Una nuova fabbrica di vinili a Detroit News

Il musicista Jack White ha inaugurato il fiore all’occhiello della sua etichetta Third Man.

27/02/2017
di Francesco Bonerba francescobonerba@suono.it

John Anthony Gillis, in arte Jack White, cantante, polistrumentista e produttore discografico noto per essere il chitarrista e cantante del duo rock The White Stripes, ha una passione per i dischi neri. Nel 2011 aveva ideato il Records Rolling Record Store, negozio di vinili su quattro ruote che in modo itinerante si prefiggeva l’obiettivo di far conoscere il disco nero alle generazioni più giovani, e a luglio 2016 è riuscito a far suonare un 33 giri nello spazio. Adesso il “Willy Wonka del record business”, come è stato definito da un giornale, ha coronato un altro sogno: aprire una fabbrica di vinili in seno alla sua città natale, Detroit. Il 25 febbraio ha infatti inaugurato l’impianto Third Man Pressing, 900 metri quadri collocati dietro il negozio Third Man Cass Corridor, attivo da novembre 2015. Lo stabilimento è dotato di otto presse realizzate dalla tedesca Newbilt Machinery e costate 220.000 dollari ciascuna; insieme sono in grado di sostenere una produzione di circa 5.000 dischi in 8 ore in modo eco-sostenibile, ovvero con un riciclo pulito dell’acqua utilizzata nel processo. A regime lo stabilimento dovrebbe lavorare 24 ore al giorno, impiegando circa 50 persone. “Non stiamo facendo concorrenza ad altri stabilimenti”, ha dichiarato Ben Blackwell, co-fondatore della Third Man Records, “Dal nostro punto di vista stiamo solo attenuando la richiesta arretrata di vinili.

Più che fiducia nel futuro del disco nero quella di Blackwell è consapevolezza delle risorse esigue di un’industria ancora intorpidita e incerta sul da farsi: sono infatti solo 20 le presse negli USA ancora in attività e poche dozzine in tutto il mondo. Tra queste la Third Man Pressing cerca di spiccare attraverso un approccio nuovo e giovanile a un processo industriale vecchio come quello del vinile. Qualche esempio? Il vivace pavimento giallo canarino e gli spazi puliti e ariosi della fabbrica, il lungo murales a vista realizzato dall’artista locale Robert Sestok, le grandi vetrate che dal negozio danno direttamente sui macchinari offrendo lo spettacolo della produzione, l’intenzione di organizzare delle visite guidate tra i macchinari e la musica, rigorosamente su disco, che gli operai ascoltano mentre lavorano. Anche l’industria, insomma, diventa cool. E acquistare un vinile sapendo che è stato prodotto a pochi metri di distanza non è affatto male come primo esperimento di disco nero a chilometro zero.  

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