I dolori del (non più) giovane Stewart

La ProAc di Stewart Tyler e soprattutto il suo operato sono la testimonianza più evidente di come ogni soluzione tecnica in hifi non valga di per se ma in funzione del contesto in cui la si applica.

15/11/2020
di Iltremila

Quello della coperta corta è un antico dilemma.Un progettista, si sa, non concluderebbe mai il suo lavoro, costantemente passibile di essere migliorato; un responsabile marketing ha invece bisogno di elementi e date certe su cui impostare le sue strategie. Su questa dicotomia si impernia la cosmica imperfezione delle cose, anche quelle Hi-Fi dove quello che a SUONO abbiamo definito “compromesso alto” è il massimo dei risultati raggiungibili, non sempre sostenuto da leggi inderogabili.
Un realtà che cozza con quella esigenza parossistica spesso, se non quasi sempre, presente tra gli appassionati della materia che non solo hanno il bisogno (forse rassicurante?) di categorizzare ogni soluzione intrapresa ma anche di attribuirgli un valore, per il più possibile assoluto. Il costruttore invece naviga nelle incertezze e nell’ambito di queste, per così dire “incertezze” si dibatte da tempo Stewart Tyler, progettista di lunga data (ha cominciato nel 1973 con il suo marchio Celef Audio) che tutt’ora non ha sciolto, né per quanto appena affermato potrà farlo, il dilemma se sia meglio utilizzare un tweeter a nastro o uno a cupola, pur avendo studiato nel tempo tutte le soluzioni possibili in materia: a nastro, a cupola, elettrostatici e meno conosciuti. Per somma sintesi: i tweeter a cupola garantiscono un’ottima dispersione, quelli a nastro, grazie alla loro leggerezza, un’ottima velocità e una più ampia riproduzione alle alte frequenze…
Ma perché è interessante proprio l’esperienza intrapresa da Tayler? All’inizio della sua attività il progettista aveva realizzato un diffusore top di gamma a 3 vie (Celef RT1) che utilizzava il tweeter a nastro Decca DK-30 montato nel mobile al centro tra un midrange KEF B200 e un woofer ATC da quasi 23 cm e, pur approdando poi con ProAc ai più sicuri lidi  dei tweeter a cupola, ha costantemente riproposto il dualismo prima con il progetto dei Future One, poi con l’originale soluzione di offrire una medesima gamma (Response) nella versione con tweeter a cupola (D) o a nastro (R), mantenendo inalterati i prezzi dei prodotti equivalenti. Come dire: non è tanto quel che utilizzo ma come lo utilizzo… Una lezione che molti spara sentenze dovrebbero mandare a memoria!
L’esperienza con i “D” e con gli “R” dimostra quanto meno, visto che nessuna delle versioni ha prevalso sull’altra, che all’interno dell’economia di un diffusore di un determinato costo nessuna delle due soluzioni prevale o, per leggerli in altro modo, che i differenti pregi e difetti di entrambe ala fine portano ad un risultato equiparabile (ma suggeriamo comunque agli appassionati, vista la possibilità del confronto, l’esperienza di un ascolto combinato). In qualche modo solo la recente serie K, con modelli “solo” a nastro, scioglie il dubbio visto che si è posizionata al top della produzione della casa. Nell’arco di 12 anni dal primo modello introdotto la linea si è allargata e con le recenti new entry ha raggiungo i sei modelli. I nuovi K1 e K10 la estendono rispettivamente in basso e al vertice, in un range che spazia da 10.000 a quasi 60.000 euro, determinando senza ombra di dubbio dove punti Tyler quando in gioco c’è l’eccellenza... almeno fino a nuovo ordine!

Le caratteristiche

Diffusori ProAc K1
Prezzo: € 10.280,00
Dimensioni: 25,4 x 56,9 x 40,1 cm (lxaxp)

Tipo: da supporto Caricamento: bass reflex N. vie: 2 Potenza (W): 10 - 150 Impedenza (Ohm): 8 Risp. in freq (Hz): 28 - 30.000 Sensibilità (dB): 90 Altoparlanti: Tw a nastro conmagnete in Alnico, Midwoofer da 16, cm con cono in Kevlar Rifinitura: ciliegio Note: disponibili finiture in frassino nero, mogano, noce, bianco, quercia naturale, ebano, palissandro, tamo ash, eucalipto scuro. Stand dedicati 2.210 euro

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