La tv come traino all'audio

Perché parlare su SUONO di schermi televisivi, vista la ben nota idiosincrasia degli audiofili verso l’impianto video? Per tante ragioni ma una sopra le altre: perché è inevitabile farci i conti!

05/06/2018
di Paolo Corciulo

(sintesi dell'articolo apparso su SUONO n.526)

Ci sono tante ragioni per analizzare il mercato del TV le sue dinamiche, partendo da un assunto: quello che ci accade intorno inevitabilmente condiziona quello che potremo o dovremo fare in futuro. La constatazione che lo schermo televisivo catalizza buona parte delle attenzioni e delle dinamiche relative all’ambiente principalmente destinato all’intrattenimento domestico, il salotto, va associata al fatto che la dinamica di vendita degli schermi TV si orienta sempre più verso modelli di grande taglio destinati ad occupare militarmente e in maniera massiccia un lato dell’ambiente. Considerando che un altro lato andrebbe destinato a un divano e un terzo a una libreria, oltre che a finestre e porte d’ingresso, l’eventuale spazio destinato a un impianto Hi-Fi rimane assai limitato se non in coabitazione proprio con lo schermo TV! Opzione ancor più realistica se si considera il fatto che l’indirizzo verso schermi sempre più piatti penalizza pesantemente l’audio del TV al punto tale da renderlo affatto intellegibile se residente a bordo del TV, demandando necessariamente ad altri strumenti connessi il compito di riprodurre il mantenimento di quel certo equilibrio che contribuisce alla sensazione di realismo. Considerando lo spostamento verso schermi a maggiore risoluzione, dove cioè la sensazione di realismo è incrementata, non è pensabile non riequilibrarla con un audio altrettanto di qualità e di buone dimensioni. Se in passato i sistemi Home Theater hanno peccato del contrario, di gigantismo audio, indubbiamente l’evoluzione tecnologica dei TV (che in una sorta di meccanismo virtuoso propone modelli a maggiore definizione a fronte di una richiesta di schermi di maggiori dimensioni e modelli con schermo di maggiori dimensioni a fronte di una richiesta di maggiore risoluzione!) lascia intendere che per l’una o l’altra ragione audio e video siano condannati a convivere... Tramontata, almeno a livello di massa, la possibilità che il sistema così destinato sia pluricanale (da sempre obiettiamo che se inserire due diffusori in un ambiente domestico risulti un problema a livello familiare, cercare di introdurne da 5 a 11 lo sarà solo di più… !), rimangono le opzioni praticabili con le soundbar, che non a caso si sono aperte all’audio di migliore qualità e alla possibilità di interfacciarsi con i moderni player musicali, e il tradizionale audio a due canali (che in più di una occasione, lo abbiamo verificato, è in grado di assicurare, al netto degli effetti spaziali e ridondanti, una buona soluzione per la riproduzione della colonna sonora di un programma video)...

... Buona parte delle storture, delle inefficienze, della sperequazione tra costi e performance dell’audio verrebbero spazzate via se i numeri e le dinamiche del mercato audio si avvicinassero a quelli del mercato video!

... Accodarsi alle dinamiche evolutive del TV, facendo in modo che questo sia da traino, è una chance (e una sfida nel modo di interpretare la cosa) a mio parere da non perdere e, in parte, obbligata: piuttosto che dedicare tempo a contestare questa possibilità, penso sia meglio utilizzarlo per studiare sistemi che possano rendere al meglio nelle condizioni date (e vincolate) in cui ci si troverà ad operare: due diffusori, un TV, un impianto, il tutto più o meno da posizionare su un lato di una stanza.

[ Pubblicato su SUONO n° 527 - luglio 2018]

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