Vaia Cube: la musica in modo ecologico

Nel 2018, 42 milioni di alberi vennero abbattuti da una spaventosa tempesta tempesta nelle Dolomiti. Per merito di tre giovani imprenditori under 30 quegli alberi in parte ritornano alla vita...

02/03/2020
di A cura della redazione redazione@suono.it

Vaia Cube viene realizzato con un legno certificato caduto durante la tempesta: uno dei diversi legni utilizzati è quello dell’Abete della Val di Fassa, un pregiato tipo di abete rosso usato da sempre per costruire i violini, Il legno usato è di tipo massello ed ogni prodotto presenta un spaccatura, realizzata da un falegname con un’ascia che segue la venatura naturale del legno ormai rotto. Una scelta fatta con l’obiettivo di far capire cosa fosse successo e portare dentro le case un segno tangibile della foresta ferita. Ciò comporta che ogni pezzo realizzato sia unico: nessuno è uguale all’altro.

Per ridare nuova vita a parte di quegli alberi caduti è nata Vaia, una startup di tre giovani imprenditori under 30 (Federico Stefani, Paolo Milan e Giuseppe Addamo) che hanno ideato il progetto Vaia Cube, un diffusore passivo di legno massello pregiato che permette, senza l’uso di alcun tipo di energia, di amplificare quanto si sta ascoltando con il proprio smartphone o, con le parole degli ideatori: "... una metafora forte e concreta, una cassa attraverso la quale amplificare ulteriormente il grido di aiuto della natura e mantenere alta l’attenzione sul cambiamento climatico, creando allo stesso tempo un progetto sostenibile.”
Il diffusore viene realizzato da artigiani e falegnami locali e nelle Dolomiti il team della startup sta coinvolgendo chi si occupa delle foreste pubbliche per la piantumazione di nuovi alberi. Infatti, Il territorio oggi presenta notevoli dissesti idrogeologici ed è a rischio frane a causa della deforestazione.

La startup si fa portavoce di un ulteriore messaggio concreto: con l’acquisto di un Vaia si contribuisce a piantare un nuovo albero e far rinascere così la foresta, la prima piantumazione avverrà a inizio estate 2020. Un primo grande risultato è stato già raggiunto superando quello che era il primo obiettivo prefissato di 5000 alberi - si è già arrivati a 5200 -, da piantare nei primi 6 mesi dalla nascita del progetto.

Giuseppe Addamo, Federico Stefani, Paolo Milan: Volevamo trovare una soluzione concreta alla problematica di tutti questi alberi abbattuti e ormai inutilizzabili per le grandi strutture”. Da qui l’idea di usare quel legno, considerato ormai inutilizzabile, per creare un oggetto di design che potesse anche lanciare un messaggio forte e allo stesso tempo sostenere la ripresa del territorio.”

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