Kimber Cable Carbon, segnale e potenza

La nuova generazione di cavi Kimber sorprende sia chi già conosce la qualità offerta dal marchio ma anche (e soprattutto) i cavo-scettici come chi scrive... 

17/06/2020
di Paolo Corciulo p.corciulo@suono.it

Le caratteristiche

Cavo Kimber Kable Carbon Interconnect
Prezzo: € 680,00
Tipo: segnale analogico Conduttore: 2x4 conduttori in rame iperpuro con intreccio esclusivo Kimber Isolante: tecnologia a polimeri di carbonio Note: coppia da 0,5 mt terminata RCA WBT o XLR: altre distanze disponibili

Cavo Kimber Kable Carbon 16+2-Wire spk
Prezzo: € 3.705,00
Tipo: potenza Conduttore: composto da 16+2 conduttori in rame iperpuro con intreccio esclusivo Kimber Isolante: Isolamento con tecnologia a polimeri di carbonio Note: coppia da 1 mt terminata con banane SBAN o forcelle PM33; terminata con forcelle WBT maggiorazione di euro 570; altre lunghezze disponibili

Distributore: Audio Reference - http://www.audioreference.it/

La posizione di SUONO (inevitabilmente condivisa dall’autore di questo scritto che ne è il direttore) in merito ai cavi è nota, scritta e scavata nella roccia di un consapevole scetticismo, perlomeno nella misura della eventuale predicibilità e ripetibilità dei loro effetti (elementi essenziali per qualsiasi analisi non dico scientifica ma affetta da una qualche oggettività); cosa che lascia al caso, a ripetuti tentativi (in gran parte) e all’esperienza (in misura molto più ridotta) l’ottenimento dell’eventuale obiettivo sonoro prefissato. Un approccio fatalista che, in massima sintesi, si riassume in un “male non fa” riferito a eventuali sforzi e investimenti in merito, con la convinzione che buona parte di quegli sforzi sarebbe meglio investirli in un amplificatore stabile ai carichi che gli vengono applicati. Ma se un amico con un ottimo orecchio (e i cui scopi sono tutto men che licenziosi o interessati) ti apostrofa con un “ho cambiato tanti apparecchi ma il miglioramento che ho ottenuto con questi non lo avevo mai sentito”, il supplemento d’inchiesta è doveroso, così come la possibilità di approdare a una morale mobile in merito all’annoso dilemma...
I “questi” in questione sono i cavi di segnale e di potenza Kimber Cable della linea Carbon dove il carbonio non è utilizzato come conduttore ma è un polimero elettrostaticamente dissipativo utilizzato tra il dielettrico in Teflon e i conduttori VariStrand 19,5 AWG della casa che per essi conserva la classica trecciatura Kimber Kable. Quindi nessuna nuova scoperta proveniente da Marte né alcun motivo per gridare al miracolo o all’inspiegabile fenomeno delle lacrime di San Gennaro! “Solo” un insieme di varie soluzioni frutto di una esperienza ormai quarantennale di Ray kimber che i Carbon li spiega così: La nuova serie di cavi Carbon non è economica ma supera i prodotti attuali della linea che sono allo stesso prezzo. Abbiamo migliorato la qualità dei trefoli. Un nucleo solido funzionerebbe meglio, almeno in teoria, ma il trefolo è più pratico e abbiamo trovato una nuova soluzione pressando un polimero conduttivo sulla parte superiore dei trefoli prima di isolarli e quindi si comportano come un nucleo solido...”.
Dritto, senza fronzoli, almeno in parte sicuramente oggettivo (si, i Carbon non sono economici) e confortante, dal punto di vista del fattore di concretezza, visto che Kimber non solo è stato uno dei pionieri nella costruzione di cavi (nel 1979, quando ha cominciato, forse anche la piattina rossa e nera di dimensioni maggiorate era un lusso) ma la scelta di puntare soprattutto sulla geometria dei cavi con la soluzione a forma di treccia dove i conduttori si avvicinano il meno possibile in modo che non si influenzino a vicenda e persino si proteggano dalle interferenze esterne, l’ha mantenuta nel tempo forse anche, azzardiamo noi, perché Kimber era un ingegnere e su quella soluzione ci ha pensato su partendo da delle conoscenze scientifiche e non dalla frequentazione con il soprannaturale (ah, è più forte di me ma d’altronde non v’è altro settore così infestato da cialtroni come quello dei produttori di cavi -  nell’ambito dei diffusori ci si difende bene, comunque). Se risalgo nel tempo con la memoria, anche noi nel nostro modesto piccolo agone studiammo e presentammo due cavi realizzati con i medesimi materiali ma intrecciati diversamente, che offrivano percezioni sonore differenti. Di questa consapevolezza Ray Kimber fece una ragione di lavoro, andando in giro a dimostrare l’effetto di un diverso modo di intrecciare sulle interferenze e il rumore, con risultati eclatanti anche in apparecchiature relativamente economiche per la riproduzione sonora.
La serie Carbon è stata rilasciata in occasione del 40mo anniversario dell’azienda, inizialmente nel solo modello di interconnessione, mentre più recentemente sono state introdotte le due versioni di potenza Carbon 8 e Carbon 16, entrambi dotati di conduttori intrecciati (di cui Kimber rivela unicamente di essere fatti “di rame”, quasi a sminuire l’importanza del materiale a favore della geometria con cui i vari trefoli vengono intrecciati) ma differenti nel numero di fili utilizzati, cosa che comporta una differente flessibilità di cui tenere conto nella scelta, anche se lo stesso Carbon 16 risulta ancora facilmente “modellabile” anche dove lo spazio è tiranno. Un cavo di alimentazione completa la linea che, fatta salva la posizione top di gamma della linea Naked, contende alla Select l’immediata posizione successiva, al vertice del catalogo della casa dello Utah. Varie le opzioni per le terminazioni: i cavi giunti in redazione prevedevano quelle Switchcraft per l’interconnessione bilanciata e i WBT per il collegamento di potenza.

I connettori XLR dei cavi di segnale sono realizzati dalla statunitense Switchcraft. Le due coppie intrecciate di conduttori sono collegate ai pin in argento per i poli caldi con le masse unite insieme sul polo

In termini di ascolto va fatta una breve premessa. Il termine più frequente che si incontra quando si parla di cavi è “neutralità”, come se fosse una qualità in senso assoluto. La neutralità, almeno per come la intendiamo a SUONO, coinvolge un aspetto nella riproduzione che in senso descrittivo si potrebbe associare al “colore” che, in assoluto, è il parametro a cui ci si abitua molto rapidamente e che non costituisce più un aspetto qualificativo del prodotto: una riproduzione con più bassi o più alti, sebbene immediatamente percepibile, porta ad assuefazione e ci si abitua molto rapidamente. Il “colore” dei Carbon, tuttavia, è molto acceso, a tinte forti e con una propensione verso il registro alto volta alla luminosità e al dettaglio. Tutti aspetti, però, che coinvolgono anche altri parametri in quanto ne guadagna anche l’articolazione e l’incisività di ogni passaggio, sia forte che appena accennato. Si tratta di macro e micro dinamica, parametri anch’essi poco rappresentativi di una resa sonora cha ha del vivace, dettagliato ma mai affaticante e soprattutto con nessuna banda enfatizzata. Si potrebbe azzardare che la gamma bassa sia la meno enfatizzata se non fosse per il fatto che il punch e l’estensione arrivano fino alla pancia senza nessun preavviso, quasi a sorprenderti. L’effetto è più evidente nel cavo di potenza che in quello di segnale, anche se il binomio restituisce un livello di gradevolezza e di coinvolgimento trascinante. La gamma bassa, in alcuni abbinamenti apparentemente leggera, rende comunque la riproduzione mai scontata e con un coinvolgimento nel ritmo e nell’immersione dell’evento di gran impatto. Vale infine la pena di segnalare che tali notazioni d’ascolto sono state rilevate con un sistema di amplificazione il più insensibile al carico tra quelli in commercio. I Carbon, insomma, molto del buono ce lo mettono loro stessi!

L'insieme di cavi intrecciati e attorcigliati viene completato con la rimozione dell'isolante dei singoli fasci e con la crimpatura dei singoli conduttori monocore di quattro differenti sezioni. Il pacchetto è di circa 80 conduttori racchiusi inseriti in un cilindro metallico crimpato su cui si avvita il connettore WBT a forcella.

[ Pubblicato su SUONO n° 545 - giugno 2020]

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