La (nuova) gerarchia “nella” sorgente

L’industria sembra aver rinunciato a puntare sul CD e sui lettori per riprodurlo. Eppure è possibile parlare oggi di un nuovo ruolo della unità di lettura nell’impianto Hi-Fi moderno.

05/02/2018
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

A giudicare dal numero di nuovi apparecchi rilasciati sul mercato, i prodotti destinati al vinile e i DAC con ingresso USB (che lasciano intendere l’abbinamento con un computer come fonte primaria), l’industria sembra aver rinunciato a puntare sul CD e sui lettori per riprodurlo. Eppure il parco di titoli rilasciati nel formati CD e il numero di copie per essi vendute rappresenta ancora la più formidabile biblioteca musicale presente nelle nostre abitazioni! Abbastanza naturale pensare che tali raccolte non siano destinate alla rapida obsolescenza e che i proprietari ne vogliano ancora godere a lungo e che prodotti deputati alla lettura del supporto fisico CD siano destinati a essere presenti ancora a lungo sul mercato, sebbene (è altrettanto logico pensarlo) in una forma mutata rispetto al passato…
Innanzi tutto occorre tenere conto del recente fenomeno legato alle nuove forme di fruizione della musica che vede in atto una transumanza dello stadio di conversione DAC dalla sua originaria sede (il lettore cd) viene sempre più frequentemente incorporato in un punto “più a valle” della catena: DAC stand alone spesso equipaggiati con un hub digitale a bordo, DAC interno all’ amplificazione, DAC all’interno del diffusore…
Per questa ragione potrebbe prendere piede la pura unità di lettura (quella oggi classificata abitualmente in modo improprio come “meccanica”) che da elemento ormai quasi obsoleto potrebbe addirittura diventare l’anello più moderno di una catena il più possibile configurabile ad esigenza dell’utilizzatore. Spostando altrove il problema della rapida obsolescenza del DAC (ancora ondivaga la situazione dei DAC universali, cioè in grado di leggere tutti i formati disponibili, anche per via della varietà di quei formati stessi). Assistiamo di fatto ad un rinnovato interesse dei costruttori verso questo tipo di unità di trasporto…
Si potrebbe obiettare che il parco di lettori esistente sia già sufficiente ma va considerata più che l’obsolescenza (la presenza di un buon DAC, anche se d’epoca, assicura anche oggi una riproduzione più che accettabile del formato) la possibilità che quegli apparecchi siano in parte o del tutto malfunzionanti. In particolare la sezione della meccanica è soggetta a guasti permanenti per quello che riguarda il meccanismo di servocontrollo del laser, difetto che comporta una lettura del disco non esente da errori e incertezze. Da qui la necessità, che sospettiamo addirittura più impellente nel prossimo futuro che nel passato, di una sostituzione dell’unità di lettura…
Naturalmente la soluzione “a mattoncini” (meccanica – dac- stadio fono - amplificazione- diffusori, ciascuno stand alone) ha senso se le esigenze dell’utente si configurano in modo tale che ognuna delle potenzialità espresse dal singolo “mattoncino” sia necessaria: se non si ascolta il vinile, via lo stadio fono e, soprattutto, se non si hanno altre fonti digitali se non il cd, perché disporre di un DAC separato?
Sebbene al tempo ( 24 novembre 2009) Ivor e Gilad Tiefenbrun hanno scosso  il mondo Hi-Fi annunciando lo stop della produzione di lettori CD Linn, decisione alla quale sarebbe seguita la soluzione drastica intrapresa da Classé Audio (che, infatti, non annovera apparecchi di questo tipo nel suo catalogo), la morte del lettore cd, forse ancor più che del cd stesso, è ancora prematura sebbene lo sviluppo dei lettori cd sia oggi molto rallentato e che in ragione delle conseguenze della globalizzazione (che hanno portato a disporre di una ridotta possibilità degli elementi costituitivi questo tipo di apparecchi,specialmente per quello che riguarda la meccanica intensa come l’unità di lettura) si stia assistendo ad un certo livellamento delle prestazioni...

[ Pubblicato su SUONO n° 523 - febbraio 2018]

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