Klipsch Forté, un classico rivisitato

32 anni fa nascevano i Forté: rimarranno in produzione fino al 1989 per essere sostituiti da una seconda versione prodotta poi fino al 1996. Nel lasso di tempo di 11 anni rappresenteranno per la casa americana uno più venduti modelli di tutti i tempi. Poi 21 anni di silenzio... fino ad oggi!

27/10/2017
di A cura della redazione redazione@suono.it

ESTRATTO DAL TEST PUBBLICATO SU SUONO

Forse è un caso, forse no, ma la rivisitazione dei Forté ultima generazione avviene con un atteggiamento decisamente più “invasivo” rispetto a quanto avvenuto finora con i prodotti Heritage e beneficia molto di più delle nuove conoscenze aziendali in fatto di caricamento a tromba. Forse è un caso o forse no ma i Forté (I, II o III che siano) sono il modello tra quelli storici caratterizzati da una gestibilità in ambiente meno complicata rispetto ai molto più ingombranti Klipschorn e La Scala ma anche rispetto al vicino, per costo, Cornwall e al “piccolo” Heresy (anche per i motivi citati)....

... La struttura del mobile e la realizzazione evidenziano un modus operandi di altri tempi, in cui si badava al sodo senza distrazioni per dettagli e finiture. L’etichetta sul posteriore sottolinea orgogliosamente la realizzazione “a mano” del sistema, citando l’autore ed effettivamente si apprezza la semplicità con cui sono stati installati i componenti, potendo disporre di ampie superfici e fori di accesso alla parte interna del mobile. L’interno è rivestito con schiuma fonoassorbente graffettata alle pareti ma con uno spessore per evitare che le graffette lacerino la schiuma, il filtro è avvitato alla base con cinque viti in posizione “come capita”, vista l’ampia base a disposizione. Le pareti del mobile sono in MDF non eccessivamente spesso e non sono presenti setti di rinforzo nonostante le ampie forature sul pannello anteriore e anche su quello posteriore in seguito all’adozione del woofer passivo da 15 pollici. Il woofer e il medio a tromba sono istallati tramite bulloni che si avvitano a sedi in metallo, mentre il piccolo tweeter e il woofer passivo impiegano viti a legno autofilettanti. Insomma, un approccio abbastanza diretto e senza tanti fronzoli. Invece, dal punto di vista del contenuto, si nota un discreto passo avanti rispetto alle precedenti versioni ma anche agli Heresy e ai Cornwall, mostrando un distacco netto soprattutto per i trasduttori utilizzati; anche se il tweeter è lo stesso il medio è realizzato ex novo con un driver appositamente sviluppato per essere abbinato a un profilo a tromba di tipo Tractix, molto differenti dagli altri impiegati nella serie Heritage e con caratteristiche meno spinte da punto di vista dell’efficienza ma con distorsioni e caratterizzazioni molto più contenute. Il profilo è plastica stampata e presenta una gola che non carica eccessivamente il driver e un profilo abbastanza ampio e con un disegno non simmetrico fra il piano orizzontale e quello verticale. La cupola del driver è contenuta in una piccola camera posteriore alla membrana, a sua volta collocata dietro il coperchio celeste che ha una funzione di chiusura e non di carico acustico. Il carico prevede un accordo non eccessivamente basso ma che consente di estendere la frequenza inferiore il più possibile senza ampliare il volume del mobile e senza ricorrere a condotti di accordo eccessivamente grandi, fonte di distorsione alle altre pressioni acustiche. Il crossover impiega filtri del terzo ordine sul tweeter e sul woofer e uno con la stessa pendenza elettrica per la parte bassa del medio e meno ripido nella parte alta. È presente anche una linea di compensazione che ottimizza il taglio del medio per ridurre al minimo l’emissione del trasduttore fuori della banda utile. I componenti utilizzati sono di ottima qualità con induttori a bassa resistenza interna avvolti su nuclei in lamierino, condensatori a film resistori da 25 Watt.

... Nell’insieme certamente una piccola grande sorpresa nell’ambito della tradizione Klipsch (vengono mantenuti alcuni tipici tratti, dalla grande efficienza alla dinamica, ma con una correttezza timbrica, un controllo sonoro, una ricostruzione scenica maggiori). In assoluto una sorta di punto zero o di merge azzeccato tra le regole di buon senso ispirate dai padri fondatori e le conoscenze tecniche e costruttive acquisite e adattate alle esigenze del tempo attuale. Un punto di ripartenza, anche perché un diffusore così è in grado di generare entusiasmo e partecipazione con il suo messaggio sonoro che travalica canoni e generi musicali rappresentandoli ciascuno con entusiasmo e sincerità contagiosi. Il tutto svincolandosi da certe pretese estreme e fuori dalla manovella del tempo rispetto alla cornice in cui “calare” il prodotto che ora si adatta ragionevolmente alla condizioni a contorno...

[ Pubblicato su SUONO n° 520 - ottobre - novembre 2017]

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