Diffusori Kef LSX

Che cosa diventa un diffusore quando ha tutto a bordo? Innanzi tutto un monito alle aziende produttrici che non possono più ignorare il fatto che è finita l'ìera della progettazione a compartimenti stagni e l’integrazione fra i vari componenti della catena è sempre più necessaria.

07/02/2019
di A cura della redazione redazione@suono.it

Le caratteristiche

Prezzo: € 1.249,00
Dimensioni: 24 x 15,5 x 18 cm (lxaxp)
Peso: 3,6 Kg
Distributore: Hifight - www.hifight.it
Tipo: da supporto Caricamento: bass-reflex N. vie: 2 Potenza (W): diffusore attivo: 70+30 watt Risp. in freq (Hz): 54-28.000 Altoparlanti: Woofer 11,5 cm; Tw 1,9 cm - Sistema UNI-Q Rifinitura: gloss white, maroon, olive, blue, black Note: Diffusore attivo con funzionalità wireless IEEE 802.11a/b/g/n dual band 2.4/5GHz DLNA. Bluetooth 4.2 aptX. Porta Ethernet 24bit/96kHz. Ingressi: digitale ottico, analogico 3.5 mm. EQ via app. Supporta file fino a 192kHz

Il diffusore amplificato è diventato ancora più di un tempo un elemento importante all'interno della catena hi-fi, ben oltre il luogo comune per il quale è destinato o al piccolo audio o al settore professionale.
I Kef LSX poi non sono “solamente” diffusori amplificati:, sono dotati di un selettore di ingressi, sia analogici che digitali e anche “wireless” tramite il Bluetooth, che collocano il prodotto nella categoria dei sistemi integrati. Rispetto al passato, considerato che il prodotto si può gestire da una app disponibile sia per iOS che per Android, si innesca un sistema di comunicazione bilaterale fra dispositivo di controllo e apparecchio, che deve restituire le informazioni sullo stato di funzionamento. Da questo punto di vista una serie di semplici “lucine” non sono più sufficienti a dare una visione di insieme, anzi, nasce l’esigenza di utilizzare gli strumenti più adatti nei posti opportuni: a bordo dell’apparecchio c’è bisogno del minimo indispensabile e tutto i resto verrà dirottato sull’app del tablet. Nel caso degli LSX è presente un led multicolore sul frontale che a seconda della scala cromatica e dell’alternanza del lampeggiamento fornisce le informazioni più importanti per comprendere lo stato dell’apparecchio e delle selezioni effettuate tramite il telecomando, visto che gli LSX sono dotati anche di un pratico telecomando IR. Ci sarebbe da chiedersi quanto oggi un telecomando sia necessario in condizioni di utilizzo altamente integrate come quelle in cui gli LSX verranno inseriti, eppure, nell’utilizzo più comune, la presenza di alcune funzioni raggiungibili da telecomando e direttamente a bordo dell’apparecchio si rivelano fondamentali, alla faccia di app di gestione o di chissà quale altra forma di controllo avanzata: ad esempio, il mute oppure la regolazione del volume, sono funzioni fondamentali da raggiungere anche senza smartphone o app, in quanto si tratta di funzioni da attivare repentinamente al momento del bisogno, come ad esempio una telefonata o altro tipo di “sollecitazione” esterna. Per tutte le altre funzioni, invece, l’utilizzo dell’app è la soluzione più diretta e naturale. In questo Sonos è stato un pioniere nello studiare un sistema di interfacce multiple ed efficaci; sul pannello sono presenti tre comandi: volume su, volume giù e il tasto di play/pausa che, per come è concepita l’architettura del Sonos, sostituisce in maniera elegante la funzione mute mettendo in pausa la riproduzione. Considerato che gli LSX hanno più tipi di ingresso, sia analogici che digitali, per “zittire” l’apparecchio bisogna ricorrere al mute e non al tasto pausa (che nel caso di un ingresso analogico non saprebbe come “interrompere” la riproduzione in corso). Tornando al concetto invece di massima integrazione deputata al miglioramento della User Experience, gli LSX fanno il vero salto in avanti in quanto il sistema di comunicazione di rete, oltre a supportare lo standard DLNA e a breve Airplay 2, si integra con il sistema di gestione della musica e dei dispositivi per la riproduzione in rete Roon. Questa opzione proietta il sistema verso un modo di fruire la musica e di occupare gli spazi deputati all’ascolto in forma del tutto differente, offrendo un’esperienza d’uso straordinaria: una volta toccata con mano, è difficile far ritorno alla precedente. I settaggi e la selezione degli ingressi differenti da quello di rete sono ancora raggiungibili attraverso la app ma, una volta effettuato il setup dei diffusori, diventa veramente difficile pensare l’utilizzo del sistema con altri tipi di sorgente. Ad esempio, il supporto a Tidal o a Spotify è molto interessante ma l’integrazione con Roon, che a sua volta integra al suo interno anche Tidal, consente la gestione di una collezione allargata di musica sia di proprietà che in streaming.
I settaggi attraverso la app consentono una buona ottimizzazione ambientale in funzione dei paramenti di installazione ma non di una rilevazione strumentale della risposta; il sistema, tuttavia, reagisce in modo evidente alle regolazioni con una risposta che, all’ascolto, non sembrerebbe limitarsi esclusivamente a una variazione del livello di emissione ma anche a una sorta di equalizzazione dinamica, coinvolgendo altri parametri di riproduzione che interessano l’equilibrio timbrico e la riproduzione spaziale. Nell’app è possibile utilizzare due modalità di accesso alle regolazioni, una di tipo basic e l’altra expert, che semplificano i paramenti da inserire e rendono molto semplici, in entrambi i casi, le operazioni di ottimizzazione, fornendo la distanza dalle pareti, le dimensioni del piano di appoggio nel caso di installazione a scrivania e altre caratteristiche geometriche, di posizionamento e di assorbimento del locale. Attraverso le regolazione è stato possibile controllare sensibilmente l’emissione in bassa frequenza, con notevoli benefici nell’equilibrio timbrico e nell’intelligibilità nelle varie condizioni di installazione.
L’installazione è molto semplice e intuitiva, semplificata dalle dimensioni molto contenute del diffusore e dalla possibilità, se ci si limita a utilizzare segnali in qualità CD, di utilizzare separatamente in Wi-Fi i due diffusori (risoluzione massima 48 kHz). Per poter usufruire di segnali a 96 kHz occorre invece collegare anche i diffusori tra loro, servitù di poco conto nella modalità elettiva “attorno” al computer in sistemi desktop, più onerosa nel caso si voglia (e si può farlo in quanto le performance sono accettabili, almeno quanto quelle di un qualsiasi mini diffusore di piccole dimensioni) utilizzare la coppia di Kef su piedistallo, anche se non se ne vede la ragione… piuttosto troveranno posto nella libreria! Sul fondo è presente una basetta con quattro inserti in gomma antiscivolo e un inserto in ottone per avvitare un supporto mobile o a parete. L’emissione posteriore, a discapito di tante leggende metropolitane, non costituisce una limitazione nel posizionamento anche a ridosso della parete posteriore e anche grazie al sistema interno di equalizzazione ambientale, con un controllo dell’emissione in bassa frequenza molto efficace.

Il trasduttore coassiale con cestello in lamiera stampata e tweeter concentrico con magnete in neodimio è fissato al pannello anteriore in plastica nervata e rinforzata. L’interno del mobile è riempito di materiale fonoassorbente anche per evitare turbolenze all’interno e nel condotto di accordo, che risulta molto lungo e sagomato per sfruttar al meglio l’esiguo spazio a disposizione.

Il mobile è realizzato con gusci in plastica termoformata rinforzata e sembra abbastanza sorda e smorzata nonostante le esigue dimensioni. Il rivestimento in tessuto del corpo centrale, oltre il piacevole effetto estetico, costituisce anche una buona barriera a vibrazioni e risonanze delle pareti. Con il sistema a punto si ottengono livelli di pressione molto elevati senza avvertire il raggiungimento del limite superiore, anche grazie al sistema di compressione che riduce l’effetto clipping contenendo la distorsione, soprattutto in gamma media e medioalta.

Gli LSX impiegano un modulo Microchip CY920 per la connessione in rete e l’accesso ai contenuti in rete e non, in quanto al loro interno è presente anche il ricevitore Bluetooth e la gestione di segnali antologici e digitali. Tuttavia ogni segnale viene trasformato in digitale e adattato al formato idoneo per essere processato nel DSP Analog Device ADAU1451 per tutto quel che riguarda equalizzazioni, adattamenti e regolazioni del livello. Sono presenti anche un ADC Cirrus Logic CS4272 e un DAC Texas PCM1754.

L’effetto, a livelli sostenuti, è quello di uno spostamento dell’equilibrio ma non quello di indurimento tendente al fastidio. Il messaggio sonoro viene “stravolto” ma, quando non interviene il compressore dinamico, il messaggio viene comunque variato non tanto nel suo equilibrio timbrico/dinamico quanto nella presenza di armoniche e spurie che, in seguito alla distorsione da saturazione, possono rendere fastidioso il contenuto musicale. Nel complesso sorprende comunque la capacità di riproporre uno stage di discrete dimensioni anche in ambienti di medie dimensioni, molto realistico in termini di timbro dei vari strumenti e attori. Meno bene la scansione dei vari piani sonori ma ancora ampiamente al di sopra di un ipotetico spartiacque della qualità sonora minima accettabile per godere pienamente dello spettacolo musicale. In sostanza la prova sul campo conferma e rafforza la positiva impressione verso la casa madre ricevuta durante l’ascolto in anteprima di questo sistema effettuata in Inghilterra. Semmai il problema, comune a tutti i “prodotti della terra di mezzo”, rimane il fatto che i troppi elementi di rottura con gli archetipi Hi-Fi (tutto in uno, piccole dimensioni, modalità alternative della trasmissione del segnale...) rischiano di oscurarne le qualità, frutto del recupero di soluzioni adatte a una nuova fruizione dei contenuti (biamplificazione, DSP, soluzioni attive). Così prodotti come i KEF LSX oggi non ottengono ancora l’attenzione che meritano e, soprattutto, ancora sono considerati un “sottoprodotto” dell’Hi-Fi in cui i componenti separati ancora la fanno da padrone. Eppure, quando si avrà la curiosità e il coraggio di seguire il bianconiglio nella sua tana, nulla sarà più come prima…

I due diffusori, uno slave e l’altro master, differiscono solo per la presenza degli ingressi e di alcun comandi nel master, come gli ingressi analogici e digitali, la connessione di rete via cavo e i tasti di abbinamento Bluetooth e fra i due sistemi se si sceglie il collegamento wireless, altrimenti si utilizza un cavo di rete standard connesso alla RJ-45. Condizione necessaria al funzionamento per entrambi il cavo di alimentazione a 220 Volt.

[ Pubblicato su SUONO n° 533 - feb - mar 2019]

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