angolo dove sia possibile appoggiarli in attesa di una sistemazione che non arriva mai. La vita lancia un messaggio chiaro e forte a Simone: sta per nascere Nina e forse è il caso di riorganizzare lo spazio occupato dai suoi amati dischi. Cerca un contenitore che potesse risolvere il problema ma senza arrivare a un risultato; alla fine si ritrova con un foglio e una matita a progettare da solo qualcosa che risolva il suo problema. L’ispirazione arriva e con essa il profilo di un cubo, la forma che combina semplicità di realizzazione e ottimizzazione degli spazi, un cubo dalla struttura modulare in grado di seguire fedelmente le esigenze della collezione che cresce. Progetto alla mano Simone chiede al proprio falegname di fiducia di realizzare per lui alcuni di questi cubi: il risultato finale piace così tanto a entrambi che quel progetto personale diventa un’idea imprenditoriale vera e propria.
Il modulo base della produzione Dodicipollici, l’Ego (senza cassetto 130 euro; con cassetto 160) può contenere fino a 95 dischi in vinile; la differenza con Deca è la mancanza del cassetto che limita la capacità a 65 pezzi. Il materiale è il multistrato di betulla con impiallacciature a scelta, lucidatura finale, taglio a 45 gradi. Un sistema di viti passanti (molto semplice da utilizzare) e fori coincidenti permette di vincolare i cubi tra di loro per poter creare delle strutture variabili per forma e dimensioni anche grazie alla disponibilità di top, piedini, mensole e profili optional che permettono di rifinire queste strutture.

Per info: www.dodicipollici.com

Crate and Barrel

Anche la storia di Crate and Barrel è iniziata per certi aspetti da un’esigenza familiare. È il 1962 e Gordon e Carole Segal tornano a Chicago dopo il viaggio di nozze in Europa. Sono colpiti dalla quantità di prodotti per la casa che hanno visto nel loro giro, hanno ammirato la cura della realizzazione combinata con prezzi contenuti, le loro valigie sono piene all’inverosimile di questi ricordi. Si rendono conto che nel midwest americano questa tipologia di prodotti è praticamente assente, una giovane coppia come la loro non ha a disposizione questa scelta di qualità a questi prezzi: da qui l’idea di aprire un proprio negozio a Chicago. Arriva l’opportunità per i Segal di avere in affitto un locale a ridosso del periodo di vendite natalizio, quello più favorevole per gli incassi: la gran parte dei soldi dei due giovani sposi finiscono in forniture dei prodotti importati dall’Europa, per l’arredamento del negozio rimane veramente poco o nulla. La necessità aguzza l’ingegno: l’arredamento sarà, per forza di cose, essenziale, con legno alle pareti e scaffali di legno. In realtà si tratta delle scatole e dei barili con cui sono stati spediti i prodotti da vendere, ovvero “crate” e “barrel” in inglese. Nasce così il primo negozio Crate and Barrel, quello che nel corso degli anni ha dato vita a una catena che oggi conta quasi 200 punti vendita concentrati per la maggior parte negli Stati Uniti, con alcuni di essi in Canada e le piccole avanguardie in Estremo Oriente e Sudamerica. Mobili e accessori per la casa, quello che è possibile trovare in questi punti vendita del marchio, caratterizzati da uno stile lineare e solido allo stesso tempo, con tante soluzioni che risolvono le esigenze pratiche della casa moderna dove gli spazi sono limitati e non vanno sprecati. Recentemente la catena ha creato, all’interno dei suoi punti vendita, una sorta di corner che è stato definito The Listening Room. In pratica si entra in un living room perfettamente ricreato, con tanto di mobili e accessori che ripropongono un ambiente casalingo, e questo sembra essere del tutto normale per un’azienda che, appunto, vende mobili e accessori. Ma c’è una particolarità, altrimenti tutto questo non avrebbe avuto spazio sulle pagine di SUONO: The Listening Room è attrezzata avendo come attenzione primaria quella di un tipico ascoltatore di musica. E quindi un divano comodo, tappeti belli alti sul pavimento, un mobile componibile che ha spazi e vani per accogliere componenti audio e dischi (sia CD che vinili) ma soprattutto i prodotti audio che possono essere ascoltati e acquistati direttamene in negozio. Il messaggio sostanzialmente è questo: se il cliente non esperto non va in un negozio di Hi-Fi, allora è il produttore sveglio e dinamico a portare i propri prodotti in una location diversa.

Per info: www.crateandbarrel.com

Teebook

Teebook è un marchio concepito dal designer Mauro Canfori che lavora dal 1978 nel campo dell’architettura, della scenografia, del design e che nel 2002 ha fondato il marchio Teracrea, con Emanuela Destro, per creare una famiglia di nuovi contenitori per la vegetazione, facendo appello a designer di fama internazionale. A questi sono seguiti una serie di scaffali specificatamente progettati per contenere dischi in vinile, UBD e TEEnyle, semplici ed efficaci per accogliere gli LP. La produzione è affidata a due aziende italiane, una specializzata nel tagliare al laser l’acciaio, piegarlo e di verniciarlo, l’altra nel lavorare il legno.

Per info: www.teebooks.it

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[ Pubblicato su SUONO n° 514 - marzo 2017]

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