Arcam HDA SA20

Per anni nell’immaginario audiofilo la serie FMJ è stata considerata l’ultimate audio (così recita la pubblicistica aziendale) della casa. Oggi quel segmento non esiste e l’HDA si posiziona economicamente in una fascia al di sotto rappresentando un affascinante caso studio dell’Arcam pensiero, per più di una ragione.

03/12/2018
di A cura della redazione redazione@suono.it

Le caratteristiche

Amplificatore integrato Arcam HDA SA20
Prezzo: € 1.750,00
Dimensioni: 43,30 x 8,70 x 28,30 cm (lxaxp)
Peso: 9,20 Kg
Distributore: MPI ELECTRONIC
http://www.mpielectronic.com
Tipo: stereo Tecnologia: a stato solido Potenza: 2 x 90 W su 8 Ohm (150 W su 4 Ohm) Classe G Accessori e funzionalità aggiuntive: Telecomando, Ingresso cuffia Risp. in freq. (Hz): 20-20.000 +/- 0,2 dB THD (%): 0,002 S/N (dB): 106 Phono: MM (5 mV/47 KOhm) Ingressi analogici: 4 RCA (1 mV/10 kOhm) Ingressi digitali: 3 totali - Ottico / RCA / Ethernet Uscite analogiche: 1 RCA Convertitore audio D/A: ESS9038K2M Sistema di conversione audio D/A: 24 bit - 192 kHz

Supponendo che la serie HDA esprima la versione più moderna, come lasciano sottintendere i pochi ma evidenti interventi di make-up apportati al disegno degli apparecchi, della filosofia di questa casa, che a buon diritto è stata parte di quella pionieristica scommessa attuata dai costruttori mid-end britannici, esistono almeno tre spunti da percorrere in merito.Partiamo da una definizione del perimetro in cui ci muoveremo; la serie, infatti, include, al momento tre modelli: un lettore sia di rete che CD/SACD e due amplificatori integrati (SA10 e SA20) rispettivamente da 50 e 80 W dotati di ingressi analogici e digitali. In particolare questi ultimi, con l’uscita di produzione delle amplificatori stereo della storica serie FMJ, vanno a occupare quel vuoto che si era così creato spostando però verso un migliore rapporto prezzo/prestazioni l’esperienza dell’utente. È questa già una prima indicazione sull’indirizzo marketing della nuova Arcam? il dibattito sul micro-lusso è stato aperto da questa rivista già qualche anno fa e la necessità di tornare a offrire sul mercato apparecchi connotati da un forte value for money, un concetto di cui Arcam fu in passato un alfiere, è sicuramente sentita. La storia di Arcam stessa sembrerebbe però sottolineare come questo tipo di apparecchi sia realizzabile solo da aziende di certe dimensioni in grado di applicare forti economie di scala. Proprio i vertici di Arcam, interrogati un anno fa in merito, ammisero che per loro era diventato impossibile costruire apparecchi economici!Un secondo elemento di riflessione riguarda come il value for money sia realizzabile.

L’integrato Arcam SA20 oggetto di questo test ha la stessa potenza e analoga tecnologia d’amplificazione, la classe G, dell’FMJ A29. La diretta discendenza tra gli amplificatori della serie FMJ e quelli della linea HDA è evidente peraltro fin dal confronto delle dimensioni e dal peso, pressoché identici tra l’FMJ A29 e l’HDA SA20; persino la disposizione delle feritoie superiori e inferiori per il raffreddamento dei dispositivi di potenza è identico. Ma, sono proprio i circuiti stampati principali, con il modulo di potenza e parte della sezione di gestione, ad essere quasi “sovrapponibili”! Le differenze si rilevano invece per la presenza della sezione digitale, assente nelle precedente versione FMJ A29. Nonostante ciò il nuovo SA20 ha un prezzo significativamente più basso del FMJ A29, che era arrivato a 2.200 euro contro i 1.750 del modello attuale. Una conferma, se ce ne fosse bisogno, di un ulteriore elemento di riflessione, il terzo: molte volte il prezzo è una variabile dettata più dal marketing che dal reale dispendio di energie e di componenti.

L’elemento di aggiornamento alle necessità attuali dettate dal mercato è costituito dalla presenza a bordo di tutti gli apparecchi di una sezione per la gestione dei segnali digitali. Di per sé adottare un Sabre ESS9038K2M a bordo di un amplificatore non è una rivoluzione, già molti lo fanno. Rinunciare al collegamento USB ad alta risoluzione se non epocale è invece sintomatico di un nuovo approccio o perlomeno di una riflessione in materia! Se infatti si va a esaminare il front end della serie HDA, costituito dal lettore HDA CDS50 e uno tra SA10 e SA20, di fatto si verifica una ridondanza della sezione D/A anche se: a) solo il lettore è in grado di effettuare lo streaming dei file musicali b) solo gli amplificatori sono in grado di accettare fonti digitali che utilizzano un congruo numero di connessioni coassiali o ottiche (a differenza del HDA CDS50 che ne ha una per tipo). Si aggiunga la presenza a bordo degli integrati del collegamento ethernet che essendo destinato solo alla gestione dell’apparecchio via app, raddoppia il numero di collegamenti di questo tipo (uno nel lettore, uno nell’ampli) per utilizzare la musica liquida. Premesso che nessun costruttore ha le idee veramente lucide in merito, sembra che Arcam sia andata a complicarsi la vita da sola.

Ascoltando diversi generi musicali tramite sorgenti analogiche che digitali emerge un carattere fondamentale dell’amplificatore che viene riproposto in maniera costante: l’equilibrio manifestato dal punto di vista della risposta in frequenza che non presenta debolezze o rinforzi eccessivi lungo gran parte della gamma di frequenze riprodotte. L’unica eccezione, forse, si riferisce alla gamma più bassa: nell’intorno della seconda ottava si nota infatti un qualche rigonfiamento. Un effetto che può risultare persino gradevole almeno a bassi volumi, una sorta di accenno a un effetto loudness per capirci, ma che a un certo livello del volume diventa più invadente rischiando di confondere e rendere più monotona la rappresentazione sonora. In questi casi la porzione grave delle frequenze risulta poco scandita, il senso del ritmo è meno intenso, come nitidezza, pulizia e profondità. Basta però ridurre gradualmente il volume e le qualità enumerate si recuperano, il suono diventa decisamente più gradevole e coinvolgente;

L’ingresso del HDA nella nuova era porta con se un melting pot di elementi, alcuni decisamente positivi, come la diminuzione del costo d’acquisto, altri più dubbi, a cominciare dal fatto che la mancanza di una USB possa essere considerato se non un vantaggio perlomeno una scelta sensata (su questa scelta di Arcam e altri epigoni si vedrà). Infine gli aspetti relativi a “versatilità vs. digitale” dove, se pur non a squarciagola, Arcam sembra puntare sul combinato disposto fonte + amplificazione per godere dei massimi benefici, non senza qualche sovrapposizione e un po’ di confusione...Ma è il digitale, bellezza!

[ Pubblicato su SUONO n° 531 - dicembre 2018]

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