Focal Clear

Prendiamo in prestito la saggezza di James Bond (Mai dire mai) perché si attaglia alle vicissitudini di Focal nel settore delle cuffie... E alla fine della storia, al netto di tutto e pur partiti con il piede sbagliato, se c’è “il manico” si può stare certi che i risultati arriveranno!

06/06/2019
di A cura della redazione redazione@suono.it

L’esordio, se non disastroso, fu sufficientemente deludente da far credere all’assunto apparentemente illogico per cui i peggiori costruttori di cuffie sono... i costruttori di diffusori (Spirit One - SUONO 478). Subito dopo fu messa una “pezza” alla situazione con la Spirit Professional, il cui pregio principale fu che, lucidamente, ogni aspetto sbagliato della prima versione veniva rettificato (il direttore di questa rivista partecipò in Francia alla sua presentazione dove senza reticenze errori e soluzioni dei problemi venivano indicati...).Comincia così, senza squilli di tromba, l’avventura di Focal - costruttore al 100% di elettroacustiche (si realizza da sé anche gli altoparlanti) - nel settore delle cuffie. Se facciamo un rapido avvolgimento del nastro con il fast forward fino alla data odierna scopriamo, però, e non senza un accenno di sorpresa, che il marchio francese offre un ampio catalogo di cuffie e, se ci si concentra solo sul segmento di eccellenza, sono ben cinque le offerte, a partire da poco meno di 1.000 euro fino al tetto di quasi 4.000 rappresentato dalla Utopia che, non fosse altro per l’altisonante nome che si porta addosso, dalla sua presentazione ormai di lunga data è diventata un riferimento assoluto nel campo.Bisogna partire allora proprio da qui per capire la filosofia e l’approccio Focal alle cuffie che abbraccia la “filosofia” aperta e utilizza altoparlanti di nuova concezione, pensati come un trasduttore tradizionale con membrana rigida a cono e sospensione cedevole. Le differenziazione più evidente tra i modelli (Utopia, Clear oggetto di questo test e Elear, la più economica, appena sotto i 1.000 euro) è rappresentata dalla fattura del gruppo magnetico e dal materiale utilizzato nella membrana (leghe di alluminio e berillio). Altri due modelli (Stellia, 2.999 euro, ed Elegia, 899 euro) sono modelli chiusi con altoparlanti meno originali dal punto di vista del disegno del magnete e del supporto e abbastanza simili, almeno a giudicare dagli “spaccati” riportati nella documentazione Focal. Dopo un primo approccio “deludente”, in cui le scelte e le proposte certo non rappresentavano il know how del marchio sia nella realizzazione degli altoparlanti, sia nella ipotesi di un campo sonoro plausibile che magari poteva anche essere frutto dall’esperienza maturata nell’home, ci troviamo dunque di fronte a uno dei cambi di rotta più radicali che si siano visti nell’ambito dei costruttori di cuffie. A entrare in campo non è solo la tecnologia tanto cara a Focal che ha fatto del berillio l’alfiere dei prodotti di punta quanto un know how più profondo nella realizzazione di un altoparlante che concretamente si distacca dalla mischia. Da questo punto di vista la piccola rivoluzione in Focal iniziò molto tempo fa quando i tweeter della serie Utopia domestica furono pensati “come dei woofer in miniatura” adatti alla riproduzione della alte frequenze! A prescinde da ogni iperbole narrativa, il disegno di quei tweeter si distinse dalla massa proprio in merito al disegno del magnete e dell’emissione posteriore della membrana, priva di impedimenti, ricordando appunto un piccolo larga banda e non un classico tweeter con l’equipaggio mobile chiuso nel gruppo magnetico.Il percorso intrapreso nello sviluppo della cuffia Utopia (e per parziale ricaduta in Clear e Elear) è stato pressoché il medesimo, solo che in questa occasione all’altoparlante viene richiesto di riprodurre l’intera gamma e non solo quella alta!