Cosa è accaduto in B&W?

Che cosa sta accadendo, all’interno di B&W? E, soprattutto, come verrà ridisegnato il futuro dell’azienda? Per azzardare delle tesi è utile ripercorrere, se pur brevemente, la storia di B&W a partire da quel giorno del 1966 in cui John Bowers fonda  la Bowers & Wilkins nella natia Worthing, nel sud dell’Inghilterra...

15/06/2020
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

Naturalmente non è nostra intenzione ripercorrere qui le tappe della storia, ben conosciuta, di B&W – sembra quasi di risalire al protozoico, se non per ricordare il piccolo retrobottega del negozietto mono-vetrina di Worthing, nel West Sussex, dove John Bowers e Roy Wilkins dettero vita alla B&W Electronics Ltd… Quel che accadde, infatti, è storia, la storia dell’alta fedeltà letta dal punto di vista della più grande azienda che ne abbia calcato il palcoscenico; semmai, per comprendere l’oggi occorre evidenziare gli snodi commerciali (quelli tecnici e di prodotto sono talmente tanti e di valore da rappresentare una lunga lista...), e quello preminente fa capo all’operato del canadese Joe Atkins, uomo che attorno all’Hi-Fi ha costruito la sua fortuna pur ammettendo che della materia non ne ha mai capito molto! Fino a questo momento B&W e la galassia di altri marchi che l’attorniano rappresentano un gruppo privato le cui radici sono quelle legate alla logica dell’one man band...

Per gli stessi motivi per cui Bowers a un certo punto “ha mollato”, sintetizzabili nella formula “per raggiunti limiti di età”, anche l’ormai più che sessantenne Atkins a un certo punto decide, anche in ragione del fatto che la figlia manifesta chiaramente  l’intenzione di non continuare l’attività famigliare, di assicurare la continuità del business cedendo il 40% dell’attività a dei fondi di private equity (20% nel 2006 a Sofina, società con sede a Bruxelles, e una quota identica alla Caledonia Investiments, con sede in Gran Bretagna, nel 2011). La finanza entra dunque in B&W. Il passaggio successivo è il 2016 ma sembra ormai un’era fa, avviene quando Atkins decide di cedere la quota di maggioranza di B&W alla Eva Automation, una start-up statunitense nata nel 2014 con sede a Redwood City, CA. Ma chi è EVA Automation, la quasi perfetta sconosciuta che inghiotte in un sol boccone uno dei nomi, al contrario, più noti dell’alta fedeltà? L’acquisizione fa molto scalpore per due ragioni: si tratta di una azienda di recente costituzione (2014) che conta un personale di 40 unità contro le 1.100 di B&W. La sardina, insomma, che si “mangia” l’elefante! Sulle ragioni di questa acquisizione perlomeno “inusuale” (in genere sono le start-up a essere acquisite da potenti multinazionali, non il contrario) sono state formulate le tesi più varie, anche perché Atkins ha mantenuto un ruolo operativo nella società. Certo va detto che in tempi di new economy tutto scorre alla velocità della luce: EVA può contare su un pacchetto fondatore/soci dallo stile tipico della Silicon Valley: giovani, con capitali a disposizione (sembra 20 milioni di dollari ancor prima di aver realizzato alcunché) ma, soprattutto, con l’idea di entrare in settori a volte già innovativi a volte più tradizionali per portare il proprio impegno e know-how. L’obiettivo aziendale è quello di progettare sistemi hardware e software per l’entertainment casalingo, gli strumenti della casa moderna, quelli che tutta la famiglia può utilizzare per la gestione dei contenuti multimediali condivisi e accessibili da diversi dispositivi. In questo senso l’acquisizione di un nome storico dell’Hi-Fi porta in dote all’azienda un “biglietto da visita” importante, di quelli che ti aprono porte altrimenti chiuse e che ti presentano in modo diverso al mondo specializzato dell’audio. A capo dell’azienda c’è proprio quel Gideon Yu che ora si è dimesso, gli altri nomi del board portano con loro esperienze altrettanto importanti e qualificanti come Apple, Goldman Sachs, IBM, Sony, Yahoo!, Yelp, Bolthouse Farms, Coca Cola, Revlon. Un vero e proprio team di “teste pensanti”. Secondo il sito d’inchiesta Strata-gee l’acquisto sarebbe costato 252 milioni di dollari ma il punto focale è il fatto che a “sborsarli” non sarebbe stata tanto EVA quanto il fondo Formation Group che la controlla (informazione sfuggita a tutti al tempo, ne chiediamo venia), il che prefigura per B&W le dinamiche tipiche dei fondi di investimento: gli investitori, ai quali poco importa che si parli di diffusori o pomodori, si attendono rendimenti allo scadere di un lasso di tempo di solito esiguo, in genere quattro anni. Forse non è un caso che proprio allo scadere dei quattro anni ci sia stata la rivoluzione di cui abbiamo parlato che prefigura uno slegamento sia da EVA che da Formation: in una dichiarazione la stessa azienda ha annunciato che “In futuro, Bowers & Wilkins avrà un consiglio di amministrazione indipendente da EVA Automation, anche se le aziende continueranno a cooperare tra loro laddove ciò sia reciprocamente vantaggioso”.
Quel che è certo è che questi quattro anni hanno mostrato un certo immobilismo di B&W rispetto all’accelerazione che ci si sarebbe aspettati: nel segmento Hi-Fi solo ora, con la presentazione del nuovo capitolo dei Revolution (vedi box), è successo qualcosa, mentre il celebrato merging del know how tra EVA e B&W finora ha partorito il topolino. Al tempo la vulgata ufficiale ipotizzava un interesse nato in ragione dell’obiettivo, esplicitato nel sito web di Eva, di voler rivisitare l’esperienza audio / video, in modo che i prodotti cambino il modo in cui le persone interagiscono con la casa”. Rumour interni parlano di un know-how di Eva in tecnologie per lo sviluppo audio video e nei diffusori attivi e sembra che Atkins avesse confidato al tempo di non avere invece le competenze per affrontare il mondo del cloud e simili. Il risultato di questa collaborazione è, per ora, la linea (non tanto) curiosamente battezzata Formation, come il gruppo madre che sembra non aver riscontrato i consensi dei mercati più maturi in virtù del fatto che non supporta ancora tutti i popolari servizi di streaming né il controllo vocale, quest’ultimo, in particolare, considerato conditio sine qua non da quei mercati stessi. L’ingente investimento per realizzarli e alcuni investimenti sbagliati del gruppo finanziario (la Honestbee ha avuto problemi finanziari e il suo CEO, uno dei partner di Formation Group, è stato rimosso dalla società) avrebbero accelerato il distacco da EVA e il ritorno in posizione operativa di Joe Atkins, probabilmente ancora un creditore importante, con il compito verosimilmente di trovare un nuovo acquirente per il B&W Group da cui, nel frattempo, si è staccata Classé, approdata a un’altra delle multinazionali impegnate nell’audio, Sound United che, ultimaora, è diventato anche il più accreditato pretendente al marchiio inglese! Esclusa questa, sono poche le aziende di settore che potrebbero risultare interessate: Il gruppo Harman ora in mano a Samsung o IAG mentre Focal - Naim e McIntosh Group per varie ragioni non potrebbero entrare in gioco...

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