In prova: Cambridge Audio CX A81

Uno dei sopravvissuti alfieri del value for money Cambridge ripropone con il CXA81 un integrato in grado di fornire una rappresentazione sonora di ottimo livello, posizionabile ai vertici della categoria, dove la natura dell’apparecchio non prevale, assecondando la musica con una performance gentile ma senza tentennamenti.

03/11/2020
di A cura della redazione redazione@suono.it

Le caratteristiche

Amplificatore integrato Cambridge Audio CX A81
Prezzo: € 1.235,00
Dimensioni: 43 x 11,50 x 34,10 cm (lxaxp)
Peso: 8,70 Kg
Distributore: Hi-Fi United - www.hifiunited.it
Tipo: stereo Tecnologia: a stato solido Potenza: 2 x 80 W su 8 Ohm in classe AB Accessori e funzionalità aggiuntive: Telecomando, Ingresso cuffia Risp. in freq. (Hz): <5Hz - 60.000 +/-1dB Ingressi analogici: 4 RCA 1 XLR Ingressi digitali: Ottico / RCA / USB HiRes Uscite analogiche: 2 RCA Convertitore audio D/A: ESS Sabre ES9016K2M Sistema di conversione audio D/A: 24 bit - 192 kHz Note: compatibile DSD DoP, Bluetooth aptX HD

Julian Richer e James Johnson-Flint, pur cedendo alle sirene della riduzione del costo di lavoro con la delocalizzazione in lidi lontani (l’azienda ha aperto un ufficio a Hong Kong nel 2001 e un ufficio nella Cina continentale nel 2011), hanno saputo conservare un’identità e una immagine occidentale, “regolata” dal contrappeso di uno staff di ingegneri interni, 24 tra la sede di Londra e quella nella originaria Cambridge. Al netto di un fatturato di ben 22 milioni di euro e una gamma di prodotti che spazia dalla sardina all’elefante dipanata in termini Hi-Fi, Cambridge Audio appare e in gran parte rimane uno dei sopravvissuti alfieri del value for money di buona memoria, all’interno del british sound. E vale la pena di spendere ancora qualche parola su Julian Richer, uno dei due alla guida di Cambridge, già proprietario della catena Richer Sounds (52 negozi nel regno della regina) che, in tempi non sospetti (correva l’anno 2013), ha annunciato che avrebbe donato alla sua morte il 100% della rete distributiva ad un trust dei dipendenti e che poi lo ha fatto parzialmente in vita (per il 60% del valore), oltre a versare un bonus di ringraziamento di 1.000 euro per ogni anno di lavoro ai dipendenti! Sono gli uomini a fare le aziende, non il contrario, e in questo senso Cambrige, se non proprio una fondazione, appare qualcosa di simile nello spirito...
L’A81 è il nuovo amplificatore integrato della linea CX di Cambridge (2 amplificatori integrati, 1 meccanica e uno streamer) che sostituisce insieme al CX A61 la line up degli amplificatori integrati, gli acclamati 60 e 80 (più il primo che il secondo) di una gamma introdotta nel 2014. Squadra che vince non si cambia? Proprio gli inglesi e i formalmente inglesi (Creek, Audiolab...) e anche Rotel hanno dimostrato che può essere più o meno così, anche se in Hi-Fi, dove le cose sono dannatamente difficili (pur se di “semplice” riproduzione delle sette note si parla), si viaggia potremmo dire a due velocità: l’arte della riproduzione sonora si muove velocissima e immutabile a seconda di quel che si esamina e di quel che si vuole ottenere (vedi il caso di Bryston che garantisce i prodotti analogici per ben 20 anni ma si guarda bene dal farlo per quelli digitali!). La conferma la fornisce proprio il CXA81 e le ragioni del suo restyling, principalmente legate al dominio digitale: un più moderno collegamento Bluetooth (che nell’arco di questi sei anni ha fatto passi da gigante in termini di qualità), un nuovo convertitore (basato sul Sabre ES9016K2M al posto del Wolfson WM8740) e una nuova USB, elementi in perenne evoluzione. Per il resto, almeno a livello circuitale, l’apparecchio ripropone la stessa topologia del predecessore (e questo non è un male, come i casi citati testimoniano) con alcune variazioni nei componenti (una parte degli operazionali, i condensatori sia nella sezione pre che finale) che non rivoluzionano il progetto ma, anzi, sembrano essere stati scelti proprio secondo il criterio della continuità...

L’occasione ha suggerito anche un restyling estetico, questo sì più profondo e, almeno a nostro parere, un po’ straniante proprio nella sua modernità, sebbene dal punto di vista estetico Cambridge Audio non abbia mai raggiunto livelli iconici nei suoi prodotti che ne costituiscano un heritage inalienabile. L’immagine da “color che son sospesi” (perlomeno se si esamina la faccenda con i parametri tipici del mondo Hi-Fi) è in qualche modo confermata da un esame un po’ più approfondito della linea CX nel suo complesso che se da un lato “osa” proponendo una meccanica simbiotica con i due integrati (che hanno l’indispensabile DAC a bordo per farla funzionare), dall’altro si cautela completando la linea con uno streamer che a sua volta dispone di un DAC, presupponendone un utilizzo stand alone. Ma allora, dove deve stare questo benedetto DAC? Calandosi però da un ambito prettamente filosofico a quello più pratico dell’esame specifico si nota come l’apparecchio si proponga con un approccio probabilmente fra i più pragmatici del momento, in netta contrapposizione a tutte le funzionalità che potrebbero derivare da una gestione avanzata magari tramite app o qualche altra diavoleria dell’era moderna! Invece, c’è tutto quel che serve, nel modo più tradizionale che si possa pensare e soprattutto con una disposizione abbastanza chiara e facilmente raggiungibile sul pannello frontale, in particolar modo tramite il telecomando che, nonostante integri tutti i comandi dei tre apparecchi appartenenti alla serie CX, per quel che riguarda l’amplificatore ha gli ingressi disposti nella stesso modo in cui lo sono sul pannello frontale, dove appaiono “annegati” nel display fino a quasi scomparire, con un certo danno per la visibilità, se non per la presenza di altrettanti led che illuminano le sigle degli ingressi. Questi ultimi sono divisi in due gruppi: da un lato del display i 4 + 1 analogici, dall’altro quelli digitali (i tre ingressi più il tasto del pairing con il Bluetooth). Per quel che riguarda l’analogico la coppia di ingressi XLR è l’ingresso in più a fronte degli altri RCA e si identifica con il colore rosso al posto di quello blu sul led dell’ingresso A1, mentre, nell’ambito digitale, le cose si complicano leggermente in quanto sono disponibili tre ingressi spdif, uno coassiale e due di tipo ottico, e l’ingresso USB Hi-res che con le stesse modalità condivide il Bluetooth colorandosi di rosso per l’USB e di blu per il Bluetooth. Il buono di questa soluzione è che non occorre ricorrere a una logica sequenziale per selezionare un ingresso ma l’operazione avviene in modo diretto; tutti i comandi sono poi replicati sul telecomando ma le ridotte dimensioni dei led e delle scritte che identificano i vari ingressi non sono visibili a distanza e, a meno di non memorizzarne la posizione (identificando così chi è chi quando la luce del led si accende), l’utilizzo genera una sorta di straniamento se si utilizzano molte fonti e le si varia spesso. Da notare che, invece, se si utilizza la app controllo del lettore streamer CXN è possibile anche regolare il volume dell’amplificatore se si collega l’apposito cavo di comunicazione fra gli apparecchi, senza però poter scegliere gli ingressi. Rispetto alla precedente versione (CXA80) sono stati rimossi i controlli di tono e la regolazione del balance, due funzioni che, ammettiamolo, si utilizzano raramente, sebbene il balance sia molto utile per l’ottimizzazione in ambiente dei diffusori, almeno nel setup iniziale. Tuttavia, considerato che l’impostazione dell’apparecchio è totalmente analogica, un potenziometro in più sulla linea del segnale potrebbe essere inteso come un elemento di disturbo e degrado del segnale, quindi, come recita un motto marinaresco: quel che non c’è non si rompe e nel nostro caso, non degrada! La presenza di un’unica manopola insieme alla scelta di un colore hi-tech definito Lunar Grey (assimilabile più o meno al nostro canna di fucile, anche se leggermente più chiaro) donano al pannello frontale un aspetto particolarmente pulito di sapore molto nordico. La selezione degli ingressi avviene in modo molto rapido e si avverte l’azionamento dei relè interni di commutazione che intervengono dopo la selezione per evitare bump o altri disturbi, mentre la regolazione del livello tramite telecomando sembra avere un movimento rapido e che non si identifica in modo evidente tramite la manopola sul pannello anteriore. Anche agendo manualmente, la presa non è comodissima e non si apprezza un tuffo nel passato; d’altronde, l’anima totalmente analogica dell’apparecchio, più che al tatto si apprezza all’ascolto, anche perché, ormai, è veramente raro regolare il livello di ascolto tramite la manopola e non tramite il telecomando.

Quattro gli ingressi analogici di cui uno XLR e quattro quelli digitali, più il Bluetooth. Una uscita pre stereo e una mono per il subwoofer. Nel collegamento USB è possibile scollegare la massa. I morsetti di potenza sono sdoppiati per due sistemi indipendenti o per favorire una connessione bi-wiring. Le scritte sulle connessioni, seppur molto piccole, sono replicate nella parte alta e capovolte, per consentire la lettura anche dalla parte alta dell’apparecchio.

L’apparecchio è dotato di doppie uscite di potenza per il collegamento di due diffusori, caso sempre più raro in ambito domestico, ma che viene in ausilio per l’utilizzo di una connessione in bi-wiring, soluzione da non scartare a priori soprattutto in installazioni che potrebbero beneficiare di tale collegamento come, ad esempio, in abbinamento a sistemi a torre a due vie e mezzo oppure a tre vie in cui, con una doppia coppia di cavi anche economici e non di eccessivo spessore, che ben si adattano ai connettori di dimensioni contenute, si possono raggiungere prestazioni inaspettate e soprattutto a costi molto contenuti. La sezione digitale si avvale nella nuova versione del front end di ricezione spdif che gestisce flussi in entrata fino a 192 kHz con il reclock e quello USB tramite un XMOS che sfrutta appieno le potenzialità del DAC Sabre supportando file PCM fino a 768 kHz e DSD256, un plus valore non da poco considerando che collegando una unità di rete come, ad esempio, Volumio e una raspberry direttamente connesso alla USB, si ottiene un sistema di rete, anche Roon ready, che fa concorrenza a sistemi di livello che sfruttano tutte le potenzialità del DAC ESS Sabre, sebbene in questo caso venga utilizzato in una modalità basic senza la possibilità di scegliere il tipo di filtro in uscita. Tuttavia, è proprio con la connessione USB che si ottiene il massimo delle prestazioni, sia con i file formato CD ma ancor di più con quelli ad alta risoluzione, a partire da quelli a 96 kHz che già offrono risultati eccellenti considerata la classe di appartenenza del prodotto. Un caso che scardina in un certo senso un pensiero diffuso, ovvero che la sezione digitale all’interno di un apparecchio abbia meno dignità di uno stand alone. Invece, in casi come questo i risultati arrivano a ribaltare ogni previsione, offrendo per giunta una modalità di fruizione sia attraverso un computer ma soprattutto attraverso un sistema dedicato come, ad esempio, Volumio, raggiungendo prestazioni veramente assimilabili a quelli di apparecchi più importanti. L’impostazione timbrica dell’amplificatore mostra in generale un registro luminoso ma mai eccessivamente brillante, poco influenzato dal tipo di diffusore collegato e con una verve ed energia molto più spinta della potenza di targa. Anche sotto pressione, a volumi molto sostenuti, si raggiunge difficilmente il limite in cui prevalgono le sonorità tipiche del clipping e dell’indurimento in generale dei finali sotto stress. Ottima la sensazione di punch e di ritmo, che mostra un basso molto potente e abbastanza controllato che mantiene comunque un registro caldo e piacevole. L’intera porzione delle basse frequenze risulta lineare e nitida, quella media offre una notevole rappresentazione delle voci femminili, reali, armoniose e ricche di pathos quanto basta, mentre in gamma alta ripropone correttamente il difficile equilibrio tra definizione, matericità e musicalità. In tutte le configurazioni in cui è stato inserito, anche le più improbabili (dagli Elac oggetto di altra prova in questo stesso numero di SUONO ai diffusori di riferimento) l’A 81 ha mantenuto un equilibrio e una riconoscibilità soprattutto nel non manifestare specifiche idiosincrasie con diffusori considerati particolarmente ostici. La potenza è più che sufficiente a sonorizzare ambienti anche di medie dimensioni con diffusori non molto sensibili, nel senso che si ha la sensazione di potere alzare ancora un po’ e, soprattutto, non si ha voglia di abbassare il livello come spesso accade negli apparecchi che, seppur potenti, hanno oltrepassato un limite.

[ Pubblicato su SUONO n° 548 - novembre 2020]

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