Test: Indiana Line Tesi 561

La serie Tesi è quella più vicina alle tradizionali esigenze dell’appassionato audio offerta dal costruttore italiano ed è costituita da un catalogo assai intricato e, a tratti, poco comprensibile che si basa fondamentalmente su due macro-categorie.

11/09/2018
di A cura della redazione redazione@suono.it

estratto da SUONO 529

Vinyl e Hi-gloss non sono solo meramente differenti per finitura ma anche per configurazione e costruzione (ad esempio i prodotti Vinyl hanno gli angoli stondati mentre in quelli Hi-gloss il mobile è più massiccio anche se offerti ad un prezzo leggermente superiore). Ognuna delle due serie è composta da 4 prodotti: un centrale, due bookshelf e una torre che, come detto non sono sovrapponibili ai corrispettivi della serie “quasi-complementare”, offrendo così una griglia di prodotto molto ampia anche se in grado di generare qualche confusione. Appurato ad esempio che la serie Vinyl è quella più economia tra le due, in essa trova posto il modello provato su SUONO 529 che però in qualche modo dirazza da una progressione logica in termini di performance (almeno sulla carta) in seguito all’utilizzo, per la prima volta in casa Indiana Line di una coppia di mid woofer da 16 cm con membrane differenti fra loro (un dettaglio che, pure, nella serie Diva era stato già introdotto da tempo).

Il mobile è realizzato con una struttura in pannelli di MDF ad alto spessore ma con una massa non eccessivamente alta e la contempo incollaggi strutturali eseguiti a regola d’arte fra i pannelli e i setti di rinforzo interni. Ne deriva una struttura non eccessivamente pesante ma molto solida e abbastanza smorzata nel trasferimento delle vibrazioni. I setti di rinforzo, per irrobustire il pannello anteriore, sono collocati in prossimità degli ampi fori dei due woofer. I due woofer, molto differenti fra loro in merito alla composizione della membrana e alla struttura del magnete, esibiscono tuttavia parametri elettrici paragonabili e condividono lo stesso olume di carico risultando in parallelo per una ampia gamma di frequenza.
Tuttavia, il filtro crossover è indipendente per i due woofer e sopratutto le due connessioni sperano il woofer inferiore da quello superiore che invece rimane abbinato al tweeter. In caso di collegamenti bi-wiring o bi-amplificazione passiva bisogna fare attenzione al fatto che i segnali applicati siano elettricamente identici per non innescare delle variazioni sul carico acustico de due altoparlanti pensati per lavorare in parallelo.

Approcciare i Tesi 561 genera una bella sensazione: ricordano in parte certi iconici prodotti della scuola “value for money” inglese. L’ascolto è ancora meglio, una conferma di trovarsi di fronte ad un prodotto fuori dalla norma: sorprendente fin dalle prime battute, in particolare per le performance in gamma bassa, ben presente, estesa e articolata, abbastanza corretta anche in termini di timbrica. Il messaggio sonoro viene riproposto con rapidità e precisione negli attacchi e nei rilasci, generando una pressione sonora sull’ascoltatore apprezzata con i generi musicali più movimentati. All’altro estremo della banda la voce è forse un po’ grossa (più tonda che grossa) ma al limite della banda il bilanciamento tra una corretta messa a fuoco e un possibile eccesso di dettaglio è ben bilanciato.
Anche il posizionamento sembra molto user frendly soprattutto a ridosso della parete posteriore, con un incremento della emissione in gamma bassa e ancora una ottima ricostruzione della scena anche con i diffusori paralleli alla parete e non inclinati verso l’ascoltatore. Si tratta di condizioni da non sottovalutare soprattutto per quelle installazioni non “elettive” in cui devono convivere più realtà all’interno del locale. Invece, si sono ottenuti risultati molto validi con la configurazione in biamplificazione passiva in quanto l’impedenza balza da quattro Ohm a oltre otto, con un fattore di stress molto meno importante anche per amplificazioni poco robuste. Quindi, a patto di utilizzare due amplificatori di potenza identici fra loro anche in funzione della configurazione dei woofer, con i Tesi 561 la formula “due ampli medi al posto di uno robusto” vale moltissimo e continua a dare emozioni di rara portata. Oggi è ancor più semplice allestire dei piccoli sistemi con DAC dotati anche di ingresso linea e uscite pre al quale collegare non uno ma due piccoli finali con una resa “inimmaginabile”!

Leggi l'articolo completo nel numero di settembre di SUONO (vedi link qui sotto)...

[ Pubblicato su SUONO n° 529 - settembre 2018]

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