Accuphase E-650 test

Il marchio Accuphase è riuscito a conservare un grado di iconicità che, pur non essendo paragonabile all’antagonista McIntosh, ha comunque la sua bella sostanza! La sintesi del mosus operandi della casa si riscontra per varie ragioni proprio nell’amplificatore integrato E-650 oggetto di una prova di SUONO

08/05/2019
di A cura della redazione redazione@suono.it

Le caratteristiche

Amplificatore integrato Accuphase E-650
Prezzo: € 15.000,00
Dimensioni: 46,50 x 19,10 x 42,80 cm (lxaxp)
Peso: 25,30 Kg
Distributore: High Fidelity Italia 
http://www.h-fidelity.com
Tipo: stereo Tecnologia: a stato solido Potenza: 2 x 30 W su 8 Ohm in classe A mosfet in tripla configurazione push-pull Accessori e funzionalità aggiuntive: Telecomando, Ingresso cuffia Risp. in freq. (Hz): 3 - 150.000 THD (%): 0,03 S/N (dB): 117 Ingressi analogici: 5 RCA 2 XLR Note: 2 slot per schede opzionali, 25,3Pre out

sintesi da SUONO 535

La sezione di preamplificazione dell'apparecchio è stata progettata da un ingegnere trentunenne, quella d’uscita da uno dei progettisti storici della casa, Mr. Hanada, entrato in Accuphase già nel 1973 (l’azienda è stata fondata nel 1972!). L’apparecchio è il quinto di una serie di integrati con stadio d’uscita in classe A che si sono alternati con una cadenza di quattro anni l’uno dall’altro a partire dal primo, E-530 del 2002, via via attraverso E-550, E-560 ed E-600, quest’ultimo introdotto nel 2013. Come il predecessore l’E-650 è un classe A di discreta potenza, 30 W su 8 Ohm, potenza che supera questa soglia con l’amplificatore che eroga in classe AB fino a oltre 70 W: dunque un integrato non potentissimo ma nemmeno asfittico. Rispetto al predecessore, stando alle fonti ufficiali, sono stati migliorati i dati del fattore di smorzamento e del rumore; dal punto di vista circuitale viene utilizzato lo stesso stadio di preamplificazione bilanciato con controllo del volume AAVA del preamplificatore di punta (C-3850) e i nuovi transistor di uscita (gli stessi utilizzati nel monofonico A-250), sempre MOSFET ma realizzati da Vishay, quello che è ormai un gigante dei semiconduttori ma nasce come one man brand per merito di Felix Zandman. Anche se ottimi e “migliorati” difficilmente questi due elementi potrebbero essere messi in correlazione con un incremento sensibile delle prestazioni sonore e, a questi livelli, a fare la differenza sono più le scelte “profonde” delle ottimizzazioni dei vari stadi interessati che il modo in cui sono realizzati. Per questo motivo più che di aggiornamenti tecnologici in alcuni casi occorre parlare di affinamenti (progressivi o meno): nel caso del prodotto in esame, ad esempio, non si possono intendere “nuove tecnologie” l’adozione di un trasformatore toroidale (anche nel caso in cui il trasformatore toroidale fosse realizzato con qualche soluzione personalizzata) o di condensatori di capacità maggiorata, leggermente superiore a quella “standard” (50.000 micro al posto dei 47.000). L’adozione del termine “tecnologie”, in questo settore, è stata ampiamente abusata, ricordatelo… Se il contenuto dell’apparecchio si mantiene nel solco della scelta evolutiva di Accuphase, il vestito non è da meno: tutto viene racchiuso nell’abituale “guscio” Accuphase con il pannello frontale anodizzato color oro, elementi grigi in un telaio multistrato e grandi pulsanti per volume e manopole di selezione degli ingressi. Lo chassis (come le cablature, la disposizione dei componenti e molto altro) sono rimasti quelli in cui certi procedimenti di riproduzione erano legati ai processi dell’epoca e l’esecutore faceva la differenza. Il prodotto, industrializzato in alcuni processi e ottimizzato dall’esecutore in altri, assumeva un valore aggiunto “inestimabile” rispetto alla produzione di massa. Proprio questo elemento, realizzato in molti pannelli in lamiera ripiegata fissati fra loro con viti autofilettanti, offriva varie opportunità di contenimento dei costi mentre i PCB, i cablaggi e l’utilizzo dei componenti di qualità faceva realmente la differenza. Oggi i componenti sono disponibili per tutti, le macchine a controllo eseguono un lavoro più preciso ed economico della “follia” dei pannelletti avvitati fra loro e l’ingegnerizzazione consente una cablatura più razionale che riduce i tempi di realizzazione! Eppure Accuphase continua a realizzare i suoi apparecchi in quel certo modo! Non un atteggiamento unicamente volto alla chiusura verso il nuovo visto che, in particolare nell’E-650, questo approccio atavico coesiste con un elemento di rottura con la tradizione di non poco conto: i classici VU-meter sono stati sostituiti con indicatori a LED (rossi con scritte ambra) mentre un display alfanumerico (che permette all’utente di leggere il livello del volume e, nel caso si aggiunga il modulo convertitore D/A opzionale, anche i parametri del segnale digitale) è stato posizionato oltre la lastra di vetro che copre gli indicatori di potenza. Si tratta di una soluzione già adottata nei finali di potenza A-250 e A-75 ma per la prima volta nella gamma dei quattro integrati in catalogo. Vu-Meter vs. LED?

Nonostante tutto la prima sensazione è che Accuphase sia riuscita nel suo intento: un po’ alla Madeleine de Proust, le emozioni, soprattutto per quegli appassionati attempati ancora suscettibili ai ritorni di fiamma, sono le stesse di un tempo, forti e contrastanti, evidentemente non ancora sopite. Il piacere di avvicinare e usare un Accuphase è qualcosa di unico nel suo genere, a partire dall’apertura dell’imballo: sono pochi gli apparecchi che mantengono quel profumo Hi-Fi di un tempo (che magari non fa nemmeno poi tanto bene alla salute visto che si tratta di residui di produzione… ma è tanto buono...) e che accompagnavano quella sensazione di agitazione ed eccitazione nell’aprire lo scatolone. Le sensazioni tattili irrompono a livello emozionale e, nonostante l’azionamento della macchina non sia più meccanico ma servoassistito, si apprezza in particolar modo una usabilità unica nel suo genere, che ha fatto tesoro delle soluzioni adottate, come nel caso dell’individuazione del livello del volume, coadiuvato dalla presenza di un display oltre che della tacca posta sulla manopola del volume, che facilita la lettura (considerando che i passi di regolazione sono di mezzo dB e man mano che si alza il livello diventano di un quinto di dB!). Ma l’utility più evidente tramite l’utilizzo di un telecomando è la scelta individuale degli ingressi senza il ricorso alla selezione sequenziale (altrimenti non poteva essere nelle soluzioni prettamente meccaniche visto l’utilizzo di un commutatore rotativo). Ne consegue quindi una soluzione che rimane conforme alla tradizione sul pannello frontale (tramite il commutatore rotativo) ma, vista la natura della macchina, diventa esclusiva dal telecomando. Il tradizionale pannello in metallo posto al di sotto dei comandi principali in posizione centrale si apre con movimento soft, il momento di inerzia delle manopole e la sensazione della pressione dei pulsanti di attivazione sono comunque di altri tempi; forse non saranno apprezzate dai millennial ma fanno sicuramente breccia in chi ha vissuto anni e anni di desiderio: tenendo premuto il pulsante la slitta scende lentamente (poi va richiusa manualmente) per esporre i vari comandi secondari che comprendono i controlli di tono escludibili, un attenuatore che diminuisce gradualmente il guadagno di -20 dB, un selettore per la fase e uno per convertire il segnale da stereo in mono. Inoltre si può selezionare una delle due coppie di uscite degli altoparlanti - entrambe o nessuna nel caso dell’utilizzo dell’uscita cuffia, pilotata da un amplificatore dedicato - e decidere se inviare il segnale ai morsetti o all’uscita preamplificata.

La sezione di potenza, in classe A, impiega tre coppie di MOSFET di potenza, gli IRFP240 e IRFP9140, generalmente utilizzati in dispositivi di controllo ad alta potenza e ad alta velocità di commutazione. Si tratta di un MOSFET non per uso audio che però ha fatto breccia nei lavori più arditi dei grandi progettisti dell’Hi-Fi, Nelson Pass docet. La regolazione del livello del volume fa capo a un potenziometro che impartisce il valore resistivo di riferimento. Il potenziometro è un TOCOS, marchio nipponico antagonista di ALPS, al quale è stato costruito intorno un motoriduttore per la gestione da telecomando. Il tutto è installato su un piano isolato dalla vibrazioni e interferenze. Tuttavia il potenziometro fornisce solo il valore di riferimento per il circuito di amplificazione “molto lontano” dal segnale audio.

Per quanto riguarda le prestazioni sonore, con l’E-650 è stato fatto un balzo evolutivo con stile e tradizione in quanto ci troviamo di fronte a un campo sonoro insolito, quello che si sarebbe sempre sperato di ottenere ma che, nella pratica, apre nuovi scenari, in quanto non basta sognare “il meglio di stato solido più il meglio di un valvolare” per ottenerlo! Raggiunto un certo livello qualitativo sono proprio le sfumature e le interpretazioni a costituire quel valore aggiunto “inestimabile” e sarebbe riduttivo tentare di correlarlo con argomenti tipo la classe di funzionamento dell’ampli o il tipo di trasformatore utilizzato. Spiccano nelle qualità una concretezza e una matericità della gamma alta insospettabile ma abbinata a una grazia e levigatura che sembrerebbero in antitesi all’estensione. Anche il basso assume una definizione e un ritmo sostanzialmente insolito per un classe A di questa potenza ma, in tutto il range utile, non si rimpiangono potenze superiori anche a livelli di ascolto elevati. C’è da notare, però, che causa l’assenza di fatica di ascolto e indurimento a livelli sostenuti è più facile arrivare al limite dell’ampli, soprattutto con diffusori con bassa sensibilità. In gamma media si apprezza il raggiungimento di una corposità molto piacevole e real style senza che appaia mai in evidenza o proiettata in avanti. Un passo verso il concreto che non è “delicato” ma con una grazia che invece è sconosciuta a transistor e valvole “tirati per il collo”. Al netto di tutto, soprattutto dei preconcetti che rischiano di ingabbiarci a schemi retrivi e non corrispondenti della realtà, è questo l’elemento di rottura che caratterizza l’E-650!
È difficile incontrare apparecchi con la stessa flessibilità e facili da abbinare alle elettroacustiche. La classe di appartenenza è fra le più popolate ed eterogenee: coesistono prodotti di grandi nomi e di piccoli improbabili costruttori con soluzioni che spaziano ampiamente. Come se la classe (15.000 euro) possa essere quasi un punto di partenza e non uno di arrivo. Le prestazioni a livello sonoro proiettano comunque l’E-650 in un “girone” povero di contendenti, quelli che riescono ad abbinare “il profumo di Hi-Fi” a prestazioni proiettate nel nuovo millennio. Certo le prestazione del Pass int-250 o l’aspetto del McIntosh “spaccano” ma fra tutti i contendenti non c’è nessuno che coniughi stile e tradizione come Accuphase.

[ Pubblicato su SUONO n° 535 - maggio 2019]

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