Thorens TD 907 test

Con la serie 900, l’ultima in ordine di tempo, in Thorens assistiamo a una sorta di ritorno al passato costituito dalla grande enfasi dedicata alla presenza del sottotelaio (in questo caso a tre molle), elemento maggiormente iconico nell’immaginario degli amanti del vinile,con il quale viene associato il marchio Thorens.

05/06/2018
di A cura della redazione redazione@suono.it

(estratto da SUONO 526)

La pubblicistica aziendale, tende ad esaltare, nel caso di questa serie la presenza di differenti sistemi di smorzamento con la conseguenza di distrarre da quelli che sono aspetti a nostro avviso più caratterizzanti dei vari prodotti e da quello che si potrebbero considerare gli “upgrading” a passi successivi. Anche se la serie 900 non viene identificata come un sistema upgradabile in vari step (come peraltro sono fieri di proporre altri costruttori), il sistema è dotato di un’architettura abbastanza scalabile.

... L’apparecchio comunque ci ha soddisfatto su gran parte degli aspetti, anche se quelli che, forse erroneamente, consideravamo predominanti sono risultati meno decisivi. Questo non vuol dire che il sistema di smorzamento sia poco soddisfacente ma che le peculiarità più spiccate del TD 907 sono forse attribuibili maggiormente al braccio più lungo e con massa maggiore e al gruppo rotante, che impiega un contropiatto più massiccio e un piatto in alluminio tornito alla perfezione con maggior massa e, soprattutto, un maggior momento angolare di quello in cristallo adottato sui due modelli minori. Il piatto risulta ancor più smorzato e, a differenza di quello del TD 905, mostra una rotazione stabile, senza oscillazioni e senza incertezze nell’accoppiamento fra piatto e contropiatto. Sicuramente il sistema di smorzamento ha la sua influenza ma le differenze al variare dell’intervento dello smorzatore non si manifestavano in modo così marcato, soprattutto se il TD 907 viene posizionato su una base sismica e utilizzato a livelli di ascolto non eccessivamente alti.

Il telaio è una cornice in MDF impiallacciata con un rivestimento ligneo anche sul bordo superiore caratterizzato da una ampia smussatura a 45° e i pannelli superiore e inferiore hanno una natura composita costituita da un’anima in materiale termoplastico rivestita da due strati in alluminio. Tale materiale è impiegato anche per il controtelaio flottante e il supporto del braccio, con una struttura a più strati accoppiati fra loro. Il risultato finale è quello di un piano molto resistente e al tempo stesso leggero e con una eccellente dissipazione delle vibrazioni che non vengono trasmesse, sopratutto in alta frequenza, agli organi sensibili del giradischi. Il sistema di isolamento dalle vibrazioni impiega le tipiche tre molle di sospensione che poggiano su supporti in gomma. È assente l’inserto in feltro per lo smorzamento delle oscillazioni. Tale funzione è stata implementata attraverso un articolato sistema pneumatico a dispersione controllata messo a punto con un cono di un altoparlante, solidale con il piano flottante, che affaccia sul piano inferiore. Sono stati praticati dieci piccoli fori che mettono in comunicazione la cavità della membrana dell’altoparlante e l’esterno: attraverso una saracinesca è possibile chiuderli in sequenza per variare lo smorzamento delle oscillazioni.

...In sintesi il TD 907 si colloca non a torto nella categoria, elevatissima, conseguente al suo costo. Certe facilities, come la regolazione dell’intero sistema di smorzamento on the fly, aprono contemporaneamente due dibattiti di natura filosofica. Il primo riguarda la misura del possibile intervento dell’utente finale nel variare alcuni parametri (la memoria va agli equalizzatori ma qui l’effetto è di valori infinitesimali rispetto all’intensità delle “correzioni” di allora). Il secondo, in qualche modo legato al precedente, riguarda alcune possibili contraddizioni nell’approccio audiofilo alla materia, mirato ad annientare le indesiderate vibrazioni, salvo accettare nei fatti come siano proprio alcune caratterizzazioni a dare un senso di piacevolezza che “incondizionatamente” rappresenta l’unico plusvalore offerto da un sistema intrinsecamente “difettoso”. Sarà anche un caso ma proprio in questo periodo Daniel Waiss è all’opera nell’impresa di analizzare concretamente di “cosa è fatto il suono del giradischi” con l’intento - sarà il passo successivo - di modellizzare il tutto e metterlo in un DSP in grado di “vinilizzare” un suono. L’approccio di Weiss (che sarà occasione di approfondimento) guarda al tipo di impatto che le risonanze caratteristiche dei sistemi meccanici, appunto risonanti, hanno sul segnale musicale e come queste influenzino il segnale musicale. In sostanza si ricerca, nell’ottica di ottenere un suono di qualità, di ricreare un po’ quel che fa concretamente un sistema “imperfetto” come quello meccanico!

[ Pubblicato su SUONO n° 527 - luglio 2018]

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