Scegliere un lettore cd: alcune cose da sapere

Lo speciale su SUONO 525 chiarisce se e come sarà il futuro del cd e sul campo abbiamo analizzato due rappresentanti nell’evoluzione dei lettori di questo formato e il modo in cui, almeno parzialmente, si intende allungarne la vita.

18/04/2018
di A cura della redazione redazione@suono.it

Abbiamo intrapreso qualche numero fa (SUONO 523 - febbraio 2018) una riflessione sul ruolo presente e futuro del CD e dei sistemi per la sua lettura. Analisi che non può prescindere nelle conclusioni dalla considerazione che il parco di titoli in questo formato già presenti sul mercato e nelle abitazioni degli appassionati sia semplicemente... sterminato! A prescindere dalle politiche delle case discografiche, che comunque sembrano orientate a sostenere ancora il formato, perlomeno con la formula delle Legacy Edition, sarà impossibile non porsi ancora a lungo il problema di come leggere l’enorme parco di titoli in circolazione e questo fatto assicurerà, al di là delle dichiarazioni sensazionalistiche (chiude la fabbrica americana di CD della Sony e si parla di morte immediata del CD...) ancora un lungo periodo di interregno la cui durata sarà in gran parte determinata dalla disponibilità dei componenti (i produttori di unità di lettura specifiche, ormai, sono ridotti a poco più di uno anche se verosimilmente si potrà utilizzare, fino a che il formato resiste, quelle dei Blu-Ray) e dall’atteggiamento delle piccole etichette che, in fasi di mercato simili, in genere ereditano l’onore e l’onere di produrre piccole ma significative tirature in un formato ormai snobbato da altri. Il nodo del cambiamento sembra piuttosto un altro, legato al meccanismo di possesso e di valorizzazione delle proprie collezioni, indipendentemente dal formato: le nuove modalità di ascolto della musica hanno messo in luce come la “collezione” tradizionale sia diventata un bene a tempo. Si è portati a pensare che il possesso di un bene renda le cose immediate per la fruizione e invece stiamo scoprendo che non è così o, meglio, che esistono altri modi più efficienti di farlo! Archiviazione, raggiungibilità e mantenimento sono punti critici che tendono a ridurre notevolmente la fruizione del contenuto. A questo elemento va aggiunto il fatto, accuratamente testimoniato in questo speciale, che “il mezzo” si deteriora e si deteriora anche il sistema di lettura. Digitalizzare interamente la propria collezione è impensabile e antieconomico sebbene il problema, almeno in parte, sia fittizio, in quanto l’appassionato è incline a ricomprare un titolo se “ben motivato” da nuove versioni che ne garantiscano una migliore qualità tecnica o un aumento dei contenuti informativi a corredo. Allo stesso modo i lettori CD sono da considerare sistemi “diversamente obsolescenti”: i sistemi di estrazione e di lettura non sono “intercambiabili” nel tempo ed è sempre più difficile riuscire a riparare apparecchi eccessivamente datati. È un po’ azzardato ipotizzare un parallelo fra un fonorivelatore e un gruppo ottico di lettura, però in via di principio potrebbe essere del tutto plausibile; tuttavia, non esistendo standard di “interfacciamento” e, soprattutto, di “gestione”, di fatto il lettore CD è un oggetto ad alto rischio. Inoltre poiché i problemi di comunicazione del passato sono stati ampiamente risolti e sono anche evoluti i sistemi di trasmissione digitale, gli apparecchi di una volta, anche quelli fatti molto bene, non costituiscono più un plusvalore, mentre quelli di fascia bassa erano e continuano a essere “inascoltabili” e improponibili. Per chi dispone di una discoteca  a cui augurare lunga vita e utilizzo non rimane, oggi o nel breve futuro, che acquistare un prodotto attuale di tipo tradizionale o già votato a rappresentare un ponte tra passato e futuro come rappresentato dalla tipologia dei due apparecchi in prova nelle prossime pagine. In generale, però, va detto, e nulla verosimilmente cambierà ora che il formato ha imboccato la sua china calante, che il formato CD o almeno il red book per anni ha costituito una soluzione “geniale” per il trasferimento di dati anche in presenza di errori e incompletezza del campione. Oggi il problema è stato aggirato e i sistemi attuali, più “svegli” e intraprendenti, non si “bloccano” più in mancanza di un dato e possono interpolare anche loro al pari se non meglio di un CD. La sua grande forza è ed è stata però il suo più devastante limite: il CD è “perdente”, potrebbe essere ripensato, è già stato ripensato più volte e ha veramente poco senso farlo oggi ancora una volta... Il CD, ad esempio, ha vissuto la trasformazione nel settore della conversione che ha visto l’abbandono dei chip ladder con l’adozione dei Sigma Delta. Se da un lato il costo di produzione si è abbattuto notevolmente dall’altro la natura del contenuto PCM nel CD è stata del tutto stravolta tramite la conversione con una architettura singlebit: raramente quel che viene estratto da un CD in formato PCM viene poi elaborato adeguatamente per essere inserito in un sistema di conversione ad hoc. Esistono lettori CD con DAC ladder e pochissimi produttori che hanno scelto con coraggio la filosofia CD ma ancor di più PCM tout court. Alcuni di essi consentono anche l’ingresso di segnali digitali esterni PCM che possono così beneficiare del DAC ladder suo affine. Al contempo le implicazioni “meccaniche” oggi hanno meno influenza che in passato, sia per i sistemi di trasporto sia per i circuiti di servocontrollo. Questo, di fatto, ha generato una sorta di effetto paradossale dove le attenzioni e la personalizzazione dei costruttori (che per altre sezioni hanno le mani legate dalle scelte a monte dei pochi costruttori che le forniscono) si è concentrata sul vassoio di caricamento, uno dei dettagli più presi in considerazione dall’appassionato e, al tempo stesso, il più grande bluff in materia di riproduzione del CD!

A onor del vero nel tempo i lettori multiformato, spacciati per oggetti audiofile, sono stati equipaggiati con meccaniche non pensate per essere collocate troppo all’interno dell’apparecchio, con il difetto che il disco non veniva esposto completamente per l’estrazione e, nel peggiore dei casi, sulla parte esterna del vassoio veniva collocata una “sporgenza” in alluminio per complanare il pannello anteriore. Effetto devastante in quanto il sistema di trascinamento non era concepito per sostenere una massa periferica così elevata ed elemento giustificante di una personalizzazione ad hoc per la lettura dei CD audio. Ma l’elemento su cui il lettore CD è stato più mancante è quello che, al contempo, sta determinando il successo delle nuove forme di fruizione della musica, ad eccezione della portatilità: l’infrastruttura comunicativa. È perlomeno curioso come in tanti anni la diffusione dei metadati (un tempo definita CD-G) all’interno dei CD-Text non si sia quasi per nulla diffusa. Anzi, spesso anche i file singoli sono identificati tramite un “nome parlante” ma raramente con metadati ben compilati. Da un lato è vero che uno standard a prova di contestazione non è ancora stato scritto ma da qui a non usarlo per nulla è cosa grave! Inoltre, in un’ottica di preservazione futura del catalogo attuale, l’estrazione di un CD Audio o meglio la lettura “non red book” ha bisogno di nominare i contenuti, a differenza di un CD Player che acquisisce temporaneamente i dati scritti nel CD nell’indice dei contenuti e se li “scorda” appena estratto il disco. Tuttavia alcuni apparecchi che usano sistemi di lettura ibridi, a cavallo fra quelli tradizionali e quelli più “informatizzati”, tendono a ricordare i contenuti anche quando si estrae il disco, tant’è che la lettura della TOC (l’indice dei contenuti), operazione che richiede più tempo rispetto ai CD di un tempo, avviene più rapidamente la volta successiva. Ma com’è, come sarà o come dovrebbe essere un lettore CD “per il futuro”? Partiamo dal fatto che la qualità complessiva della riproduzione da CD è legata principalmente alle caratteristiche del DAC e dallo stadio di uscita e quasi marginalmente al resto... Poiché lo sviluppo dei DAC non solo rimarrà elevato ma risulta ora indispensabile anche qualora l’unico formato fisico dovesse rimanere l’LP analogico, è ipotizzabile l’utilità di un DAC con ingresso CD Audio (ad esempio USB) oppure, al contrario, di una meccanica CD che non esca in spdif o protocollo di trasmissione proprietario. In un lettore ottico portatile da collegare al computer, se sul disco sono contenuti file audio, tutto avviene come se i file audio fossero all’interno di un computer e la lettura potrebbe avvenire “nel modo” giusto, senza cioè che venga utilizzato il meccanismo di interpolazione ma con la modalità di lettura dati che, data l’importanza in campo informatico dei dati sensibili, potrebbe e dovrebbe essere migliore!

[ Pubblicato su SUONO n° 525 - aprile 2018]

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