Luxman PD-151 test

In passato i giradischi hanno occupato un posto di rilievo in casa Luxman, in particolar modo per alcune soluzioni molto originali orientate alla stabilizzazione del disco sul piatto e dell’eventuale riduzione delle ondulazioni tramite un sistema molto complesso di creazione del vuoto fra il piatto e il disco.

08/05/2020
di A cura della redazione redazione@suono.it

Dal punto di vista del trascinamento, invece, le scelte di Luxman non hanno mai preso una strada univoca in favore del motore a trazione diretta oppure a cinghia, mentre altri costruttori le abbracciavano, una o l’altra, con gran determinazione: i modelli con l’aspiratore a vuoto erano infatti disponibili sia per la trazione diretta che per quella a cinghia, situazione che ha determinato una complicazione non indifferente nel caso della presenza del motore montato sotto il piatto in asse al perno. È anche vero che negli anni d’oro del vinile c’era una distinzione netta fra i sostenitori della trazione diretta e quelli della trazione a cinghia, situazione tutt’ora in voga ma con un effetto notevolmente depotenziato rispetto al passato, motivo per il quale Luxman, ma anche molti altri costruttori, hanno optato per una offerta più mirata dei prodotti, scegliendo il sistema più semplice da percorrere. Perché, senza girarci troppo intorno, la realizzazione di un motore specifico per la trazione diretta di un giradischi è molto complesso e più dispendioso di uno esterno e di una trazione a cinghia. In fin dei conti è economicamente più valido un atteggiamento meno integralista e che prenda in considerazione i benefici di scegliere la strada più semplice ed efficace, scelta che ha abbracciato anche Luxman nel revival del vinile in cui ha optato per la trasmissione a cinghia già nel primo giradischi presentato nel 2011, il PD-171 e il suo successore PD-151, anch’esso con trazione a cinghia. Ciò ha consentito al costruttore di selezionare un motore e un sistema di regolazione della velocità molto robusto e preciso in quanto i motori robusti, precisi e affidabili sono una risorsa molto ambita sia nell’ambito industriale e consumer, tanto che esiste una classificazione hi-end anche nell’ambito professionale. Da questo punto di vista Luxman ha scelto un costruttore giapponese specializzato nella realizzazione di motori di precisione, estraneo al mondo dell’Hi-Fi ma specializzato nella realizzazione di prodotti destinati a settori in cui l’affidabilità e la precisione sono requisiti inalienabili. Consultando il catalogo di Tsukasa Electric, costruttore di motori specializzati di Tokyo dal 1967, non si può non apprezzare l’offerta specifica al mondo professionale ma con un “taglio” molto singolare, ispirato dalla mentalità di un piccolo artigiano, dedito alla ricerca ma anche al mantenimento delle tradizione tipica della cultura giapponese. Ciò è stato possibile solo grazie alla scelta della trazione a cinghia, che tra l’altro ha consentito a Luxman di ottenere un prodotto customizzato partendo però da un sistema di assoluta eccellenza, raro in altri prodotti in ambito Hi-Fi che invece adottano motori meno raffinati e robusti.
Anche la filosofia a telaio rigido evidenzia una scelta chiara nelle intenzioni, che tra l’altro fa parte in questo caso della storia di Luxman ma che, senza troppe complicazioni, è molto efficace a patto di fare le cose “in grande”. Senza rischiare di semplificare eccessivamente un sistema che per sua natura risulta molto complesso, un giradischi con un piatto ad elevata massa, soprattutto periferica, mette al riparo il sistema da numerose perturbazioni esterne. L’unica accortezza è quella di usare materiali idonei, ottimi e disporre di lavorazioni meccaniche adeguate, magari apparentemente poco complesse e articolate, ma che necessitano di macchinari e procedure molto specifiche. Cosa apparentemente scontata sempre più rara fra i costruttori di giradischi, Il piatto ruota con estrema precisione, senza oscillazioni e senza alcuna eccentricità. Anzi, anche grazie a una finitura superficiale del piatto in alluminio, praticamente a specchio (ottenuta però non con una “banale” lucidatura ma tramite la lavorazione meccanica di tornitura che raggiunge una superficie riflettente), non si riesce ad apprezzare il movimento del piatto, a meno di qualche impronta lasciata inavvertitamente dai polpastrelli. Inavvertitamente in quanto il montaggio del piatto si effettua tramite due piccole grucce che si avvitano al piatto per favorire una installazione agevole del piatto sul perno sia per la massa importante sia per il tipo di innesto fra il perno e il piatto che è di tipo conico e necessita di accoppiamento deciso e senza esitazioni. Anche da questo punto di vista si tratta di una soluzione tipica del mondo industriale in cui gli accoppiamenti ad alta precisione devono essere assolutamente conici, altrimenti non si riesce a ottenere una rotazione assiale senza alcun tipo di eccentricità.
L’impostazione dell’apparecchio appare quindi molto semplice ma con una esecuzione di altissimo rango e, soprattutto, con una efficacia sorprendente considerata la semplicità del progetto: i componenti sono tutti fissati nella parte inferiore della lastra superiore in alluminio da un centimetro di spessore. Il motore e il trasformatore di alimentazione sono disaccoppiati al piano con isolanti in gomma mentre gli altri componenti sono fissati stabilmente, in particolar modo il braccio e il cuscinetto, per garantire la rigidità del sistema braccio/piatto. Il braccio è fissato al piano e a differenza del modello più grande, il PD-171, non è possibile sostituire il braccio in quanto sul piano in alluminio è presente solo il foro e non l’alloggiamento per una placca di adattamento per bracci con altre dimensioni e geometrie. Tuttavia è possibile regolare il VTA abbastanza agevolmente agendo sui controlli della base del braccio. La parte inferiore del piatto è costituita da una cornice in lamiera ferrosa e un pannello inferiore di chiusura, sempre in lamiera, su cui sono fissati i quattro piedi di appoggio.
Il setup del giradischi risulta molto semplice e anche gradevole da mettere a punto, come peraltro l’utilizzo: anche se si tratta di un sistema che non definiremmo plug ‘n’ play, ci vuole poco a regolare il tutto con estrema precisione, anche grazie alla ripetibilità delle verifiche dei parametri impostati. La regolazione del peso di lettura, ad esempio, è immediata e molto precisa e si può effettuare anche senza l’ausilio di una bilancina di precisione: l’ottenimento del punto di equilibrio si raggiunge velocemente e il braccio torna rapidamente alla posizione orizzontale e, una volta tarato il punto zero, la precisione della regolazione è alla seconda cifra decimale fra il valore impostato e quello misurato per valori che vanno da uno a tre grammi di peso! Davvero inusuale. Certo, disponendo di una bilancina non ha alcune senso tanta “precisione” ma evidenzia comunque l’attenzione delle lavorazioni, che forniscono inoltre una ripetibilità nei rilevamenti. Nel setup si apprezza in particolar modo lo shell rimovibile, che semplifica l’installazione della testina e consente, avendo a disposizione più di uno shell, di sostituire semplicemente due testine facendo solo piccole regolazioni. L’istallazione della cinghia è abbastanza semplice anche grazie all’altezza di sei millimetri e all’ampia puleggia del motore con profilo a botte autocentrante. La regolazione della velocità si ottiene agendo sui tre trimmer presenti nel pannello anteriore, invero esteticamente poco attraenti ma al contempo abbastanza anonimi, con la semplicità di selezionare la rotazione con il commutatore fra 33, 45 e 78, e agendo sui tre trimmer indipendenti: una volta regolata la velocità con il sistema definitivo e ottimizzato braccio/testina, la rotazione rimane costante anche con un eventuale clamp di pressione del disco sul piatto. Il motore parte lentamente ma con una certa accelerazione e arriva rapidamente a velocità costante con l’indicatore led che da lampeggiante diventa fisso...