La rivoluzione quieta di Micromega

Sulla falsariga di Devialet ma con un approccio meno radicale, la francese Micromega con il suo M-One introduce un progetto votato alle nuove forme di fruizione dell'audio

11/02/2019
di A cura della redazione redazione@suono.it

estratto da SUONO

Le caratteristiche

Prezzo: € 3.990,00
Dimensioni: 43 x 5,60 x 35 cm (lxaxp)
Peso: 9 Kg
Distributore: Tecnofuturo - www.tecnofuturo.it
Tipo: stereo Tecnologia: a stato solido Potenza: 2 x 100 W su 8 Ohm (200 W su 4 Ohm) in classe AB Accessori e funzionalità aggiuntive: Telecomando, Ingresso cuffia THD (%): 0,05 Separazione canali (dB): 80 S/N (dB): 100 (RCA) 103 (XLR) Phono: MM ( mV/47 KOhm) MC ( mV/100 Ohm) Ingressi analogici: 1 RCA 1 XLR Ingressi digitali: 6 totali - Ottico / RCA / XLR / USB HiRes / Ethernet Note: Streaming FLAC 768 kHz e DSD 11.2 MHz. SPDIF coassiale e AES/EBU 32bit/768kHz, 24bit/192kHz su TosLink. USB asincrono PCM, DSD, DSD/DoP. 2 ingressi HDMI per aggiornamenti. Bluetooth aptX,DLNA. Sistema Mars correzione ambientale.

Il progetto M One ha richiesto quasi tre anni di sviluppo con presentazioni troppo anticipate e annunci poi smentiti nei fatti, a riprova che realizzare uno streamer (o più propriamente l’ecosistema che lo comprende) è cosa non banale: bisogna attingere a piene mani in approfondite e in costante evoluzione conoscenze informatiche e, soprattutto, avendo ben chiare destinazione d’uso e modalità di ingaggio, leggi GUI. Insomma, se anche chi ci legge potrebbe realizzare, applicando pedissequamente il tool-kit fornitogli, un lettore CD, altra cosa è realizzare uno streamer, non tanto nella sua parte hardware quanto nel software che lo circonda! Cose che Micromega ha verosimilmente imparato sulla sua pelle... Quel che ne è uscito fuori vanta però spiccate doti di originalità: forse perché i francesi hanno un occhio più allenato per gusto e stile, forse perché sono meno legati a certe tradizioni, forse non si sa perché, ma è evidente che hanno chiari alcuni obiettivi non solo estetici ma anche funzionali. Su questo sentiero, molto in anticipo sui tempi, Devialet ha fatto da apripista in un segmento ancora difficile da identificare nell’ossificato mondo dell’Hi-Fi; adesso nello stesso segmento entra un altro marchio storico dell’Hi-Fi, che in tempi remoti ha a sua volta fatto parlare molto di sé proprio per le scelte coraggiose e in controtendenza. Guardando la linea M One, costituita al momento da due apparecchi di potenza differente ma con funzionalità simili (e una miriade di colori per la carrozzeria) il fattore di forma è il primo elemento che balza all’occhio anche perché, contrariamente alla tradizione audiofila, l’amplificatore integrato si può “appendere” al muro con cavi e cablaggi occultati alla vista.
Dal punto di vista funzionale si apprezza una cura nei dettagli notevole sia per quanto riguarda il telecomando, pensato con un fattore di forma inconsueto per un “telecomando”, che per l’app di gestione, disponibile sia per Android che iOS; è possibile utilizzare l’apparecchio anche senza tablet in quanto il display è leggibile anche a distanza e il telecomando, seppure con un tiro non elevatissimo (va puntato verso il display con una certa mira), ha tutte le funzioni necessarie, raggiungibili nonostante i tasti siano un po’ piccoli e “appuntiti”. Il set-up consente, considerata l’architettura dell’apparecchio programmabile e molto flessibile e versatile, la personalizzazione degli ingressi sia nella definizione che nella scelta del livello in modo da non avere balzi di volume passando da una sorgente a un’altra, fatto molto spiacevole soprattutto quando si hanno sorgenti eterogenee e molto differenti fra loro. L’aspetto analogico è molto curato a partire dall’ingresso phono disponibile per testine MM ma anche MC tramite un selettore posto sul pannello posteriore. Una opzione da non sottovalutare, poi, è quella relativa al sistema di equalizzazione ambientale che, tramite un microfono in dotazione al sistema di auto-calibrazione, si collega al pannello posteriore ed esegue una serie di misure nel locale e nel punto di ascolto per suggerire la curva di equalizzazione idonea. Nel modello in prova, l’M-One M-100, il sistema non è compreso nella versione base e viene fornito come optional a 990 euro mentre è disponibile nel sistema più grande, l’M-One M-150.
Lo start-up dell’apparecchio è abbastanza rapido e non lascia trapelare la sua natura completamente servoassistita con messaggi squisitamente “computerecci” in cui appaiono nelle fasi iniziali irritanti parole come loading, booting e altri termini che ricordano troppo situazioni estranee all’universo ludico dell’ascolto della musica. Solo quando si tratta di aggiornare l’apparecchio bisogna invece ricorrere ai manuali e a una certa dimestichezza con le procedure di upgrading in quanto l’apparecchio dispone di varie sezioni da aggiornare, molte delle quali in modo manuale, attraverso una chiavetta USB collegata direttamente all’apparecchio. La resa più evidente al momento è attraverso l’universo analogico, anche con una piccola sorpresa dell’ingresso phono che va ben oltre le aspettative e restituisce addirittura un notevole abbinamento estetico fra un giradischi e l’M-One “appeso” al muro, una soluzione al limite dell’eretico che però offre un risultato raro da trovare anche in configurazioni di alto rango. Prestazioni di rilievo anche tramite gli ingressi digitali di tipo spdif ma soprattutto AES/EBU e USB, che consente il supporto di formati ad alta risoluzione fino a PCM 32 bit / 768 kHz e tramite USB fino a DSD 11.2 mHz. Anche i due ingressi I2S, seppur poco diffusi, costituiscono una ulteriore opportunità di connessione. Non si tratta di dover “per forza” collegare un computer all’M-One in quanto ciò vanificherebbe la “rara” eleganza del prodotto posizionato in ambiente, ma amplia notevolmente le possibilità di collegamento anche con lettori di rete o apparecchi di tipo bridge, allungando la vita del prodotto molto oltre l’obsolescenza “congenita” di tutte le soluzioni di comunicazione in rete incapsulate a bordo. Infatti, anche se la sezione di comunicazione di rete è abbastanza curata, al momento consente una semplice e immediata ottimizzazione dell’apparecchio, sebbene una fruizione dei contenuti debba fare oggi i conti con un mondo in via di sviluppo a velocità “supersonica”.
Il prodotto, tuttavia, ha compatibilità con AirPlay, DLNA e tramite la app è possibile raggiungere i contenuti in rete sui server DLNA oppure tramite i servizi di streaming ma solo attraverso la app di Apple, per di più compatibile con dispositivi su cui è installato iOS 10.0 (all’interno dell’universo Android, invece, al momento è possibile esclusivamente il controllo remoto dell’apparecchio). L’impostazione timbrica rimane abbastanza costante anche in occasione di abbinamenti estremi con diffusori molto differenti fra loro, come se il carico non influisse particolarmente nella risposta dello stadio di potenza. Il suono è controllato, molto rigoroso e mai algido, con un basso scolpito caratterizzato da attacchi e rilasci fulminei e senza code. A volte sembra che il sustain e il riverbero siano eccessivamente asciugati ma le bordate, quando arrivano, si fanno sentire eccome. Dall’impostazione molto asciutta, forse estensione e corpo potrebbero essere interpretati come “leggeri” ma, in abbinamento a diffusori esuberati e soprattutto con disposizioni poco invasive, con i diffusori non eccessivamente distanti dalla pareti, l’equilibrio timbrico complessivo è estremamente godibile anche a livelli di volume sostenuti anche in prossimità del clipping che mostra, all’ascolto, lievi accenni graduali. La rappresentazione prospettica si sviluppa in orizzontale con un campo acustico scolpito e pieno anche al centro della scena con una disposizione degli strumenti precisa ma pur sempre contenuta all’interno dei diffusori. La scena, molto ben rappresentata in orizzontale, toglie però una sensazione di profondità che a volte non guasta e in tante altre occasioni, con altri tipi di impianti molto differenti, fornisce un’interpretazione d’effetto anche se poco plausibile.
La scelta indirizzata verso l’amplificazione in classe AB è una delle cartine al tornasole dell’approccio meno radicale e comunque caratterizzato da alcune scelte più omologate all’Hi-Fi (rispetto a quello praticato da Devialet, principale concorrente, anch’esso con una gamma di apparecchi scalabili) dell’M-One. Il modello Devialet equivalente, inoltre, costa un buon 20% in più: poco per accedere a una vera rivoluzione culturale, sensibile se in fin dei conti quel che si vuole è un buon sistema Hi-Fi al passo dei tempi. La parte “moderna” dell’M-One, pur non robustissima (l’apparecchio si è piantato qualche volta), lo è in rapporto ad altri concorrenti più improvvisati e dall’infrastruttura meno stabile.

[ Pubblicato su SUONO n° 533 - feb - mar 2019]

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